Stellantis in Italia, la produzione auto crolla ai livelli del dopoguerra
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Redazione Economia
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Un profondo rosso, che scava solchi ben più ampi di quelli lasciati dalla crisi energetica o dai recenti intoppi della supply chain globale, segna i bilanci produttivi di Stellantis in Italia per l’anno appena concluso. La performance del colosso automobilistico, nato dalla fusione tra FCA e PSA, ha toccato livelli che non si registravano da settant’anni, riportando il settore a una dimensione che sembrava confinata alle pagine dei libri di storia economica. I dati diffusi dalla Fim-Cisl, del resto, parlano in modo inequivocabile: nel 2025 lo stabilimento di Mirafiori, il solo a mostrare un timido segno positivo, ha prodotto poco più di trentamila vetture, mentre il totale nazionale delle autovetture assemblare è crollato a 213.706 unità, un dato che, per trovare un paragone così depresso, costringe a risalire fino al 1955.
Il miracolo mancato della 500 ibrida e l'affondo degli altri stabilimenti
L’unico spiraglio, per quanto esiguo in un panorama di generale dissesto, proviene dalla linea dedicata alla nuova 500 ibrida a Mirafiori, il cui avvio ha consentito a quello stabilimento di chiudere l’anno con un +16,5%, facendo registrare 30.202 vetture completate. Questo incremento, tuttavia, si è rivelato una goccia nel mare rispetto alle mareggiate che hanno investito tutti gli altri siti produttivi della penisola, i quali, nel loro complesso, hanno fatto segnare un calo del 24,5% nella produzione di automobili rispetto a un 2024 già percepito come profondamente critico. La contrazione è stata così severa da portare il totale generale dei veicoli, comprendente anche i commerciali, a fermarsi a 379.706 esemplari, con un declino del 20,1% che fotografa una crisi sistemica e non congiunturale.
Il confronto impietoso con il recente passato e la crisi dei commerciali
Il paragone con il recente passato rende ancor più netta l’entità del tracollo: se nel 2023 la produzione totale aveva superato, seppur di poco, le 750.000 unità, il dato odierno rappresenta più di una semplice flessione, configurandosi come un dimezzamento delle capacità operative in un arco temporale straordinariamente breve. Anche il comparto dei veicoli commerciali, tradizionalmente più resiliente, non è rimasto immune dalla crisi: lo stabilimento di Atessa, in Abruzzo, ha prodotto circa 166.000 mezzi, segnando un calo del 13,5% che, seppur contenuto rispetto al disastro delle autovetture, contribuisce a delineare un quadro complessivo di forte difficoltà operativa.
La richiesta della Fim-Cisl e lo scenario futuro
Di fronte a numeri che evocano le dimensioni industriali del secondo dopoguerra, la Fim-Cisl ha lanciato un pressante appello per una celere definizione e, soprattutto, per una concreta attuazione di un nuovo piano industriale, chiedendo investimenti massicci e un portafoglio modelli più articolato e competitivo. L’attivazione della linea della 500 ibrida, seppur vitalissima per tenere in vita Mirafiori, viene infatti giudicata del tutto insufficiente a garantire una prospettiva di ripresa per l’intero sistema-Italia del gruppo, lasciando intravedere per il 2026 uno scenario tutt’altro che positivo in assenza di interventi strutturali immediati e incisivi.




