Guerra in Iran, falliscono i colloqui a Islamabad. Trump: “Forse un accordo, forse no” e intanto lo Stretto di Hormuz è minato

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Si è conclusa senza un esito positivo, almeno per il momento, la prima giornata del negoziato ad alto rischio tra Stati Uniti e Iran ospitato a Islamabad, capitale del Pakistan. Dopo oltre venti ore di discussione serrata – una maratona durata praticamente senza sosta – le rispettive delegazioni hanno preso atto di un’intesa ancora lontana. Il vicepresidente americano, J.D. Vance, che ha guidato la squadra di Washington insieme all’inviato speciale Steve Witkoff, ha annunciato il fallimento del primo round, specificando come Teheran non abbia accettato le condizioni poste dagli Stati Uniti per porre fine alle ostilità. “L’unica cosa certa – ha dichiarato invece il presidente Donald Trump, seguendo a distanza le trattative – è che per me non fa nessuna differenza. Forse ci sarà un accordo, forse no. Ma vinciamo qualsiasi cosa accada”.

L’avvertimento di Teheran e la stretta di mano a Islamabad

Nonostante l’impasse dichiarata da Vance, i canali ufficiali iraniani hanno offerto una narrazione leggermente più sfumata, parlando di “divergenze residue” ma confermando la volontà di proseguire il confronto. Il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, che siede al tavolo dei negoziati al posto del leader supremo, ha descritto l’incontro con la controparte americana come un momento “cordiale e sereno”; fonti citate dal New York Times hanno confermato l’avvenuta stretta di mano tra Ghalibaf e lo stesso Vance, un gesto che sottolinea quanto meno la correttezza formale dei rapporti. Ma al di là delle strette di mano, lo scenario militare rimane incandescente, se non addirittura in una fase di escalation controllata. Teheran ha lanciato un avvertimento chiaro e minaccioso: qualsiasi tentativo da parte di navi militari di attraversare lo Stretto di Hormuz incontrerà una “ferma risposta”. Una dichiarazione che suona come un avvertimento diretto, dato che il Pentagono ha confermato l’invio di due navi sminatrici nello stesso tratto di mare.

Hormuz, il campo minato e la sfida tecnologica

Il vero nodo della discordia, più ancora delle future capacità nucleari iraniane, sembra essere proprio il controllo di quella stretta lingua d’acqua attraverso cui transita una fetta considerevole del petrolio mondiale. Secondo quanto riportato dalla tv di Stato iraniana, le Guardie Rivoluzionarie hanno minacciato di intervenire “con durezza” contro il naviglio militare, mentre Washington insiste per procedere alle operazioni di sminamento. Le mine navali rappresentano al momento l’arma di ricatto più subdola nelle mani di Teheran. “L’Iran sta perdendo alla grande – ha tuonato Trump in una delle sue consuete analisi a distanza –. La loro Marina è distrutta, l’Aeronautica è a pezzi, l’apparato antiaereo è inesistente, le fabbriche di missili e droni sono state annientate. L’unica risorsa che resta loro è la minaccia di una mina. E del resto, tutte le loro 28 navi posamine giacciono ormai sul fondo del mare”. Una dichiarazione, quest’ultima, volta a sottolineare la schiacciante superiorità militare americana, anche se la guerra di logistica e contro-insidia nello Stretto è tutt’altro che conclusa.

Trattativa a oltranza tra diplomazia e conflitto

Mentre i riflettori erano puntati sulla capitale pakistana, sul terreno la tregua appare fragile. L’esercito israeliano ha continuato le operazioni contro Hezbollah in Libano, un teatro che Teheran considera collegato a doppio filo con le sorti dei negoziati principali. Nonostante le dichiarazioni del presidente americano, che sembra voler minimizzare l’importanza di un esito positivo (“non fa nessuna differenza per me”), la pressione per riaprire le rotte commerciali di Hormuz è altissima. Le richieste iraniane, percepite come “eccessive” da Vance, riguarderebbero proprio il controllo post-bellico dello Stretto, un passaggio che gli Stati Uniti non sono disposti a concedere. La trattativa, sebbene ferma su questo scoglio, non è stata ufficialmente archiviata; fonti locali parlano di un confronto tecnico ancora in corso, in attesa di capire se lo stallo potrà essere superato o se la guerra riprenderà con maggiore violenza.

Meta description: Falliti i colloqui Usa-Iran a Islamabad. Trump rivendica la vittoria militare, mentre lo Stretto di Hormuz resta minato e le navi sminatrici americane si avvicinano.

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