Forza Italia, il vertice di Cologno sigilla l’asse Tajani-Berlusconi: quattro ore di riunione per il futuro del partito
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Redazione Interno
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Non sono bastati i lunghi mesi di tensioni sotterranee, né le fibrillazioni seguite al risultato del referendum – che pure avevano riacceso qualche malumore interno – per scalfire l’intesa tra Antonio Tajani e gli eredi del fondatore. L’incontro, durato poco più di quattro ore e ospitato negli uffici Mediaset di Cologno Monzese, ha restituito l’immagine di un partito che, almeno al vertice, intende procedere unito. Dalla sede dell’emittente, dove si sono incrociati i destini imprenditoriali e politici della famiglia Berlusconi per decenni, è uscita una versione compatta: Tajani resta al timone, e lo fa con il sostegno esplicito di Marina e Piersilvio.
A rendere l’appuntamento tutt’altro che una formalità è stata la presenza, accanto ai due figli di Silvio Berlusconi, di due figure chiave come Gianni Letta – da sempre considerato il “gran visir” del fondatore – e l’amministratore delegato di Fininvest, Antonio Pellegrino. Un quintetto, quello riunito a Cologno, che ha di fatto coperto i tre livelli decisivi del perimetro azzurro: la segreteria politica, la proprietà e la holding di famiglia. Le fonti vicine alla dinastia parlano di un clima “di grande amicizia e cordialità”, una formula che, nel linguaggio pacato della comunicazione istituzionale, assume qui il valore di un’autentica boccata d’ossigeno per il leader.
La riunione nell’ex quartier generale di Mediaset
A dispetto delle voci che, nelle settimane precedenti, avevano accennato a un possibile ricambio o a una riduzione dei poteri del segretario, l’ordine del giorno ha preso un’altra piega. Dopo un’ampia disamina dello scenario politico nazionale, di quello economico e delle crisi internazionali – comprese quelle che ridisegnano gli equilibri tra Europa e Stati Uniti, dove Trump è nuovamente presidente da oltre un anno – l’attenzione si è concentrata su un solo tema: il rilancio di Forza Italia. Non un rilancio generico, intendiamoci, bensì un’operazione che viene descritta come “nello spirito e con i valori del fondatore”.
Nessuna riscrittura del Dna azzurro, dunque, ma un tentativo di aggiornarne la forma senza tradirne la sostanza. La nota diffusa al termine della riunione lo specifica con una precisione quasi sartoriale: è emersa “una visione unitaria e condivisa” per il futuro del movimento. Le quattro ore abbondanti passate a Cologno non sono servite a limare conflitti aperti – nessuno, tra i presenti, ha mai ammesso pubblicamente l’esistenza di screzi – ma a ribadire che il perimetro delle decisioni resta ristretto e allineato.
Il ruolo dei figli e la regia di Gianni Letta
A colpire, nell’economia del vertice, è stata la funzione esercitata da Marina e Piersilvio Berlusconi. Pur non rivestendo cariche dirette nel partito, i due eredi hanno di fatto agito come garanti della continuità con l’impronta paterna. Non è un dettaglio secondario, perché la loro presenza fisica nella sede di Mediaset ha rappresentato un messaggio tanto per gli alleati di governo quanto per i potenziali malpancisti interni: chiunque avesse scommesso su un progressivo disimpegno della famiglia dopo la scomparsa del fondatore, si è trovato a fare i conti con una realtà diversa.
Gianni Letta, dal canto suo, ha offerto la sua consueta funzione di collante: uomo dei compromessi e delle mediazioni silenziose, ha assistito al confronto senza bisogno di imporre alcuna linea, perché la linea era già chiara. E, a guardare il comunicato finale, la sensazione è che l’incontro abbia assolto principalmente a un compito comunicativo: mostrare all’esterno che, nonostante qualche scricchiolio, l’asse regge.
Una riunione senza ribaltoni né colpi di scena
L’esito, definito “molto positivo” da chi ha partecipato, non ha prodotto annunci eclatanti né modifiche statutarie. E proprio questa assenza di novità fragorose costituisce, a suo modo, la notizia. In un sistema politico in cui le correnti e i personalismi hanno spesso frammentato i partiti di centro-destra, Forza Italia ha scelto per ora la strada della riconferma: Tajani respira, i Berlusconi tengono aperto il canale, e Gianni Letta continua a vigilare.
La riunione di Cologno Monzese, insomma, non racconta la storia di una resa dei conti, bensì quella di un passaggio di consegne tacito e già avvenuto in precedenza, che ora viene blindato da un patto di famiglia. Il futuro del partito, per come è stato delineato in quelle quattro ore, non prevede scossoni immediati: si procederà per linee interne, con lo stesso equilibrio che ha permesso a Forza Italia di sopravvivere alla scomparsa del suo leader carismatico. Che poi questa strategia basti a invertire il trend di un elettorato sempre più fluido, è un’altra partita. Per adesso, a Palazzo dei Cesaroni, si tira un sospiro di sollievo.




