Bordighera, il gip: “La madre viaggiò in auto con il cadavere di Beatrice per venti chilometri, accanto alle sorelline”

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Redazione Interno Redazione Interno   -   È iniziata intorno alle undici di lunedì mattina, nella camera mortuaria di Sanremo, l’autopsia sul Corpo di Beatrice, la bambina di due anni trovata senza vita lo scorso 9 febbraio nel suo lettino a Morghe, frazione di Bordighera. Il medico legale Francesco Ventura, direttore dell’Istituto di medicina legale del policlinico San Martino di Genova, è stato incaricato dalla procura di stabilire con precisione non solo la causa del decesso – che per gli inquirenti sarebbe riconducibile a percosse – ma anche l’ora esatta in cui la piccola ha cessato di vivere. Un elemento, quest’ultimo, divenuto centrale nell’inchiesta che vede la madre, Manuela A., in carcere con l’accusa di omicidio preterintenzionale, e il suo compagno, Emanuel I., indagato a piede libero per lo stesso reato.

Il tragitto della morte secondo il gip: il della piccola trasportato come un oggetto

Secondo quanto si legge nell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal giudice per le indagini preliminari di Imperia, Massimiliano Botti, la ricostruzione dei fatti si discosta radicalmente dalla versione fornita dalla donna. Per il magistrato, Manuela A. avrebbe caricato la figlia ormai priva di vita sulla sua automobile, percorrendo poi i circa venti chilometri che separano l’abitazione del compagno a Perinaldo – luogo in cui la tragedia si sarebbe consumata – dalla casa di famiglia a Bordighera. Un viaggio, questo, compiuto in compagnia delle altre due figlie, rispettivamente di nove e dieci anni, che viaggiavano a bordo del medesimo veicolo, ignare di avere accanto il senza vita della sorellina. La Procura, con il procuratore capo Alberto Lari e il pm Veronica Meglio, ritiene che la morte sia avvenuta nella finestra temporale compresa tra la mezzanotte e le due della notte tra l’8 e il 9 febbraio. Un lasso di tempo che, se confermato dagli esami autoptici, smentirebbe in modo definitivo la chiamata disperata al 118, inoltrata dalla donna alle 8,21 del mattino, quando sostenne di aver appena trovato la piccola in arresto respiratorio.

I Ris a Perinaldo e i consulenti della difesa al lavoro sugli indizi

Mentre i medici legali procedono con l’esame necroscopico, i carabinieri del Reparto investigazioni scientifiche sono al lavoro nella villetta di Perinaldo, posta sotto sequestro perché considerata a tutti gli effetti la scena primaria del crimine. I rilievi dei Ris si concentrano sulla ricerca di tracce biologiche, impronte e qualsiasi elemento possa ricondurre alle violenze che, secondo una prima relazione del medico legale Andrea Leoncini, sarebbero state inferte alla piccola con oggetti contundenti. All’autopsia, accanto al professor Ventura, partecipano anche i consulenti nominati dalle parti: il dottor Enzo Profumo per il padre biologico delle bambine, attualmente detenuto per altre vicende, e il dottor Andrea Peirano per Emanuel I., il compagno della madre, la cui posizione resta al momento al vaglio degli inquirenti.

Le contraddizioni emerse dalle indagini e i segni sul della piccola

Le telecamere di sorveglianza hanno già fornito un contributo determinante alla ricostruzione degli spostamenti della donna. I filmati, visionati dagli investigatori, mostrano Manuela A. alla guida della sua auto nelle prime ore del mattino, un elemento che ha contribuito a delineare il quadro accusatorio e a svelare quelle che il gip definisce come "una serie di menzogne". La donna, fin dal primo interrogatorio, aveva parlato di una caduta accidentale dalle scale avvenuta giorni prima per giustificare i numerosi lividi presenti sul di Beatrice. Una versione, quella della caduta, che non ha mai trovato riscontro oggettivo e che stride con le prime valutazioni del medico legale, secondo cui i traumi riscontrati sarebbero ascrivibili a violenza volontaria. Resta ora da comprendere se l’autopsia in corso potrà offrire ulteriori dettagli sulla dinamica e sulla tempistica di quei traumi, chiudendo il cerchio attorno a una vicenda che ha scosso l’entroterra ligure.

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