Mediobanca, utile in calo ma il dividendo è di 0,63 euro. Melzi d’Eril: «Pronti a un nuovo capitolo»
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Redazione Economia
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I primi conti della nuova Mediobanca, quella che ha ormai inglobato il Monte dei Paschi di Siena dopo l'opas da quindici miliardi chiusa a settembre, rivelano una fase di transizione dai tratti necessariamente contrastanti. I numeri, diffusi nella serata del 9 febbraio e illustrati in un videomessaggio dall'amministratore delegato Alessandro Melzi d'Eril, segnano infatti un utile netto consolidato, su base ricorrente, di 622,9 milioni di euro per il semestre conclusosi il 31 dicembre 2025. Una cifra che, se da un lato testimonia la solidità operativa del gruppo, dall'altro segna un calo del 5,6% se paragonata al medesimo periodo dell'esercizio precedente, un arco di tempo durante il quale l'istituto ha dovuto sostenere l'onere finanziario delle operazioni straordinarie.
I costi straordinari e l'impatto sul conto economico
Scendendo nel dettaglio dei dati, l'utile netto contabile si attesta a 512,6 milioni di euro, dopo aver recepito costi straordinari per 110,3 milioni, alcuni dei quali direttamente collegati alle mosse difensive intraprese dal precedente management durante l'offerta pubblica di scambio di Mps. Di questi, una parte consistente, 52 milioni, è infatti riconducibile proprio alle spese sostenute per quella battaglia, a cui si sommano i costi per l'uscita degli stessi manager, quantificati in 18 milioni, e le svalutazioni di due controllate estere. È questa la ragione principale che spiega la frenata del risultato finale, il quale va letto alla luce della complessità dell'integrazione in corso e del cambio del calendario di bilancio, ora allineato a quello di Siena.
La dinamica dei ricavi e le performance divisionali
Anche il margine di intermediazione, che costituisce la voce principale dei ricavi, ha risentito del contesto, segnando un decremento del 3,5% e portandosi a 1,79 miliardi di euro. Una flessione, questa, che non è omogenea in tutte le aree di business, poiché mentre tengono saldamente settori storici e portanti come la gestione del risparmio attraverso Compass e le attività di private banking, è l'investment banking a mostrare una performance più debole, accentuando quel carattere di chiaroscuro che definisce l'intero bilancio semestrale. Nonostante la fase, il cda ha proposto un dividendo relativo al periodo di 0,63 euro per azione, un segnale di continuità nella remunerazione degli azionisti che guarda al 2026.
Le prospettive e il «nuovo capitolo»
Nel commentare gli esiti, Melzi d'Eril ha sottolineato come l'istituto si trovi in "un periodo di inevitabile transizione", durante il quale può però contare su "business solidi e professionalità distintive". Parole che, oltre a rappresentare un realistico bilancio dell'ultimo semestre, sembrano voler tracciare la rotta per i prossimi mesi, in cui la sfida principale consisterà nell'armonizzare le due realtà bancarie. "Prepararsi a scrivere un nuovo capitolo della sua storia", ha affermato l'ad, richiamando esplicitamente gli ottant'anni di storia della banca e quel "patrimonio di fiducia unico" che ora deve essere messo a frutto nella configurazione ampliata del gruppo, la quale, superate le inevitabili asperità contabili dell'avvio, dovrà dimostrare sul campo la sua efficacia competitiva.




