Colloqui per Gaza in Egitto: primo round positivo, ma la strada è ancora lunga
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Redazione Esteri
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Il primo ciclo di consultazioni a Sharm El-Sheikh tra rappresentanti di Hamas e mediatori internazionali si è concluso in un clima positivo e costruttivo. Questa prima fase, della durata di quattro ore, getta le basi per un negoziato indiretto sulla proposta di Washington. La delegazione israeliana, già presente sul luogo, non ha preso parte a questo faccia a faccia iniziale, aspettando di avviare un dialogo mediato sui dettagli operativi.
Reazioni internazionali e commenti di Trump
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha commentato gli sviluppi, affermando che Hamas “ha accettato cose importanti” e che il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu si è mostrato “molto positivo sull’accordo per Gaza”. Trump ha inoltre smentito qualsiasi tensione con il leader israeliano, per poi esprimere opinioni personali su questioni collaterali, come la figura dell’attivista Greta Thunberg.
Le criticità e le divisioni interne
Fonti di Hamas hanno segnalato che i continui bombardamenti israeliani sulla Striscia di Gaza rischiano di complicare il processo negoziale, in particolare riguardo al potenziale rilascio degli ostaggi. L’apparato militare e quello politico del gruppo che governa l’enclave appaiono inoltre divisi sulle condizioni da accettare, delineando le difficoltà oggettive di un percorso il cui esito è tutt’altro che scontato.
Il sostegno dell'ONU e la tabella di marcia
Il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres ha plaudito all’iniziativa, descrivendo la proposta americana come “un’opportunità che deve essere colta”. I colloqui, che rappresentano il tentativo più concreto di giungere a una tregua durevole dallo scorso ottobre, sono destinati a proseguire con un secondo round. Il piano sul tavolo, che unisce la de-escalation militare a uno scambio di prigionieri, costituisce il riferimento principale per tutti gli attori in campo.




