Iran, la nuova richiesta alla Fifa: “Massima sicurezza negli Usa, o niente Mondiali”
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Redazione Sport
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Dopo il netto rifiuto della Fifa di trasferire le proprie partite in Messico, una decisione che era stata comunicata direttamente dalla presidente messicana Claudia Sheinbaum definendola “definitiva” per l’eccessiva complessità logistica, l’Iran ha deciso di cambiare strategia senza però arretrare di un millimetro sulle proprie posizioni. La nazionale, inserita nel girone G insieme a Belgio, Nuova Zelanda ed Egitto con tutte le gare in programma tra Los Angeles e Seattle, ha infatti presentato una nuova richiesta all’organo di governo del calcio mondiale: non più lo spostamento delle partite, bensì garanzie scritte e “rigide misure di sicurezza” per proteggere l’intera delegazione durante l’intera permanenza negli Stati Uniti, sia dentro che fuori dagli stadi. A rivelarlo è stata l’agenzia Wana (West Asia News Agency), secondo cui la partecipazione al torneo – che scatterà l’11 giugno – dipenderà esclusivamente da queste condizioni, mentre la parola finale sulla presenza o meno dei giocatori spetta comunque al governo di Teheran.
Le tensioni politiche e il peso della guerra in corso
A complicare ulteriormente il quadro c’è il contesto bellico in Medio Oriente, che ha reso i rapporti tra Washington e Teheran più tesi che mai. Il ministro dello Sport iraniano, Ahmad Donyamali, ha dichiarato che “secondo i regolamenti Fifa, la sicurezza deve essere garantita dal paese ospitante”, aggiungendo che senza queste garanzie la possibilità di vedere l’Iran ai nastri di partenza è “molto bassa”. Non è un dettaglio da poco: le stesse strutture sportive iraniane, ha raccontato il ministro, sono state colpite nei recenti attacchi, e la percezione di ostilità da parte degli Stati Uniti è ormai consolidata. La Fifa, dal canto suo, ha già fatto sapere attraverso il presidente Gianni Infantino che “non esiste un piano B, C o D”, ribadendo che il calendario uscito dal sorteggio di dicembre non verrà toccato.
L’Italia spera ancora, ma il 30 aprile sarà il giorno decisivo
In mezzo a questo braccio di ferro, la cui risoluzione è attesa entro il 30 aprile – data del Congresso Fifa a Vancouver –, l’Italia continua ad alimentare una flebile speranza di ripescaggio. Non si tratta, lo si capisce dalle parole circolate finora, di una possibilità concreta né tantomeno scontata, ma piuttosto di uno scenario che prende forma solo nell’eventualità di una rinuncia dell’Iran. Secondo quanto riportato da testate internazionali, la Fifa starebbe valutando un “super playoff” intercontinentale: quattro squadre, due europee e due asiatiche (tra cui spiccherebbero i nomi di Italia, Danimarca, Emirati Arabi e Oman), si giocherebbero in semifinale e finale l’unico posto lasciato vacante. L’Italia, attualmente 12esima nel ranking Fifa, sarebbe la candidata più forte in campo europeo, ma per ora si tratta solo di una suggestione legata a doppio filo all’evolversi della vicenda.
Tra regolamenti e diplomazia sportiva, l’incognita resta totale
La Fifa, che per statuto deve mantenersi neutrale e apartitica, si trova così a gestire una situazione senza precedenti: da un lato le pressioni di Teheran, che non vuole esporsi a rischi per i propri atleti in territorio “nemico”; dall’altro l’impossibilità pratica di modificare il tabellone a due mesi dal fischio d’inizio. Se l’Iran dovesse effettivamente ritirarsi, scatterebbero automaticamente sanzioni economiche (multa tra i 275mila e i 555mila euro) e potenziali provvedimenti disciplinari, incluso l’allontanamento da future competizioni. Ma la priorità, per la Fifa, resta una sola: evitare il ritiro. Per l’Italia, invece, quella del 30 aprile è diventata una data cerchiata in rosso sul calendario. Non tanto per la certezza di un ripescaggio, quanto per la consapevolezza che, qualora l’Iran dicesse definitivamente no, gli Azzurri potrebbero ritrovarsi con un’opportunità inaspettata per cancellare la vergogna della terza mancata qualificazione consecutiva.




