Relazione Agcom 2026, Lasorella: mercato a due velocità e sfida della privacy nel telemarketing
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Redazione Economia
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L'apprezzamento manifestato dall'Adoc per la relazione annuale presentata dal presidente dell'Agcom, Giacomo Lasorella, trova fondamento in un documento che traccia un quadro nitido e, per certi versi, preoccupante del settore delle comunicazioni in Italia.
Il comparto, che vale complessivamente 29,5 miliardi di euro con una crescita del 4,5% rispetto al 2024, rivela un'anomalia strutturale: quella di un mercato che procede a due velocità, dove la rete fissa cresce (+20% dal 2021) trainata dalla fibra e dai servizi digitali integrati per le imprese, mentre la rete mobile arretra dello 0,6%, attestandosi sotto gli 11 miliardi di ricavi.
Siamo immersi in un processo di innovazione tecnologica che, come ha sottolineato lo stesso Lasorella richiamando l'enciclica "Magnifica Humanitas" di Papa Leone XIV, non è affatto neutrale: la tecnologia assume il volto di chi la pensa, la finanzia, la regola e la usa. Una trasformazione che diventa antropologica prima ancora che digitale, investendo l'economia, la società e persino il modo di pensare dei cittadini.
In questo scenario, il ruolo dell'Autorità come regolatore indipendente diventa cruciale per salvaguardare il pluralismo informativo, minacciato dallo strapotere delle grandi piattaforme digitali che, come evidenzia la relazione, concentrano sempre più risorse: il Sistema integrato delle comunicazioni vale 20,4 miliardi, con Alphabet/Google al secondo posto dopo la Rai (11,8%) e Meta/Facebook al quinto con oltre l'8%.
Telemarketing selvaggio: il consenso preventivo come baluardo
Sul fronte della tutela dei consumatori, le misure di contrasto al telemarketing selvaggio rappresentano uno dei capitoli più significativi della relazione. Dal 19 giugno scorso, con l'entrata in vigore del nuovo articolo 51 del Codice del Consumo (Legge n. 49/2026), è stato introdotto il divieto generalizzato di sollecitazioni commerciali telefoniche nel settore energetico in assenza di un consenso preventivo e tracciabile.
Il provvedimento segna un passaggio epocale da un sistema di opt-out a uno di opt-in: non sarà più il consumatore a dover dimostrare di aver subito una chiamata molesta, ma sarà l'azienda a dover documentare la legittimità del contatto a monte. I contratti conclusi in violazione di queste nuove norme sono dichiarati nulli, e gli operatori hanno l'obbligo di utilizzare numerazioni univoche e identificabili per evitare il fenomeno dello spoofing.
L'Adoc, pur accogliendo con favore l'impostazione dell'Autorità, sottolinea la necessità di un protocollo condiviso con le associazioni dei consumatori. La battaglia contro le pratiche commerciali aggressive, infatti, non può considerarsi vinta solo con un intervento normativo, per quanto incisivo. Come ha ricordato il presidente di Adico, Carlo Garofolini, le esperienze passate – dal registro delle opposizioni ai precedenti interventi dell'Agcom – hanno dimostrato che la strada è ancora in salita e che il rischio di elusione delle regole rimane alto.
L'efficacia del contrasto allo spoofing e le nuove frontiere regolatorie
I numeri relativi al contrasto dello spoofing, citati nella relazione di Lasorella, danno la misura dell'emergenza. Tra il 19 novembre e il 31 dicembre 2025, sono state bloccate oltre 90 milioni di chiamate provenienti dall'estero con numerazione mobile italiana e più di 30 milioni con numerazione fissa anomala. Un risultato tangibile, che dimostra come l'azione tecnica dell'Autorità possa arginare il fenomeno.
Tuttavia, il perimetro di tutela si sta allargando: il Senato ha recentemente approvato un emendamento al decreto Accise che estende il divieto di telemarketing selvaggio anche alle offerte di telefonia e internet, colmando un'asimmetria che consentiva ai fornitori di energia di contattare i clienti per vendere abbonamenti Tlc.
La sfida decisiva per gli operatori, come ha indicato lo stesso presidente Agcom, sarà quella di trasformarsi in hub di servizi digitali, abbandonando il ruolo di semplici fornitori di connettività. I ricavi della rete fissa iniziano a beneficiare della commercializzazione di pacchetti integrati che includono Cloud Computing, intelligenza artificiale, IoT e soluzioni di sicurezza informatica. In questo contesto, l'attività di risoluzione extragiudiziale delle controversie, gestita attraverso i Co.re.com., rimane un pilastro della tutela: nel 2025 sono state ricevute oltre 60.000 istanze, con un beneficio economico diretto per gli utenti quantificabile in 4,8 milioni di euro in rimborsi e indennizzi.
L'era dell'AI e il pluralismo informativo a rischio
La relazione annuale 2026 si chiude con un monito sull'impatto dell'intelligenza artificiale generativa e sul peso crescente delle piattaforme globali. La televisione, con il 74,1% delle risorse del settore media, rimane il "gigante indiscusso", ma le piattaforme come Netflix, Dazn, Amazon e Disney+ pesano ormai per il 23,3% del totale, mentre l'editoria quotidiana cartacea è in crisi: le copie sono crollate a 1,2 milioni di unità giornaliere, con una flessione del 9,3% nell'ultimo anno. In questo quadro, la citazione della sentenza della Corte costituzionale (n.
44/2025) fatta da Lasorella – secondo cui la sfida oggi non è la moltiplicazione delle voci, quanto la tenuta della qualità dell'informazione – diventa un monito per le istituzioni e per il legislatore, chiamati a garantire che il volto umano della tecnologia non venga oscurato dagli algoritmi.
La strada tracciata dall'Agcom, con la definizione di FiberCop come operatore wholesale only e l'attenzione al Digital Networks Act europeo, indica un percorso di regolamentazione che punta a bilanciare innovazione e diritti. Ma la battaglia per la privacy e per la dignità del consumatore, come ribadito dall'Adoc, richiede un impegno costante e un protocollo condiviso che coinvolga tutte le parti in causa, dal Governo alle associazioni, per evitare che il progresso tecnologico si traduca in un'aggressione alla sfera privata dei cittadini.




