Le nuove sanzioni Ue e Usa colpiscono il gas russo e le rotte del petrolio
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Redazione Esteri
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L'Unione europea e gli Stati Uniti, in un coordinamento che segna un nuovo passo nella pressione economica su Mosca, hanno inasprito le misure restrittive, prendendo di mira con determinazione i settori energetici che finanziano lo sforzo bellico. L'amministrazione di Donald Trump ha agito contro i produttori russi di petrolio, mentre Bruxelles ha varato il suo diciannovesimo pacchetto di sanzioni, il quale, come ha dichiarato l'alto rappresentante Ue Kaja Kallas, mira a rendere "sempre più difficile per Putin finanziare questa guerra". La novità di maggiore impatto, senza dubbio, è il divieto di importazione di gas naturale liquefatto russo, la cui decorrenza è fissata al primo gennaio 2027, una scelta che impegna il blocco comunitario su una traiettoria di lungo periodo.
Il divieto sul gas e la scadenza del 2027
La decisione di interrompere le importazioni di Gnl, sebbene posticipata, fornisce agli importatori europei – che hanno terminali in Belgio, Francia, Paesi Bassi, Spagna e Portogallo – un orizzonte temporale chiaro per disimpegnarsi dai contratti a lungo termine che li legano a Mosca. Questa prevedibilità, di cui si discuteva da mesi, è funzionale a scongiurare cause legali miliardarie che gli operatori avrebbero potuto intentare, trovandosi costretti a violare accordi commerciali già sottoscritti. Il provvedimento, pertanto, cerca di bilanciare l'esigenza di recidere i legami energetici con la necessità di proteggere le aziende dell'Unione da contenziosi onerosi e prolungati.
Il giro di vite su petrolio e "flotta ombra"
Oltre al gas, il pacchetto sanzionatorio inasprisce significativamente le restrizioni sul commercio del petrolio, vietando le transazioni con i colossi energetici russi Rosneft e Gazprom Neft. Parallelamente, prosegue l'azione di contrasto alla cosiddetta "flotta ombra", un insieme di navi che vengono utilizzate per eludere i price cap e le sanzioni già esistenti trasportando greggio russo: altre 117 imbarcazioni sono state aggiunte alla lista nera, portando il totale a 558 unità, a cui sarà negato l'accesso ai porti dell'Unione. Si tratta di un tentativo di bloccare quelle rotte opache, spesso supportate da assicuratori non europei, che consentono a Mosca di mantenere flussi di entrate vitali.
L'allargamento del perimetro a Cina e India
Un aspetto che denota un'evoluzione strategica delle sanzioni è l'estensione del loro raggio d'azione oltre i confini russi, colpendo entità in paesi terzi accusate di fornire un supporto materiale. L'Ue ha infatti preso di mira due raffinerie cinesi e una società commerciale con sede a Hong Kong, ritenute complici nell'acquistare e lavorare petrolio di origine russa, una mossa che ha immediatamente innescato una dura reazione diplomatica da parte di Pechino. Allo stesso modo, sono state incluse nel pacchetto misure restrittive verso entità in India e verso gli scambi di criptovalute, nel tentativo di ostruire i canali finanziari alternativi che il Cremlino sfrutta per rifornirsi di beni e tecnologia a duplice uso.
La limitazione dei movimenti diplomatici
Il ventaglio di misure non si limita alla sfera economica ma tocca anche quella diplomatica, con l'introduzione di limitazioni ai movimenti dei diplomatici russi all'interno dello spazio Schengen. Questa decisione, come è stato spiegato, risponde alla necessità di contrastare tentativi di destabilizzazione e attività di influenza che vanno al di là delle ordinarie relazioni internazionali. Mentre sul tavolo del Consiglio europeo resta in sospeso la complessa questione dell'utilizzo degli asset russi congelati, sul quale non è stato ancora trovato un accordo politico, il diciannovesimo pacchetto prova a stringere ulteriormente la morsa su più fronti, combinando azioni sul energetico, sul finanziario e sul logistico.
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