Il primo oro paralimpico di Perathoner tra le nevi di Cortina: una vita dedicata allo snowboard, la rinascita dopo l’incidente e l’inno sotto casa
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Redazione Sport
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Il sole brillava alto ieri sulle piste di Cortina d’Ampezzo quando Emanuel Perathoner ha tagliato il traguardo della big final nello snowboard cross SB-LL2, regalando all’Italia la prima medaglia d’oro di queste Paralimpiadi domestiche. Un’ora, quella della gara, che ha condensato anni di sacrifici, due carriere sportive e una determinazione che nemmeno un gravissimo infortunio ha potuto scalfire. Perathoner, trentanovenne altoatesino con due partecipazioni olimpiche alle spalle – a Sochi 2014 e PyeongChang 2018 – ha condotto la gara dal primo all’ultimo metro, staccando sensibilmente l’australiano Ben Tudhope, argento, e il coreano Jehyuk Lee, bronzo. Una prestazione dominante, la sua, che ha portato a tre il bottino azzurro in questa rassegna, dopo l’argento di Chiara Mazzel e il bronzo di Giacomo Bertagnolli. Il ministro per lo sport e i giovani, Andrea Abodi, ha commentato sui social con parole che sanno di terra e di neve: “Un oro che sa di talento e tenacia e splende come il sole di Cortina”. Un concetto, quello della luce, che ben si addice a un atleta capace di riaccendere la propria stella dopo essersi smarrito nel buio di un incidente.
La genesi di un’impresa, dall’incidente del 2021 alla protesi al ginocchio
Per comprendere la portata di questo successo, occorre tornare indietro al gennaio del 2021. Emanuel Perathoner, allora in piena preparazione per tentare la qualificazione ai Giochi olimpici di Pechino 2022, subì un volo terribile durante un allenamento. La diagnosi fu spietata: la rottura del piatto tibiale e una serie di complicazioni che, dopo quattro interventi chirurgici, lo portarono all’impianto di una protesi totale al ginocchio. Un percorso lungo e doloroso che avrebbe stroncato la carriera di molti, ma che per lui rappresentò invece l’inizio di una nuova avventura agonistica. “Emanuel è stato atleta olimpionico a Sochi e PyeongChang – ha ricordato Abodi – poi un grave incidente nel 2021 gli cambia la prospettiva della vita ma non lo ferma”. Non lo ferma perché, dopo un periodo di riabilitazione e di inevitabile sconforto, Perathoner scoprì quasi per caso, anche grazie al consiglio di una ex compagna di squadra, di poter rientrare nello sport agonistico attraverso il paraciclismo, anzi, il parasnowboard. La sua disabilità, certificata e inquadrata nella categoria LL2, quella per atleti con limitazioni funzionali agli arti inferiori, divenne così non un punto di arrivo, ma un nuovo punto di partenza.
Il dominio nella categoria paralimpica e la gioia di gareggiare in casa
L’esordio nel circuito paralimpico, avvenuto nel novembre del 2022 in Coppa Europa, fu un trionfo immediato, quasi a voler dimostrare che il talento non conosce categorie, ma solo nuove sfide. Da lì in poi, una scalata inarrestabile che lo ha portato a collezionare quindici vittorie in Coppa del Mondo e due ori iridati ai Mondiali di Big White del 2025, fino a presentarsi ai Giochi di casa con i favori del pronostico. Pronostico che ieri ha confermato con una gara autoritaria, come lui stesso ha dichiarato a caldo: “L’oro è quello a cui abbiamo sempre puntato, quello su cui abbiamo lavorato tanto in queste stagioni ed è meraviglioso. Oggi la pista era perfetta per le mie caratteristiche”. Una pista, quella di Cortina, che conosce bene e che ieri lo ha visto volare letteralmente, creando un vuoto alle proprie spalle che sapeva di liberazione. Il fatto di gareggiare in Italia, davanti al pubblico di casa, ha aggiunto un peso specifico notevole a questa vittoria, trasformando l’inno di Mameli in un coro che saliva dalle tribune e si mescolava al vento gelido delle Dolomiti.
Un medagliere che si arricchisce e la prospettiva di una nuova gara
Con questo oro, il terzo metallo prezioso per la spedizione azzurra, l’Italia scalda i motori in vista del prosieguo della manifestazione. La soddisfazione per il risultato è tangibile in tutto l’ambiente, non solo per il colore della medaglia, ma per la storia che essa rappresenta. Quella di Perathoner non è soltanto la vittoria di un campione, ma la testimonianza concreta di come lo sport possa diventare veicolo di riscatto e di vita. “Sport has no limits”, ama ripetere l’atleta, ed è difficile dargli torto osservando la sua traiettoria: da due Olimpiadi senza podio a un oro paralimpico conquistato con la forza di chi è rinato. Ora l’attenzione si sposta già sulla prossima sfida: il 14 marzo Perathoner tornerà in pista per il banked slalom, un’altra specialità che lo vede tra i favoriti e nella quale potrebbe replicare l’impresa. D’altronde, dopo aver trasformato una protesi in uno strumento per vincere, tutto sembra possibile. Il suo messaggio, lanciato più volte, è quello di non mollare mai, di guardare sempre avanti, un esempio che in molti, dentro e fuori dal mondo dello sport, faranno bene a seguire.




