Garlasco, il Riesame annulla il sequestro sui dispositivi di Venditti e Mazza
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Redazione Interno
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Il Tribunale del Riesame di Brescia, presieduto da Giovanni Pagliuca, ha disposto per la terza volta in meno di due mesi l’annullamento del decreto di perquisizione e sequestro che aveva colpito, lo scorso 7 novembre, l’ex procuratore di Pavia Mario Venditti e il pm Pietro Paolo Mazza, ora in servizio a Milano. La decisione dei giudici, giunta su ricorso dell’avvocato Domenico Aiello, rappresenta un’ulteriore sterzata nell’inchiesta sul cosiddetto ‘sistema Pavia’, la quale si intreccia, in uno dei suoi filoni, con le intricate vicende del caso Garlasco. I magistrati, che sono indagati per corruzione in atti giudiziari e per altre ipotesi afferenti all’operato della procura pavese, vedono così restituiti i propri dispositivi elettronici, dopo che il provvedimento emesso dalla procura bresciana è stato giudicato privo dei necessivi presupposti giuridici.
Le motivazioni dei giudici e l'uso delle auto di servizio
Nella loro articolata decisione, i giudici del Riesame hanno sottolineato come, allo stato degli atti, non sussistano «elementi investigativi» idonei a dimostrare un utilizzo privato delle autovetture di servizio della Procura, il che costituiva uno dei capi d’accusa. Tutti i dispositivi in questione, secondo quanto affermato in sede di Riesame, erano infatti destinati in via esclusiva alle attività investigative, smontando così una delle fondamenta su cui poggiava l’ipotesi di peculato. Questa valutazione, che si aggiunge a un precedente annullamento risalente al 17 ottobre, delinea un contrasto netto tra l’interpretazione degli inquirenti bresciani e l’orientamento del collegio giudicante, il quale continua a non ravvisare gli estremi per le misure cautelari richieste.
Il contesto del caso Garlasco e le indagini su Sempio
La vicenda giudiziaria, che ha per teatro un’insolita contrapposizione tra distretti giudiziari diversi, affonda le sue radici nelle indagini su Giuseppe Sempio, il quale è accusato di aver corrotto il magistrato – si legge negli atti – «a suon di mazzette» pur di ottenere l’archiviazione per il figlio Andrea, coinvolto nelle indagini sulla scomparsa di Garlasco del 2017. Proprio questo specifico filone, che vede Venditti indagato per corruzione in atti giudiziari, rimane distinto, sebbene connesso, dalle altre indagini sul ‘sistema Pavia’, nelle quali l’ex procuratore è ugualmente coinvolto. I giudici, con le loro ripetute pronunce, hanno di fatto smontato la teoria accusatoria che ipotizzava l’esistenza di una ‘squadra Venditti’ dedita al malaffare.
Le prospettive processuali dopo l'annullamento
Allo stato attuale, l’unica strada percorribile dalla procura di Brescia per accedere al contenuto dei dispositivi sequestrati – e poi restituiti – consiste in un ricorso alla Corte di Cassazione, il quale potrebbe finalmente chiarire la legittimità dell’intera operazione. Tale scenario, tuttavia, non è scontato, poiché i legali dell’ex procuratore Venditti potrebbero a loro volta avanzare ulteriori contestazioni di carattere procedurale, con l’effetto di ritardare, o addirittura impedire, l’acquisizione dei dati da parte degli investigatori. La partita giudiziaria, dunque, si sposta su un piano ancor più tecnico, dove le questioni formali rischiano di avere la preminenza sul merito delle accuse.




