La gru piegata come cartone e i corpi fantasma: il lavoro nero nel crollo di Palermo
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Redazione Interno
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Il braccio della gru si è piegato come se fosse stato di cartone. Nessun lento cedimento strutturale, ma un cedimento secco, improvviso, che ha trasformato il cestello – dove due uomini stavano lavorando a trenta metri d'altezza – in una trappola mortale. È accaduto in via Ruggero Marturano a Palermo, dove i corpi di Daniluc Tiberi Un Mihai, 50 anni, e Najahi Jaleleddine, 41 anni, sono stati trovati sull’asfalto. Qualcuno, forse per pietà o forse solo per dovere, li ha coperti: uno con un telo bianco a pois rossi, un rosso sbiadito che contrastava con il sangue vivo che ancora macchiava un lembo di cotone; l’altro con un telo verde acqua. Erano loro le vittime, ma nella scena di questo ennesimo bollettino di guerra civile, a parlare più forte è l’assenza. Quella dei contratti, delle tutele, dei nomi nei registri della Cassa edile o della Edilcassa. Erano operai “fantasma”, e lo sono diventati anche nella morte, prima di essere restituiti alla cronaca.
La dinamica del braccio spezzato
L’incidente, avvenuto intorno alle 11:20 di venerdì 10 aprile, ha avuto una dinamica tanto fulminea quanto violentemente classica per questo tipo di cantieri improvvisati. I due operai – uno di origine romena e l’altro tunisina – stavano operando dal cestello della gru per eseguire lavori di ristrutturazione in un appartamento situato tra l’ottavo e il decimo piano dello stabile. A un certo punto, il braccio meccanico montato sul camion si è spezzato senza preavviso: il cestello è precipitato verticalmente, sfondando la tettoia del negozio di pneumatici Gammicchia che si trova al piano terra. Un testimone oculare, sentito dagli inquirenti, ha raccontato che il boato è stato tale da far sembrare che fosse crollato un intero palazzo. La violenza dell’urto non ha lasciato scampo ai due lavoratori, che sono morti praticamente sul colpo a causa dell’impatto contro l’asfalto. Le loro condizioni contrattuali, o meglio la loro totale assenza, emergono come il vero dato strutturale di questa vicenda: nessuna delle due vittime, hanno confermato anche i familiari, risultava iscritta agli enti di categoria.
L’indagine e il “terzo uomo”
Mentre i corpi venivano rimossi, gli investigatori della Procura – coordinati dalla procuratrice aggiunta Laura Vaccaro – hanno iniziato a mettere i primi sigilli alla scena del crimine, che qui è anche un luogo di lavoro. Non si tratta solo di capire perché il braccio si sia spezzato (se per un vizio del mezzo, per un errore di manovra o per una banale inclinazione del camion di supporto), ma di ricostruire una filiera di responsabilità che parte dal basso e sale verso l’alto. Nelle prossime ore, è attesa l’iscrizione nel registro degli indagati per omicidio colposo del titolare della ditta Edil Tech, per cui i due stavano lavorando, e del proprietario dell’appartamento oggetto dei lavori. Un atto, questo, quasi dovuto che permetterà ai diretti interessati di nominare propri consulenti in vista dell’autopsia, già fissata per lunedì all’istituto di medicina legale del Policlinico. A completare il quadro, c’è la figura del ferito: un dipendente trentaquattrenne del gommista sottostante, rimasto coinvolto nel crollo e ricoverato in gravi condizioni all’ospedale Villa Sofia per un trauma cranico. La sua salvezza, raccontano i primi soccorritori, sarebbe stata quasi casuale, affidata alla protezione "povera" fornita da una pila di copertoni che ha attutito il peso del braccio della gru.
La scena e gli accertamenti tecnici
Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco per mettere in sicurezza la struttura ormai instabile e i rilievi della polizia, che ha acquisito le immagini delle telecamere di sorveglianza della zona per cercare di fissare gli ultimi istanti di vita dei due operai. L’attenzione degli inquirenti, in queste prime battute, si concentra su alcuni aspetti tecnici specifici: la posizione esatta del camion (se fosse perfettamente stabile o leggermente inclinato) e l’uso, o meglio il mancato uso, delle cosiddette “imbracature” di sicurezza. Alcuni residenti della zona, che hanno assistito alla scena dalle finestre, hanno riferito agli investigatori che i due non sembravano indossare i dispositivi anticaduta, anche se sarà l’autopsia a chiarire eventuali tracce di trattenuta. Il braccio della gru, recuperato dai tecnici, verrà sottoposto a verifiche approfondite per escludere un cedimento pregresso o un vizio di fabbricazione. Erano quasi abbracciati, racconta un testimone che ha visto i corpi prima che venissero coperti: un dettaglio umano, straziante, che restituisce l’idea di un terrore condiviso nei secondi finali della caduta.




