Stellantis, rischio chiusura per lo stabilimento di Atessa: la Regione non interviene
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Redazione Economia
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Le parole di Jean-Philippe Imparato, numero uno di Stellantis per l’Europa, hanno gettato nello sconcerto i lavoratori dello storico stabilimento di Atessa. «Se non ci saranno cambiamenti sui costi energetici e sulle normative legate all’elettrico», ha dichiarato al Fatto Quotidiano, «entro fine anno potremmo essere costretti a chiudere alcuni siti italiani». Tra quelli a rischio, quello abruzzese, che da mesi vive una situazione di instabilità produttiva, con ripetute fermate e stipendi erosi dai continui stop.
La Fiom-Cgil di Chieti, attraverso il segretario Alfredo Fegatelli, ha lanciato l’allarme, denunciando l’inerzia delle istituzioni regionali. «Mentre i cancelli rimarranno chiusi anche la prossima settimana», ha spiegato, «nessuno sembra muoversi per trovare una soluzione». Dal 7 all’11 luglio, infatti, montaggio, lastratura e verniciatura subiranno un nuovo blocco, l’ultimo di una lunga serie che ha lasciato gli operai in una condizione di precarietà sempre più insostenibile.
Quello che preoccupa, oltre alle dichiarazioni ufficiali del gruppo, è il silenzio della politica. Mentre Trump, tornato alla Casa Bianca, rilancia la produzione automobilistica negli Stati Uniti con politiche protezionistiche, in Italia il confronto tra governo e azienda sembra arenarsi. Senza interventi sulle bollette energetiche o sulle regole che governano la transizione ecologica, il futuro dello stabilimento – che dà lavoro a migliaia di persone – appare sempre più incerto.




