Maccastorna, il borgo senza banca né scuola che batte Portofino nella classifica dei redditi
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Redazione Interno
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ROMA – C’è un luogo, nel basso Lodigiano, dove il tempo sembra essersi fermato intorno alle mura di una Rocca duecentesca, eppure le dichiarazioni dei redditi raccontano una storia molto contemporanea. Maccastorna, neanche settanta residenti anagrafici e una manciata di contribuenti, ha conquistato la vetta della classifica nazionale del reddito medio imponibile, secondo l’elaborazione dei dati del Ministero dell’Economia diffusa dallo studio Excellera. Il dato, che fa riferimento all’anno fiscale 2024, parla chiaro: 72.684 euro pro capite, una cifra che lascia sul posto persino le località più blasonate come Portofino o Lajatico, rispettivamente seconda e terza nella graduatoria generale.
Un primato statistico (e sostanziale) che nasce dalla terra
La notizia, rimbalzata tra chat e telefonate nella giornata di sabato, ha colto di sorpresa anche molti degli stessi residenti, i quali, va detto, non abitano certo in un contesto di lusso ostentato o di servizi hi-fi. In paese, a essere precisi, non ci sono sportelli bancari, non esiste un locale pubblico né una scuola: il minimarket, racconta il primo cittadino, ha chiuso i battenti da poco. E allora come si spiega questo primato? La risposta, per chi osserva il tessuto produttivo del territorio, è meno misteriosa di quanto possa sembrare. Il segreto – se di segreto si può parlare – sta nella combinazione di due fattori: la dimensione ridottissima della platea dei contribuenti (appena 76 persone) e la presenza, radicata in queste campagne, di imprese agricole d’avanguardia e società di trasformazione alimentare che operano sui mercati internazionali.
Tra queste, spicca la Solana S.p.A., realtà industriale specializzata nella conservazione del pomodoro – un’eccellenza che conta oltre cento addetti e un fatturato che ha superato i 73 milioni di euro – la cui sede legale insiste proprio sul territorio comunale. A questo si aggiunge la presenza di aziende zootecniche di rilievo, come quella della famiglia Biancardi, che con i suoi capi di bovini Limousine richiama l’attenzione del mercato europeo. Quando queste realtà dichiarano i loro utili, o quando i rispettivi titolari (e i loro familiari) vi trasferiscono la residenza anagrafica, la media statistica del piccolo borgo schizza vertiginosamente verso l’alto.
Il sindaco Santantonio e una comunità “senza lussi ma viva”
A gestire le sorti di questo primato inatteso è Fabrizio Santantonio, figura duale che oltre alla fascia tricolore di Maccastorna indossa anche quella di presidente della Provincia di Lodi. Per lui, consulente finanziario nella vita privata, il risultato è la spia concreta di una resilienza territoriale che non si misura in metri quadrati di centri commerciali o in numero di servizi, ma nella capacità di fare impresa. «È un primato che ci riempie di orgoglio», ha commentato il sindaco, osservando come il borgo – nonostante la cronaca recente lo abbia visto protagonista, ahinoi, per il crollo del nuovo ponte ciclopedonale sull’Adda, un’opera da 4 milioni di euro collassata prima ancora del collaudo – continui a essere appetibile per chi sceglie di investire.
Proprio in questi giorni, mentre la comunità festeggiava l’anniversario della Liberazione con una sagra paesana – un’occasione, questa, che ha coinciso con la diffusione dei dati – l’eco della classifica ha riacceso i riflettori sul valore delle “radici”. Maccastorna non ha bisogno di locali notturni o hotel di lusso per attrarre ricchezza: la sua forza risiede in una vocazione agricola che non è mai stata abbandonata, evolutasi nel tempo fino a diventare innovazione e competitività, un modello che sfida la logica per cui i piccoli comuni sono destinati per forza a spegnersi o a essere accorpati.
L’effetto “golpe statistica” e il confronto con le grandi città
Se poi si sposta lo sguardo sui grandi centri urbani, la fotografia cambia radicalmente ma conferma i soliti equilibri. Milano, con i suoi 40.316 euro di reddito medio, guida la classifica tra i capoluoghi di provincia, seguita da Monza e, guardando più a sud, da Bologna e Roma che si attestano poco sopra i 31.000 euro. La forbice con il resto del Paese rimane ampia, se si considera che regioni come la Calabria faticano a superare i 18.000 euro pro capite. Ma il caso di Maccastorna è, in un certo senso, ancora più interessante proprio perché rappresenta l’eccezione che conferma la regola: in un’Italia che invecchia e si spopola, il primato di reddito non è più (o non solo) appannaggio delle coste turistiche o dei quartieri esclusivi delle metropoli.
A determinare il sorpasso su Lajatico – comune toscano che per anni ha detenuto lo scettro grazie alla residenza di contribuenti illustri – è stato verosimilmente il trasferimento di uno o pochi nuclei familiari ad altissima capacità reddituale, un fenomeno che gli esperti definiscono “distorsione statistica” ma che, in questo caso, ha un solido fondamento economico produttivo. Non si tratta, insomma, di una bolla costruita su rendite finanziarie, bensì del frutto di un sistema in cui l’agroalimentare e l’allevamento si confermano un volano irrinunciabile per il made in Italy.
Un borgo medievale di fronte alla modernità (e ai guai giudiziari)
Tuttavia, la vita del piccolo comune non è fatta solo di numeri da capogiro. La cronaca recente ha messo a dura prova l’immagine della comunità, sebbene il sindaco Santantonio preferisca concentrarsi sugli aspetti positivi della crescita. Il crollo del nuovo ponte ciclopedonale sull’Adda, progettato per collegare Maccastorna a Crotta d’Adda, ha sollevato inevitabili interrogativi sulla sicurezza delle infrastrutture locali; un episodio che ha portato all’apertura di un fascicolo in Procura, con le lamiere della struttura ancora sommerse nelle acque del fiume in attesa di essere rimosse. Un episodio di cronaca nera (o meglio, amministrativa) che stride con il tripudio dei dati positivi.
Ma al momento, nell’immaginario collettivo, prevale la sorpresa positiva. Per un borgo di appena 70 anime – neanche 80 contribuenti – che vive all’ombra di un castello del XIII secolo, il primato rappresenta una rivincita storica contro lo spopolamento. Non ci sono locali, è vero; non c’è una banca dove depositare il denaro; ma a Maccastorna la ricchezza si genera nei campi e nelle stalle, e questa lezione, semplice e diretta, rischia di essere più preziosa di tanti proclami politici sulla riqualificazione del territorio. La domanda, ora, è se questo primato riuscirà a invertire la tendenza demografica, attirando magari nuovi residenti o investitori. Per il momento, il borgo lodigiano gode del suo momento sotto i riflettori, con la chiesa di San Giorgio che fa da sfondo a una festa patronale mai così dolce.




