God of war: il ritorno di Kratos passa dal 2D di Sons of Sparta, disponibile da ora, e dal remake della trilogia greca, in lavorazione con la voce originale di Tc Carson

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   L’Olimpo, a ben vedere, non è mai stato così affollato di promesse. Nella notte del State of Play tenutosi il 12 febbraio 2026, Sony Santa Monica Studio ha compresso vent’anni di storia della serie in due annunci distinti per natura e tempistica, ma uniti dalla medesima ambizione: riportare al centro della scena il Kratos ellenico, quello della furia misurata in esametri di sangue e vendetta. Il colpo a sorpresa, come spesso accade nelle presentazioni meglio riuscite, è arrivato in chiusura. L’ombra di Tc Carson, voce storica del Fantasma di Sparta tra il 2005 e il 2013, ha squarciato lo schermo per annunciare due progetti speculari – l’uno già tra le mani dei giocatori, l’altro ancora avvolto nel cellophane dei concept – e il pubblico, va detto senza enfasi, ha reagito di conseguenza.

L’addestramento e la memoria: Sons of Sparta è già realtà su Ps5

A differenza dei rumor che nei mesi scorsi avevano accennato a un progetto in 2D senza mai chiarirne la natura, God of War: Sons of Sparta si presenta oggi come un platform d’azione bidimensionale, sviluppato da Mega Cat Studios in collaborazione con il team di scrittura di Santa Monica, ed è disponibile all’istante su PlayStation 5 al prezzo di 29,99 dollari per l’edizione standard -6-9. Il Titolo, che alcuni avrebbero frettolosamente etichettato come metroidvania ma che in realtà segue una struttura più lineare e ritmata sul classico schema del level-based action, si colloca in una precisa fessura della cronologia interna alla saga: gli anni dell’Agoge, il brutale addestramento spartano, con il giovane Kratos affiancato dal fratello Deimos. È un ritorno a Ghost of Sparta – titolo del 2010 per PSP – e al contempo un’espansione di quel segmento narrativo, qui riletto attraverso una lente stilistica che intreccia pixel art curatissima e animazioni disegnate a mano. La voce narrante, ed è questo il vero ponte emotivo con il passato, è quella di Tc Carson: un Kratos adulto che osserva sé ragazzo e, nella sovrapposizione delle due età, restituisce allo spettatore tutta la distanza tragica tra l’uomo che diverrà e il giovane che ancora non sa.

La trilogia rinasce (e la voce torna a tuonare)

Se Sons of Sparta rappresenta il dono immediato, il presente che si può toccare, l’annuncio del God of War Trilogy Remake appartiene invece alla categoria degli impegni solenni a lunga scadenza. Il progetto – che comprende God of War (2005), God of War II (2007) e God of War III (2010) – è stato definito dal team di sviluppo come ancora in “fase molto iniziale” e non ha al momento alcuna finestra di lancio -2-5. Tuttavia l’elemento dirompente non risiede nei dettagli produttivi, al momento quasi assenti, bensì nella scelta artistica e produttiva più radicale: il rientro stabile di Tc Carson nel ruolo del protagonista. L’attore, che nel corso dell’epopea norrena era stato sostituito da Christopher Judge, presterà nuovamente il volto – o meglio, la voce – al Kratos della generazione perduta, quello delle ire titaniche e dei lamenti cesarei, e lo farà per un’opera di ricostruzione integrale e non per una semplice operazione di rimasterizzazione -5-6. Il teaser mostrato, pur brevissimo e volutamente criptico, ha concesso un primo piano sul Fantasma di Sparta in preda a un urlo contro Zeus: e in quell’urlo, nella grana roca e familiare del doppiaggio originale, si è consumato il vero ritorno a casa.

L’artigianato retro e la macchina dei ricordi

Osservando i due prodotti in controluce, emerge una strategia editoriale meno scontata di quanto appaia. Sons of Sparta, affidato alle mani di Mega Cat Studios – realtà indipendente nota per la sensibilità verso il patrimonio storico dei videogiochi – funge da cerniera tra la nostalgia e la necessità di innovare senza tradire -9-10. Il comparto artistico in pixel animati non è un vezzo estetizzante: è la dichiarazione che l’epica greca di Kratos può essere raccontata anche attraverso codici visivi differenti, senza per questo smarrire la propria riconoscibilità. Il prezzo contenuto, la disponibilità immediata, la natura canonica di una storia che s’incunea tra le pieghe della mitologia già scritta: tutto concorre a fare di questa uscita un esperimento sulla longevità del personaggio. Dall’altro lato, il remake della trilogia – che sarà presumibilmente un unico contenitore, stando alla terminologia usata dal team – si presenta invece come operazione monumentale, destinata a occupare anni di lavoro e a ridefinire il rapporto tra le nuove generazioni di giocatori e le radici della serie -7. Grace Orlady, lead community manager dello studio, ha ricordato come la richiesta di un ritorno alle origini sia stata costante e appassionata nel corso del ventennio, ma ha anche invitato alla pazienza: i prossimi aggiornamenti arriveranno soltanto quando lo sviluppo avrà raggiunto una massa critica sufficiente -6-7.

Il peso di un anniversario e le traiettorie del racconto

Marzo 2026 segnerà il ventunesimo anniversario del primo capitolo, ma le celebrazioni sono state fatte partire in anticipo. La scelta di chiudere lo State of Play con una doppia rivelazione dedicata esclusivamente all’era greca – e non, si noti, al ramo norreno – racconta una volontà precisa: riallacciare il filo con quella parte di pubblico che ha atteso per anni un segnale. I rumor, in effetti, parlavano da tempo di un possibile ritorno al passato, ma l’entità dell’operazione ha superato le previsioni. Non si tratta di una rimasterizzazione in 4K, né di una raccolta celebrativa: si tratta di ricostruire da zero tre pilastri dell’action game, con l’attore originale a incidere nuove tracce e a riprendere possesso di un ruolo che molti consideravano ormai consegnato alla storia. Le implicazioni produttive sono enormi, e proprio per questo lo studio ha scelto la trasparenza: il remake arriverà, ma non presto. Nel frattempo, Sons of Sparta tiene accesa la fiamma, insegnando ai nuovi giocatori – e ricordando ai veterani – che Kratos, prima di essere barba e scure, è stato scudo e lancia, e che la sua voce, quando tuona contro il padre, sa ancora far tremare le fondamenta dell’Olimpo.

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