Omicidio Saman Abbas, il fratello racconta: “Lo zio l’ha presa per il collo”
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Redazione Interno
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Ali Heider, oggi ventenne, ha deposto ieri, giovedì 6 marzo, davanti alla Corte d’Appello di Bologna, in un’aula dove il silenzio era rotto solo dai suoi sussurri. Dietro un paravento, con la mascherina nera abbassata, ha raccontato gli ultimi istanti di vita della sorella Saman Abbas, la 18enne pachistana uccisa nella notte tra il 30 aprile e il primo maggio 2021 a Novellara, in provincia di Reggio Emilia. “Ho visto zio prendere per il collo Saman, c’erano anche i cugini”, ha detto, con un filo di voce, ricordando una scena che ha segnato per sempre la sua vita.
La testimonianza di Ali, resa in un italiano ancora incerto, è arrivata durante la seconda udienza del processo di appello, che vede imputati i familiari della vittima, accusati di averla uccisa per aver rifiutato un matrimonio combinato. Quella notte, Saman è stata strangolata e il suo corpo, secondo le indagini, è stato poi sepolto in un campo agricolo, dove è stato ritrovato solo mesi dopo, il 19 novembre 2021, grazie alle confessioni di uno degli imputati.
Durante l’udienza, è stato proiettato un video realizzato dai carabinieri, che ricostruisce i movimenti degli imputati nei giorni del delitto. Le immagini, tratte dalle telecamere di sicurezza dell’azienda agricola Bartoli, dove la famiglia Abbas viveva, e da quelle di un vicino, mostrano una sequenza di eventi che, secondo l’accusa, confermano la dinamica dell’omicidio. Tra i frame, si vedono gli spostamenti dei familiari, compresi quelli che avrebbero trasportato il corpo della ragazza.
Ali, che all’epoca dei fatti era minorenne, ha descritto una scena di violenza familiare, in cui lo zio e i cugini erano coinvolti direttamente. La sua testimonianza, resa con evidente difficoltà, è stata ascoltata in un’aula che sembrava trattenere il respiro, mentre il giovane ricordava dettagli che nessuno avrebbe voluto sentire.
Il processo, che si svolge a Bologna dopo la sentenza di primo grado emessa a Reggio Emilia, vede ancora una volta la famiglia di Saman al centro delle indagini. La ragazza, che aveva scelto di ribellarsi alle tradizioni imposte, pagando con la vita la sua libertà, è diventata un simbolo della lotta contro i crimini d’onore.
Mentre Ali parlava, le sue parole, frammentate e cariche di dolore, hanno riportato alla luce una storia che ha sconvolto non solo Novellara, ma l’intero Paese. Quella di Saman è una vicenda che, oltre a essere un caso giudiziario, ha sollevato domande scomode su integrazione, diritti e violenza di genere, temi che restano ancora oggi al centro del dibattito pubblico.
Il video proiettato in aula, insieme alla testimonianza del fratello, rappresenta un tassello cruciale per l’accusa, che punta a dimostrare la premeditazione e la collusione tra i familiari. Le immagini, che mostrano i movimenti degli imputati nelle ore precedenti e successive all’omicidio, sembrano confermare una pianificazione del delitto, anche se la difesa continua a contestare le prove, sostenendo che non ci siano elementi sufficienti per condannare gli accusati.




