Melzi d'Eril al timone di Mediobanca: la riorganizzazione procede tra nomine e malumori
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Economia
-
I primi cento giorni di Alessandro Melzi d'Eril alla guida di Mediobanca, che si sono chiusi con uno strategy day lo scorso 23 gennaio, stanno delineando un percorso di transizione tutt'altro che lineare, come spesso accade quando un cambiamento al vertice giunge al termine di un'operazione pubblica di acquisto ostile. Se da un lato, infatti, il nuovo amministratore delegato ha avviato con decisione una riorganizzazione dell'istituto, dall'altro l'atmosfera interna appare tesa, al punto che si moltiplicano le voci su possibili defezioni tra i quadri dirigenti. Una situazione che, stando a quanto trapela, sembra superare le attese più realistiche sulla difficoltà di una simile successione, la quale – è bene ricordarlo – non poteva certo essere accolta con entusiasmo unanime in un ambiente tradizionalmente coeso come quello di Piazzetta Cuccia.
Il nuovo assetto: Grosoli doppia responsabilità e focus sul private banking
Al centro della riorganizzazione voluta da Melzi d'Eril, il quale intende fondare il proprio operato su un bilanciamento tra risorse interne già consolidate e nuovi talenti reclutati all'esterno, vi è il rafforzamento delle divisioni del wealth e private banking, che negli ultimi dieci anni hanno rappresentato un motore di crescita decisivo, arrivando a contribuire per circa un quarto ai ricavi complessivi del gruppo. In questa prospettiva, una delle mosse chiave riguarda Francesco Grosoli, già amministratore delegato di Cmb Monaco, al quale verrà affidata anche la responsabilità di Mediobanca Private Banking: un incarico duplice che ha l'obiettivo di imprimere una spinta maggiormente internazionale al business, confermando così la centralità strategica di questo comparto.
Il clima interno e il caso Bassani
Parallelamente al disegno della nuova struttura, però, si registra un clima di instabilità tra i banchieri di via Filodrammatici. Le indiscrezioni, riportate da alcune testate, parlano di manager di primo piano che stanno valutando l'addio, in una sorta di effetto domino che potrebbe seguire le mosse del nuovo vertice. Tra questi, il nome più noto è quello di Lorenzo Bassani, direttore generale di Mediobanca Premier, il quale – secondo quanto riportato – starebbe meditando l'uscita insieme a un piccolo gruppo di colleghi private banker. Si tratta di voci che, sebbene non confermate ufficialmente, contribuiscono a dipingere un quadro di transizione faticosa, dove la definizione della nuova rotta operativa non basta a placare i malumori di chi ha vissuto da protagonista la stagione precedente.
Una transizione sotto osservazione
La fase che Mediobanca sta attraversando, pertanto, si configura come un delicato equilibrio tra l'implementazione di un disegno strategico, che punta a rinvigorire aree considerate vitali attraverso figure di esperienza, e la gestione del capitale umano di alto livello, il cui allineamento non è mai scontato in simili frangenti. L'attenzione degli osservatori si concentra ora sulla capacità del management di consolidare l'assetto delineato, arginando al contempo un'eventuale emorragia di competenze che potrebbe minarne l'efficacia nel medio termine, in un settore, come quello della finanza privata, dove le relazioni personali e la continuità dei team rappresentano spesso un fattore critico di successo.




