La gru fantasma di Palermo: lavori in nero e omissioni nel cantiere senza nome

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Nel quartiere palermitano dove sorge via Ruggero Marturano, a poca distanza dal fermento urbano che circonda lo stadio "Renzo Barbera", l’eco del boato si è trasformata immediatamente in un silenzio irreale. Fabio Coglitore, l’edicolante che gestisce il chiosco all’angolo, è stato il primo a varcare quella soglia invisibile che separa la routine quotidiana dalla cronaca nera. «Ho sentito le urla, lo schianto – racconta con la voce ancora rotta dallo choc – e mi sono precipitato. Tutto s’è compiuto in un attimo». I corpi di Daniluc Tiberi Un Mihai, rumeno di 50 anni, e Najahi Jaleleddine, tunisino di 41, giacevano sull’asfalto davanti a lui, vittime di un volo di una ventina di metri iniziato quando il cestello della gru su cui stavano lavorando ha ceduto. L’impatto, racconta ancora il commerciante, è stato talmente violento da non lasciare scampo: «Sono morti immediatamente, sul momento nemmeno un filo di sangue».

Il lavoro al nero e il cantiere fantasma

Ciò che emerge dalle prime verifiche condotte dalla Procura, coordinata sul campo dalla procuratrice aggiunta Laura Vaccaro, è un quadro di totale assenza di tutele che restituisce l’essenza di un sistema malato. Le due vittime, venute a mancare mentre cercavano di guadagnarsi da vivere per le rispettive famiglie (Najahi lascia la moglie Laura Troisi, la quale ha amaramente commentato che il marito «venerdì non doveva salire su quella gru»), risultavano completamente invisibili agli occhi degli enti preposti. Non avevano un contratto di lavoro regolare, una circostanza dolorosamente confermata anche dai parenti stretti, e non risultavano iscritti né alla Cassa Edile né alla Edilcassa. La ditta per cui operavano, la Ediltec Costruzioni srl, sembra aleggiare in un vuoto burocratico: da un primo controllo effettuato negli uffici comunali non è stata trovata alcuna documentazione relativa ai lavori, nessuna richiesta di permesso e neppure un banale cartello di cantiere affisso sulla strada a delimitare l’area o a proteggere i passanti dalla caduta di detriti. Una lunga catena di irregolarità, insomma, che ha reso quel cantiere una trappola mortale prima ancora che i due operai vi mettessero piede.

La dinamica dell’incidente e la posizione della gru

Gli inquirenti stanno ora concentrando i loro sforzi sulla ricostruzione della dinamica, con un’attenzione quasi maniacale verso due elementi chiave: la posizione del mezzo pesante e la mancanza dei dispositivi di sicurezza individuali. Una prima ipotesi tecnica, suffragata dall’analisi della scena del crimine, suggerisce che il braccio della gru – noleggiato per l’occasione – si sia spezzato a causa di una posizione ritenuta "sbagliata" o comunque troppo distante dal punto di intervento sul fabbricato. Quel braccio, piegandosi come se fosse stato di cartone secondo la cruda metafora di un residente, ha scaraventato il cestello nel vuoto mentre i due lavoratori erano intenti a completare i lavori di manutenzione di un balcone all’attico. Sul luogo dell’incidente, inoltre, non sono state rinvenute tracce delle imbracature di sicurezza o dei ganci di ancoraggio, elementi obbligatori per chi opera a decine di metri d’altezza: un dettaglio che fa pensare a una tragica consuetudine di trascuratezza. Nella caduta, parte della struttura ha sfondato la tettoia del vicino esercizio commerciale "Gammicchia gomme", ferendo un dipendente (un trentaquattrenne che si è salvato miracolosamente grazie a una pila di copertoni che ha attutito l’impatto) e finendo poi nello scivolo di un’officina di revisione auto sottostante.

Sviluppi giudiziari e precedenti inquietanti

Sul fronte penale, l’inchiesta aperta per omicidio colposo procede verso l’individuazione formale dei responsabili. Nelle prossime ore, come atto dovuto che consentirà loro di nominare consulenti tecnici in vista dell’esame autoptico, verranno iscritti nel registro degli indagati il titolare della Ediltec e il committente dei lavori, ovvero il proprietario dell’appartamento dove si stava intervenendo. L’autopsia sui corpi delle vittime è già stata fissata per i prossimi giorni presso l’istituto di medicina legale del Policlinico. Un aspetto che rende la vicenda ancora più agghiacciante è la somiglianza con un precedente sinistro: undici anni fa, esattamente con la stessa ditta e una sequenza drammatica quasi fotocopia, si verificò un incidente simile che però, evidentemente, non servì da monito sufficiente per correggere la rotta. Tra i silenzi complici degli uffici e l’assenza di cartelli segnaletici, la Procura dovrà ora accertare se quel cantiere "fantasma" fosse semplicemente il frutto di una negligenza occasionale o la manifestazione di una prassi consolidata di totale abrogazione delle norme di sicurezza sul lavoro.

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