Iran minaccia gli aeroporti dei vicini, Macron: “Hormuz sottovalutato”
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Redazione Esteri
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Teheran alza il tiro contro i Paesi vicini mentre la crisi nello Stretto di Hormuz continua a tenere sotto scacco l’economia globale. Il segretario del Consiglio supremo di sicurezza nazionale iraniano, Mohsen Rezai, ha avvertito che se gli Stati confinanti collaboreranno con gli Stati Uniti impedendo i voli delle compagnie aeree iraniane, la Repubblica islamica paralizzerà i loro scali. Parlando alla televisione di Stato, Rezai ha invitato i vicini a non interferire con le operazioni di volo iraniane e a non giocare a favore di Washington.
La minaccia arriva nel giorno in cui le principali compagnie aeree dell’Iran hanno dovuto cancellare i voli internazionali in seguito alle nuove sanzioni americane, entrate in vigore con l’obiettivo di strangolare l’economia del Paese.
La “guerra economica” di Washington
Il segretario al Tesoro statunitense, Scott Bessent, aveva annunciato lunedì che tutte le compagnie aeree iraniane sarebbero state costrette a interrompere le operazioni dal 23 settembre, minacciando sanzioni secondarie contro qualsiasi fornitore di servizi aerei che avesse continuato a collaborare con Teheran. “Se atterrano, non potrete rifornirle di carburante, non potrete fornire loro servizi di atterraggio, non potrete vendere loro biglietti, altrimenti sarete esclusi dal sistema del dollaro”, aveva dichiarato Bessent.
Le misure fanno parte dell’operazione definita “Paria economica”, lanciata il 24 agosto dall’amministrazione Trump per costringere l’Iran a riaprire lo Stretto di Hormuz e ad accettare un accordo di pace alle condizioni volute da Washington. Non tutti i Paesi hanno però ceduto alle pressioni: un aereo della Mahan Air è atterrato in Cina, che ha respinto le sanzioni definendole “unilaterali e illegali”, prive di base nel diritto internazionale e non autorizzate dal Consiglio di sicurezza dell’Onu.
Lo scetticismo di Teheran sui colloqui
Sul fronte diplomatico, il presidente americano Donald Trump ha definito “molto buono” e “molto produttivo” l’incontro durato tre ore tra rappresentanti di Stati Uniti e Iran a margine dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, aggiungendo che un nuovo appuntamento è previsto a breve. A Teheran, tuttavia, prevale lo scetticismo. L’avvocata Marzieh Alikhani ha dichiarato che considera improbabile un accordo e che nuovi negoziati rischierebbero di dare al nemico il tempo di riorganizzarsi, definendo questi incontri “semplici manovre politiche di routine”.
Lo Stato maggiore delle forze armate iraniane, in una nota ripresa dall’agenzia Mehr, ha respinto le minacce di Trump sostenendo che “parole simili dimostrano lo stallo strategico dell’America nella sua aggressione contro la nazione iraniana” e sono segno di “disperazione”, avvertendo che Teheran è pronta a rispondere con “attacchi schiaccianti” a ogni nuovo colpo.
L’allarme di Macron sullo Stretto
La fotografia della situazione la scatta il presidente francese Emmanuel Macron in un’intervista alla Abc News. Secondo il capo dell’Eliseo, al momento di lanciare la guerra contro l’Iran la situazione nello Stretto di Hormuz “è stata probabilmente sottovalutata, e oggi dobbiamo risolvere la questione”. Macron ha spiegato che il “principale obiettivo” del suo incontro di lunedì con Trump era “trovare il giusto accordo” per riaprire il più importante snodo energetico globale, la cui chiusura sta provocando un’impennata dei prezzi dei carburanti in tutto il mondo.
Il presidente francese ha anche criticato l’idea di un cambio di regime ottenuto bombardando un Paese, definendola “non praticabile” e ricordando che simili errori sono stati commessi più volte nei decenni passati. Interrogato sulla possibilità di un coinvolgimento militare francese per garantire la sicurezza del transito, Macron ha risposto di non voler entrare in confronto con alcun Paese, ma che la Francia è “pronta a impegnarsi maggiormente” per proteggere le capacità necessarie a rendere possibile il passaggio delle navi.
La posizione iraniana all’Onu
Davanti all’Assemblea generale, il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha messo in guardia contro l’allargamento della guerra nella regione, affermando che “non porterà sicurezza” e che “la pace in Iran non arriverà dal campo di battaglia”. “L’Iran non si arrenderà alla forza militare, ma crede nella diplomazia”, ha dichiarato Pezeshkian, il quale ha anche accusato Stati Uniti e Israele di aver trasformato gli iraniani in “vittime del terrorismo”, mostrando le foto dei oltre 150 bambini uccisi nei primi giorni del conflitto a marzo.
La delegazione americana ha lasciato l’aula durante il suo intervento, dopo che il giorno precedente era stata quella iraniana ad abbandonare la sala durante il discorso di Trump.
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