Trump guida la spinta per un accordo di pace a Sharm el-Sheikh tra Israele e Hamas
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Redazione Esteri
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Le delegazioni di Hamas e Israele sono pronte a sedersi ai tavoli di Sharm el-Sheikh, in Egitto, dove tenteranno di dipanare le intricate matasse del piano di pace avanzato dal presidente americano Donald Trump. I mediatori egiziani e qatarioti si trovano ora a dover gestire un negoziato la cui complessità è pari solo all'urgenza imposta dalla Casa Bianca.
Le delegazioni e il piano di pace
A guidare la delegazione israeliana è il ministro per gli Affari strategici, il cui arrivo nel pomeriggio è stato confermato dalle fonti locali. Per Hamas, invece, siederà al tavolo uno dei suoi leader di lungo corso, Khalil al-Haya. Il piano, definito da Trump stesso come un "ottimo accordo per Israele e per tutto il mondo", rappresenta il primo concreto tentativo di uscire da una fase di stallo protrattasi per mesi.
L'ottimismo e la pressione di Trump
Oltreoceano, il presidente americano ha espresso ottimismo parlando con i giornalisti, affermando che i negoziati "stanno andando molto bene" e prevedendo una liberazione degli ostaggi israeliani "molto presto". Tuttavia, questa fiducia pubblicamente dichiarata si accompagna a una pressione molto concreta, esercitata attraverso i suoi inviati personali che seguiranno i colloqui.
Il nodo degli ostaggi e il clima negoziale
Da Gaza arrivano notizie che aggiungono un ulteriore, doloroso tassello al già complicato mosaico: fonti associate a Hamas hanno fatto sapere di aver avviato le operazioni per il recupero dei corpi di alcuni ostaggi deceduti. Una questione, questa, che tocca profondamente le corde dell’opinione pubblica israeliana e che inevitabilmente graverà sul clima dei negoziati.




