Femminicidio di Saman Abbas, il fratello in aula: “La buca scavata dai cugini e lo zio”

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Ali Heider, fratello di Saman Abbas, la 18enne uccisa a Novellara (Reggio Emilia) nel maggio 2021, ha portato in aula una testimonianza che getta luce sugli ultimi, drammatici momenti della vita della sorella. Durante il processo d’appello a Bologna, davanti ai giudici chiamati a giudicare il padre e la madre della vittima, Ali ha raccontato di aver chiesto più volte ai cugini Ikram e Nomanhulaq e allo zio Danish dove fosse Saman. “Ogni volta che iniziavo a piangere”, ha detto, “mi dicevano di stare zitto”. Fino a quando, in un momento di apparente cedimento, gli avrebbero risposto: “Non te lo possiamo dire, ma non preoccuparti, sta bene, è in paradiso”.

Quella frase, pronunciata con un tono che Ali ha descritto come quasi rassicurante, nascondeva invece una verità terribile. La giovane, infatti, era stata uccisa nella notte tra il 30 aprile e il primo maggio 2021, e il suo corpo era stato seppellito in una buca scavata, secondo il fratello, proprio dai tre uomini che gli avevano promesso che Saman “stava bene”. Ali ha aggiunto di aver visto per la prima volta la fossa sui giornali, e quando gli è stato chiesto chi l’avesse scavata, non ha esitato a indicare lo zio Danish e i cugini Ikram e Nomanhulaq.

Anche Danish Hasnain, lo zio già condannato in primo grado a 14 anni di reclusione, è intervenuto durante l’udienza. L’uomo ha raccontato di essere stato svegliato quella notte dai due cugini, che gli avevano detto: “C’è stato un casino”. Danish ha affermato di aver visto il corpo di Saman tra le serre, iniziando a piangere e chiedendosi: “Cos’ha combinato mio fratello?”. Una domanda che sembrava già contenere una risposta, implicando un coinvolgimento diretto del padre della vittima, Shabbar Abbas, attualmente detenuto in Pakistan dopo essere fuggito dall’Italia.

La madre di Saman, anch’essa imputata, è apparsa in aula in lacrime, mentre Ali descriveva ciò che aveva visto quella notte. “Ho visto mio zio prendere mia sorella alle spalle”, ha detto il ragazzo, aggiungendo che la madre, pur presente, non aveva potuto intervenire. “Non poteva parlare”, ha spiegato, lasciando intendere un clima di paura e controllo che avrebbe caratterizzato l’intera famiglia.

Il processo d’appello, che vede coinvolti i genitori della vittima, prosegue mentre emergono dettagli sempre più precisi su quella notte. La buca, scavata secondo Ali dallo zio e dai cugini, rappresenta un elemento chiave dell’accusa, così come le parole pronunciate dai familiari nei giorni successivi alla scomparsa di Saman. Parole che, invece di rassicurare, nascondevano una verità agghiacciante.

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