Incendi, la Coldiretti denuncia: sei roghi su dieci sono opera dei piromani

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Una nuova devastante ondata di incendi, che sta mettendo in ginocchio il Mezzogiorno e non solo, riporta alla ribalta un fenomeno criminale ben preciso. Secondo i dati diffusi dalla Coldiretti, ben sei roghi su dieci sarebbero da attribuire all'azione dolosa dei piromani, un dato che conferma come la mano dell'uomo sia spesso più letale delle condizioni climatiche estreme.

Le fiamme, alimentate da un clima ormai tropicale e da una prolungata assenza di piogge, stanno distruggendo ettari di boschi, macchia mediterranea e terreni agricoli in regioni come Sicilia, Puglia, Basilicata e Sardegna, senza risparmiare nemmeno la Francia e la Spagna.

L'allarme della Coldiretti: una strage di ettari e biodiversità

Il bilancio di questa emergenza estiva è fin troppo pesante. Le analisi della Coldiretti, basate sui dati del sistema europeo Effis di Copernicus, stimano che i danni abbiano già superato ogni previsione. In pochi giorni si è registrata un'impennata impressionante nella superficie andata in fumo, tanto che nel corso del 2026 gli ettari bruciati hanno superato i 66.000, più del triplo rispetto alla media storica degli ultimi vent'anni.

Un patrimonio fatto di oliveti secolari, pascoli e habitat naturali che viene cancellato in poche ore, compromettendo la biodiversità, l'economia locale e la capacità dei territori di difendersi dal dissesto idrogeologico. La denuncia è chiara: le condizioni climatiche, con temperature elevate e siccità, creano il terreno fertile per la diffusione dei roghi, ma è l'azione criminale di chi appicca il fuoco volontariamente a trasformare una potenziale emergenza in una catastrofe annunciata.

Interessi speculativi e il ruolo degli agricoltori

Secondo l'associazione dei coltivatori diretti, dietro a molti di questi incendi dolosi si nasconderebbero interessi speculativi ben precisi. La volontà, in alcuni casi, sarebbe quella di favorire il cambio di destinazione d'uso dei terreni agricoli, mentre in altri si punterebbe alla successiva installazione di impianti fotovoltaici. Una piaga che richiede un intervento deciso non solo nella fase di spegnimento, ma soprattutto nella prevenzione.

La Coldiretti ha ribadito la necessità di intensificare i controlli e investire in educazione ambientale, ma il cardine della strategia rimane la valorizzazione del ruolo degli agricoltori come sentinelle del territorio. L'abbandono delle campagne e la mancata manutenzione dei boschi, dove quasi un terzo della superficie forestale italiana è lasciato all'incuria, rendono il Paese ancora più vulnerabile. Per ricostituire un ecosistema forestale distrutto, infatti, possono occorrere fino a quindici anni, un tempo lunghissimo che moltiplica i danni economici e ambientali.

La petizione per la prevenzione: droni e intelligenza artificiale

Di fronte a questa emergenza, che sembra ripetersi con cadenza ormai annuale, cresce la voce di chi chiede un cambio di passo radicale. In Sicilia, un gruppo di cittadini, stanchi di quella che definiscono "rassegnazione", ha lanciato una petizione per sollecitare le istituzioni a utilizzare tutte le tecnologie disponibili nella lotta contro i piromani.

L'iniziativa, partita dalla "rabbia contro l'indifferenza", propone l'adozione sistematica di droni equipaggiati con termocamere e sistemi di intelligenza artificiale, strumenti che potrebbero rivelarsi fondamentali per il monitoraggio preventivo del territorio e per individuare tempestivamente i focolai, ancor prima che si trasformino in incendi devastanti.

Una richiesta che si inserisce in un dibattito più ampio, che vede anche la Confederazione Nazionale dell'Artigianato (CNA) di Sicilia chiedere lo stato di crisi e calamità naturale per l'isola, sottolineando come i roghi stiano mettendo a rischio non solo il patrimonio ambientale, ma anche le attività produttive, i posti di lavoro e la tenuta sociale delle comunità locali.

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