Trump plaude alla tregua a Gaza, mentre al Cairo si prepara la firma

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   I preparativi sono in corso frenetici a Sharm el-Sheikh, dove lunedì è attesa la cerimonia per la firma della prima fase di un accordo di pace per Gaza, un evento a cui ha già assicurato la sua presenza il primo ministro spagnolo Pedro Sanchez. La città egiziana, che si affaccia sul Mar Rosso, si appresta a diventare il teatro di una svolta diplomatica che, dopo mesi di tensioni, sembra finalmente materializzarsi, mentre un cessate il fuoco, confermato ventiquattro ore prima, appare ormai stabile e rispettato. L’atmosfera, carica di un cauto ottimismo, è quella tipica dei momenti che precedono un evento storico, con i media di tutto il mondo che già si stanno accreditando per seguire da vicino i lavori.

I mediatori che hanno costruito la pace

Sullo sfondo di questi sviluppi, emergono con chiarezza i profili dei paesi che hanno lavorato senza sosta per mediare l’intesa: l’Egitto e il Qatar, due stati arabi, insieme alla Turchia. Quest’ultima, unico paese della Nato tra i tre, ha progressivamente accresciuto il suo coinvolgimento nei negoziati, dapprima in modo indiretto e poi con un’azione sempre più incisiva, riuscendo a sbloccare le resistenze più tenaci, specialmente da parte di Hamas. Ankara, che in più occasioni non ha esitato a condannare l’operato israeliano definendolo un genocidio, si è rivelata un attore fondamentale per smussare gli angoli più duri della trattativa e per condurre le parti verso un terreno di dialogo comune.

Il via libera israeliano e il monitoraggio internazionale

Con la ratifica notturna da parte del governo israeliano, avvenuta a maggioranza ma con l’opposizione di cinque ministri dei partiti di destra, il cessate il fuoco è entrato immediatamente in vigore nella Striscia di Gaza. L’accordo, siglato in Egitto, prevede che la tregua venga sorvegliata da una task force congiunta alla quale contribuiranno duecento soldati statunitensi e militari di Egitto, Qatar, Turchia e probabilmente degli Emirati Arabi Uniti. Nel frattempo, le autorità israeliane hanno già avviato le operazioni di scarcerazione di alcuni prigionieri palestinesi, che vengono trasferiti da cinque diversi penitenziari, un segnale tangibile dell’avvio dell’implementazione dei termini pattuiti.

Le voci della diplomazia e il plauso di Trump

Donald Trump, da parte sua, ha espresso tutta la sua convinzione nel fatto che la tregua reggerà, celebrando con un post sui social media quello che ha definito un miracolo diplomatico costruito in poche ore. “Benedetti i costruttori di pace”, ha scritto il presidente degli Stati Uniti, elogiando esplicitamente il lavoro dei mediatori turchi, egiziani, qatarioti, sauditi e giordani, tutti protagonisti di uno sforzo collettivo che ha spinto Hamas verso il sì. Mentre i ministri degli Esteri mediorientali si riuniscono a Parigi per discutere dei prossimi passi, l’attenzione rimane focalizzata sull’applicazione pratica di un accordo che, sebbene fragile, rappresenta una speranza concreta dopo un periodo di profonda instabilità.

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