Emergenza incendi in Sardegna, il drone solare che potrebbe anticipare i roghi
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Redazione Interno
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C'è chi, mentre il fumo si alzava dalle colline del Goceano, si chiedeva se la Sardegna stia facendo abbastanza per prevenire gli incendi prima che divampino. Una domanda che torna puntuale ogni estate, quando le fiamme divorano ettari di macchia mediterranea e bosco, e che stavolta trova spazio anche in una lettera di un lettore che propone una strada percorribile: puntare sulle nuove tecnologie come il drone antincendio FireHound Zero, un velivolo ad ala fissa alimentato a energia solare, capace di individuare precocemente i punti di calore grazie a sensori termici.
L'incendio tra Bono e Bottidda: decine di ettari distrutti
L'ultimo, drammatico capitolo di questa emergenza si è scritto il primo agosto, quando le fiamme sono divampate tra Bono e Bottidda, in località N.ghe Larattu, mettendo a dura prova la macchina antincendio regionale. La conta dei danni è pesante: decine di ettari di bosco sono andati in fumo, con numerosi alberi di leccio e sughero bruciati, per fortuna le fiamme sono state bloccate prima che raggiungessero il convento di Monte Rasu, un sito a mille metri di altezza che rappresenta un'importante testimonianza della presenza dei francescani in Sardegna.
Sul posto sono intervenuti sette mezzi aerei: tre elicotteri dalle basi di Anela, Bosa e Sorgono, due Super Puma da Alà dei Sardi e Fenosu, e due Canadair. Un terzo Canadair, richiesto per potenziare il dispositivo, è andato in avaria e non è riuscito a raggiungere la zona. Le operazioni di spegnimento si sono concluse in serata, con il supporto degli specialisti del gruppo Gauf del Corpo forestale che hanno effettuato attività di controfuoco, anche se rimane la preoccupazione che l'incendio possa ripartire.
La rabbia del sindaco di Bono: "Inneschi sempre negli stessi punti"
Il giorno dopo, mentre sono in corso le operazioni di bonifica, il sindaco di Bono Michele Solinas non nasconde la sua furia. "Un inferno, una giornata che non avevamo forse mai vissuto", ha dichiarato il primo cittadino, sottolineando che "ettari e ettari di bosco, l'area protetta è andata in fumo". Secondo Solinas, la situazione è resa ancora più grave dalla recidività degli incendi: "Sono oltre venti giorni che qualcuno prova a innescare incendi continuamente, sempre negli stessi punti. Ma non si riesce a scongiurare queste azioni".
Il sindaco ha quindi lanciato un appello per un rafforzamento dei controlli sul territorio, ricordando come tre anni fa i pattugliamenti continui delle compagnie barracellari, parte della protezione civile, funzionassero. "Questo è il momento di prendere seriamente in mano la situazione, perché rischiamo di vedere distrutto un patrimonio boschivo di valore immenso".
La prevenzione possibile: il drone FireHound Zero e l'innovazione tecnologica
In questo contesto, la proposta di investire in sistemi di prevenzione avanzati come il FireHound Zero di Vector Robotics acquista un peso specifico notevole. Si tratta di un drone ad ala fissa alimentato a energia solare, progettato per il monitoraggio continuo del territorio e in grado di individuare i principi di incendio grazie a sensori termici, segnalando agli operatori la posizione dei possibili focolai.
Un sistema di questo tipo, come evidenziato dal lettore che ha scritto a Casteddu Online, potrebbe operare per molte ore, sorvegliando vaste aree e invertendo la logica attuale che vede i mezzi aerei intervenire solo quando l'emergenza è già in corso. L'obiettivo non è sostituire elicotteri, Canadair o squadre a terra, che restano fondamentali per lo spegnimento, ma creare un sistema integrato che permetta di "vedere il fuoco prima che diventi un'emergenza".
Del resto, le critiche alla mancanza di prevenzione non mancano: il consigliere regionale della Lega Alessandro Sorgia aveva già denunciato, a giugno, che in molte aree colpite dai roghi gli incendi si ripetono ogni anno negli stessi luoghi, con modalità ricorrenti, e che mancano pattugliamenti, videosorveglianza e azioni mirate di intelligence.
La strada dell'innovazione, per la prevenzione, è già stata tracciata in Sardegna da diversi progetti. Lo scorso anno, nel Montiferru, sono stati testati con successo sensori di rilevamento incendi della compagnia tedesca Dryad, in grado di cogliere una vasta gamma di cambiamenti ambientali come calore, umidità e temperatura.
Il test, coordinato dalla Fondazione Medsea in collaborazione con Vodafone Business, ha visto anche l'utilizzo incrociato di droni della Protezione civile e ha dato esito positivo, tanto che la referente della direzione generale della Protezione civile regionale, Daniela Pani, aveva auspicato di poter utilizzare i sensori anche in altre zone.
Più di recente, è stato presentato a Cagliari il progetto AVIX (Piattaforma Intelligente per il Controllo di Veicoli Autonomi), un sistema che integra sensori a basso consumo, telecamere nel visibile e nell'infrarosso e droni autonomi, con l'obiettivo di individuare precocemente i focolai e prevedere la propagazione degli incendi attraverso modelli predittivi.
Esiste anche il sistema DFS – Drone Fire Sentinel - AI, una "sentinella volante" in grado di decollare in autonomia e pattugliare il territorio con algoritmi di intelligenza artificiale, trasmettendo dati in tempo reale a una centrale operativa.
Le voci contrarie alla tecnologia: "Il fuoco si combatte a terra"
Non mancano però posizioni critiche verso un approccio troppo tecnologico. Giancarlo Muntoni, ex direttore del Corpo Forestale di Sassari con quarant'anni di esperienza sul campo, ha definito "una fesseria immonda" l'idea che i droni possano spegnere gli incendi, sottolineando come il fuoco si combatta a terra, con uomini in carne e ossa, zappette e lavoro sporco. "Il drone può volare 15 minuti, poi deve cambiare batteria", ha dichiarato, aggiungendo che "per spegnere il fuoco servono gambe, non joystick".
Muntoni ha anche evidenziato come il sistema antincendio sardo, nonostante le difficoltà, sia considerato uno dei migliori al mondo, e che le risorse andrebbero invece spese per potenziare la formazione e il personale a terra, oltre che per la manutenzione del territorio e la creazione di fasce tagliafuoco.
Una strategia integrata per il futuro
Il dibattito tra innovazione tecnologica e lavoro tradizionale sul campo è aperto, ma appare ormai evidente come la soluzione non possa prescindere da una strategia integrata, che unisca la prevenzione sul territorio alla capacità di monitoraggio avanzato. La Sardegna, regione fragile dal punto di vista ambientale, non può più permettersi di rincorrere gli incendi solo quando sono già divampati.
Se a ciò si aggiungono le riflessioni del sindaco Solinas sulla necessità di aumentare i controlli e la denuncia di una recidività negli inneschi, il quadro che emerge è quello di un'isola che, per proteggere il proprio immenso patrimonio boschivo, deve imparare a guardare al futuro, mettendo a sistema tutte le risorse disponibili, umane e tecnologiche.
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