La psicologa della «famiglia nel bosco» finisce nell'occhio del ciclone per cinque post pubblicati sui social
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Redazione Interno
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Cinque post. Cinque date ben precise che adesso rischiano di gettare un'ombra lunga e minacciosa sull'intero procedimento giudiziario in corso davanti al Tribunale per i minorenni dell'Aquila. Il 23, il 24, il 26 e il 30 novembre: sono queste le giornate in cui Valentina Garrapetta, la psicologa che affianca la consulente tecnica d'ufficio Simona Ceccoli nelle complesse operazioni peritali sulla cosiddetta «famiglia nel bosco», avrebbe pubblicato sui propri profili social alcuni messaggi considerati quantomeno inopportuni, se non gravemente lesivi del principio di imparzialità. Quei contenuti, oggi finiti al centro di una vibrata contestazione da parte dei consulenti di parte nominati dalla difesa dei genitori – lo psichiatra Tonino Cantelmi e la psicologa Martina Aiello – riguarderebbero proprio Nathan, Catherine e i loro tre figli, la coppia anglo-australiana che dal 20 novembre scorso vive separata, con la madre ospite insieme ai bambini nella casa famiglia di Vasto e il padre costretto a incontri limitati e contingentati.
La questione, come spesso accade in vicende giudiziarie di questa complessità, non riguarda tanto il contenuto specifico di quelle condivisioni – peraltro non riportato nei documenti ufficiali – quanto il principio generale che dovrebbe guidare l'operato di chi è chiamato a valutare le capacità genitoriali di un nucleo familiare già provato da un allontanamento così traumatico. La psicologa Garrapetta, che nei giorni scorsi ha sottoposto Catherine Birmingham a test grafici complessi – tra cui il celebre disegno della famiglia – e a domande dal forte valore proiettivo, si è vista recapitare accuse pesanti proprio da chi, quotidianamente, osserva gli effetti devastanti della separazione sui piccoli. Cantelmi, in particolare, avrebbe parlato di una vera e propria violazione del codice deontologico, sottolineando come la professionista avrebbe «condiviso in passato dichiarazioni pubbliche sui social gravissime contro la famiglia del bosco» per poi accettare l'incarico di valutarli attraverso i test psicodiagnostici. Una circostanza che, se confermata, minerebbe alla radice quel presupposto di neutralità che rappresenta il fondamento stesso di qualsiasi consulenza tecnica.
L'intervento della garante e i dubbi sulla professionalità della dottoressa
Sulla vicenda è intervenuta con decisione Alessandra De Febis, la Garante per l'Infanzia e l'Adolescenza della Regione Abruzzo, figura istituzionale chiamata a vigilare sul corretto trattamento dei minori coinvolti in procedure giudiziarie così delicate. Le sue parole, ponderate ma inequivocabili, lasciano poco spazio a interpretazioni: se quanto emerso dovesse trovare riscontro, ci troveremmo di fronte a un fatto di gravità inaudita, qualcosa che minerebbe in profondità l'imparzialità della valutazione tecnica. La Garante ha annunciato che si attiverà personalmente, utilizzando tutti gli strumenti che l'ordinamento mette a disposizione, per comprendere pienamente la dinamica dei fatti e valutare eventuali conseguenze sul piano procedurale. Non è escluso, infatti, che la questione possa approdare davanti al giudice titolare del procedimento, con possibili ricadute sulla validità delle perizie già svolte o in via di svolgimento.
Accanto alle contestazioni sui contenuti dei post, emerge un secondo fronte critico che riguarda il profilo professionale della dottoressa Garrapetta. Secondo quanto riportato dai consulenti di parte, esisterebbero dubbi sulla sua effettiva qualifica e sulle competenze specifiche necessarie per affrontare un caso dalle mille sfaccettature come quello della famiglia Trevallion. Una circostanza, questa, che aggiungerebbe ulteriore benzina sul fuoco di una polemica che rischia di travolgere l'intera impalcatura peritale costruita in questi mesi. I legali della coppia, gli avvocati Danila Solinas e Marco Femminella, starebbero valutando in queste ore eventuali iniziative da intraprendere per tutelare i propri assistiti, in attesa di poter esaminare la documentazione completa relativa ai contestati post social.
