Bimba morta a Bordighera, per il gip la madre viaggiò in auto con il cadavere per venti chilometri

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il quadro delineato dal giudice per le indagini preliminari di Imperia, Massimiliano Botti, nell’ordinanza che ha disposto la custodia cautelare in carcere per Manuela Aiello, la quarantatreenne arrestata per l’omicidio preterintenzionale della figlia di due anni, Beatrice, dipinge una sequenza di eventi inquietante e del tutto incompatibile con la versione fornita dalla donna. Secondo quanto si legge nel provvedimento, la piccola non sarebbe deceduta nella mattinata di lunedì 9 febbraio nella villetta di famiglia a Bordighera, bensì molte ore prima, nel corso della notte, all’interno dell’abitazione del compagno della donna a Perinaldo, un piccolo comune nell’entroterra. È a partire da questo scarto temporale, che i consulenti tecnici del medico legale Andrea Leoncini collocano tra la mezzanotte e le due del mattino, che si sviluppa l’ipotesi accusatoria più macabra: la madre avrebbe caricato il Corpo senza vita della bambina sulla propria auto, percorrendo circa venti chilometri insieme alle due sorelline più grandi, di nove e dieci anni, prima di raggiungere la casa di strada delle Morghe e solo a quel punto, sette minuti dopo il rientro, comporre il numero di emergenza per simulare un malore improvviso -3-10.

Le contraddizioni della difesa e il peso delle evidenze scientifiche

La richiesta di applicazione di una misura meno afflittiva, avanzata dai legali della difesa, gli avvocati Bruno Di Giovanni e Manuela Corbetta, che avevano proposto gli arresti domiciliari presso l’abitazione dei genitori, è stata respinta con motivazioni che il giudice ha definito ineludibili. Il rischio di inquinamento probatorio, sommandosi alla gravità del reato contestato, rende necessaria la detenzione in carcere: a sostenerlo è la stessa valutazione del gip, il quale parla di «inquietante incapacità di dominare gli impulsi aggressivi» da parte dell’indagata. Una valutazione che poggia su basi peritali solide, visto che i primi accertamenti sul corpicino della bambina hanno rivelato la presenza di multiple lesioni, descritte come «traumi volontari» e in alcuni casi inferti con oggetti contundenti, elementi questi che smentiscono clamorosamente la tesi della caduta accidentale dalle scale, raccontata inizialmente dalla madre per giustificare lividi ed ecchimosi -5-7. La procura, con il pubblico ministero Veronica Meglio, ritiene che la condotta della donna abbia integrato gli estremi dell’omicidio preterintenzionale, laddove la morte della piccola sarebbe conseguenza non voluta ma diretta delle percosse subite.

Il giallo degli orari e il tentativo di depistaggio

L’intera architettura difensiva di Manuela Aiello, la quale ha sempre ribadito nel corso dell’interrogatorio di garanzia di non aver mai messo le mani addosso alle figlie e che queste rappresentavano la sua ragione di vita, crolla di fronte al freddo incrocio dei dati oggettivi. Non solo la consulenza medico-legale, ma anche le immagini estrapolate dai sistemi di videosorveglianza, che gli investigatori hanno analizzato minuziosamente, raccontano una verità differente: le telecamere hanno ripreso la donna mentre, alle otto e quattordici del mattino, faceva ritorno a Bordighera, ma nei fotogrammi dei giorni precedenti non vi è traccia della bimba più piccola, quasi a confermare che Beatrice non fosse più in vita e che il suo fosse stato spostato -5. A ciò si aggiunge il contenuto della telefonata al 118, giudicata dagli inquirenti non come la richiesta disperata di una madre in preda al panico, bensì come una messinscena studiata per avallare la falsa dinamica di un decesso improvviso avvenuto in quel frangente, con la piccola che è stata trovata dai sanitari già nella culla e vestita, circostanza che stride con le dichiarazioni della donna, la quale asseriva di aver tentato inutilmente le manovre di rianimazione -5.

Le indagini sulla famiglia e la posizione del compagno

Mentre l’autopsia, attesa per i prossimi giorni e alla quale la difesa parteciperà con un proprio consulente, dovrà stabilire con certezza la causa del decesso e la tempistica esatta, l’inchiesta della procura di Imperia, coordinata dal procuratore Alberto Lari, si allarga a trecentosessanta gradi per fare piena luce sul contesto familiare in cui la tragedia è maturata -1-6. Un contesto già segnato da forti tensioni, con una denuncia per maltrattamenti presentata dalla stessa Aiello nei confronti del marito, padre delle bambine, che a seguito di quella querela si trova in carcere dallo scorso agosto -1-9. Il compagno attuale della donna, Emanuel Iannuzzi, è stato a sua volta iscritto nel registro degli indagati con la medesima accusa di omicidio preterintenzionale, sebbene al momento risulti a piede libero -5. È emerso, inoltre, che le condizioni igienico-sanitarie dell’abitazione di Perinaldo sono state giudicate dai carabinieri «incompatibili» con la presenza di minori, tanto da disporre il sequestro dell’immobile, e che tracce ematiche sono state rinvenute su alcuni arredi, reperti ora al vaglio dei Ris per accertarne la natura e la compatibilità con il Dna della piccola vittima -5.

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