Atessa, la Fim Cisl chiede a Stellantis di smentire la chiusura degli stabilimenti italiani
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Redazione Economia
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"Una smentita ufficiale è necessaria, altrimenti chiediamo un confronto immediato con il governo e l’azienda". È questa la posizione della Fim Cisl, espressa dal coordinatore nazionale Stefano Boschini e dal segretario regionale per l’Abruzzo Amedeo Nanni, dopo le dichiarazioni di Jean-Philippe Imparato, responsabile europeo di Stellantis. Intervenuto agli Stati generali dell’energia organizzati da Forza Italia alla Camera, Imparato ha lanciato un avvertimento senza mezzi termini: "Se entro fine anno non miglioreranno le condizioni sui costi energetici e le normative per l’elettrico, saremo costretti a decisioni drastiche, come la chiusura di alcuni stabilimenti". Tra quelli menzionati, anche lo storico sito Sevel di Atessa, dove vengono prodotti il Ducato e altri veicoli commerciali.
La situazione non riguarda solo l’Abruzzo. A Rivoli del Re, dove era attesa entro giugno una risposta sul futuro della gigafactory – progetto sospeso da un anno – il silenzio dell’azienda alimenta ulteriori dubbi. E se Imparato non ha fatto esplicito riferimento a Termoli, l’allarme ha comunque scosso i lavoratori, spingendo i sindacati a inviare una lettera congiunta a Stellantis, al ministero delle Imprese e ad Acc.
Il gruppo, del resto, deve fare i conti con un mercato sempre più ostile. Le normative europee, sempre più stringenti sui motori termici, stanno mettendo in difficoltà gli stabilimenti, mentre le vendite in Italia crollano: a giugno 2025, il calo ha raggiunto il 32,9%, con una quota di mercato scesa al 24,55%. Un segnale preoccupante, che si riflette anche sullo stabilimento di Cassino, dove la produzione di Alfa Romeo Giulia e Stelvio è ferma fino all’11 luglio per mancanza di ordini. Nel 2025, l’impianto ha lavorato appena 61 giorni, accumulando oltre 50 di stop, un dato che ricorda da vicino la crisi della seconda metà del 2024.