Il difficile contesto delle valutazioni psicodiagnostiche
Mentre la bufera giudiziaria si abbatte sulla figura della psicologa, le operazioni peritali proseguono in un clima di tensione crescente. Catherine Birmingham, la madre trentottenne originaria dell'Australia, ha mostrato segni evidenti di cedimento durante l'ultima seduta svoltasi al Centro di psicologia e psicoterapia di Palazzo Manieri. Un'ora e mezza di test interrotti bruscamente, con la donna uscita in lacrime e visibilmente scossa, come hanno riferito i presenti. La sua sofferenza, hanno raccontato fonti vicine alla famiglia, non riguarda tanto la propria condizione personale – per quanto difficile possa essere vivere in una struttura protetta lontano dal proprio compagno – ma il senso di impotenza nel non poter proteggere i bambini durante la notte, quando i piccoli vengono svegliati da incubi ricorrenti e la madre non è autorizzata a intervenire tempestivamente. Una situazione che la psicologa della difesa, Martina Aiello, ha definito di «angoscia cronica e stabilizzata», con ricadute preoccupanti sul piano emotivo dei tre minori.
La psicologa Martina Aiello, che segue da vicino l'evoluzione della vicenda, ha avuto modo di osservare comportamenti autolesionistici nei bambini, i quali si mordono le dita in continuazione e manifestano reazioni di ostilità verso le autorità, arrivando in un'occasione a lanciare oggetti contro una pattuglia dei carabinieri. Segnali inequivocabili, secondo la professionista, di un trauma da separazione che sta producendo effetti devastanti su personalità in formazione. Ecco perché, spiegano i consulenti di parte, la tempestività degli interventi diventa cruciale: quanto più si prolunga la permanenza nella casa famiglia, tanto più difficile diventa recuperare un equilibrio psicologico già messo a dura prova da settimane di lontananza forzata dal proprio ambiente naturale e dalle figure di riferimento.
Le implicazioni sul procedimento giudiziario e il ruolo dei periti
La vicenda dei post della psicologa Garrapetta apre uno scenario complesso sul piano processuale. Sebbene il suo ruolo all'interno della consulenza tecnica d'ufficio sia quello di supporto alla collega Ceccoli, la sua posizione risulta centrale nell'esecuzione dei test psicodiagnostici e, di conseguenza, nella raccolta di elementi che contribuiranno alla formazione del giudizio del tribunale. Il fatto che abbia espresso – o comunque condiviso – posizioni negative nei confronti della famiglia oggetto di valutazione, solleva inevitabili interrogativi sulla genuinità e affidabilità delle risultanze peritali. I consulenti di parte, Cantelmi e Aiello, hanno il diritto-dovere di sollevare eccezioni e chiedere chiarimenti, eventualmente avanzando istanza di ricusazione o sostituzione del professionista coinvolto.
Il Tribunale per i minorenni dell'Aquila, presieduto dalla giudice Nicoletta Orlando – subentrata recentemente alla collega Cecilia Angrisano – dovrà valutare con attenzione la portata delle contestazioni e decidere se gli elementi emersi siano tali da inficiare il lavoro svolto o se, al contrario, si tratti di polemiche strumentali prive di effettivo rilievo giuridico. Nel frattempo, la famiglia Trevallion continua a sperare in una rapida risoluzione della vicenda, confidando nel ritorno dei bambini nella loro abitazione di Palmoli, quel casolare di montagna dove avevano scelto di vivere seguendo uno stile di vita improntato all'autosufficienza e al contatto con la natura. Una scelta che, agli occhi di molti abitanti della zona, non avrebbe mai messo in discussione il benessere dei piccoli, descritti da testimoni come bambini sereni e in buona salute prima del traumatico allontanamento.




