Ue, via libera al 21esimo pacchetto sanzioni contro la Russia: c'è la deroga per la Grecia sul Gnl
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Redazione Esteri
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Dopo settimane di estenuanti trattative diplomatiche, segnate da veti incrociati e pressioni nazionali, i rappresentanti permanenti dei Ventisette paesi membri riuniti in sede di Coreper hanno infine raggiunto un accordo politico sul ventunesimo pacchetto di sanzioni da imporre alla Russia.
L'intesa, maturata nella giornata del 23 luglio, arriva a conclusione di un braccio di ferro che ha visto la Grecia giocare un ruolo di primo piano, riuscendo a ottenere una deroga di fondamentale importanza per il proprio settore marittimo: il via libera a continuare a trasportare gas naturale liquefatto russo verso Paesi terzi, un'esenzione che rischia però di minare la compattezza e l'efficacia della strategia europea.
Si tratta del più vasto pacchetto di sanzioni individuali degli ultimi quattro anni, con 218 nuovi soggetti inseriti nella lista nera, di cui 48 persone fisiche e ben 170 entità giuridiche, a testimonianza della volontà di Bruxelles di mantenere alta la pressione sull'economia di Mosca nonostante le crescenti difficoltà nel trovare un fronte comune.
Il prezzo del greggio congelato e l'assalto alla flotta ombra
Uno dei pilastri del nuovo pacchetto di misure restrittive riguarda il meccanismo del price cap sul petrolio russo, che è stato congelato per un anno al valore di 44,10 dollari al barile. La decisione, che avrà effetto fino al 15 luglio 2027, è stata dettata dalla necessità di evitare un adeguamento automatico al rialzo del tetto massimo, conseguenza dell'impennata del costo delle materie prime dovuta al conflitto in Medio Oriente e alla chiusura virtuale dello Stretto di Hormuz.
L'obiettivo dichiarato è quello di continuare a sottrarre ingenti risorse alla macchina da guerra del Cremlino, e le stime parlano di un mancato introito per Mosca che potrebbe aggirarsi intorno ai 3,5 miliardi di euro in un solo anno.
Contestualmente, l'Unione Europea ha deciso di allargare il giro di vite contro la cosiddetta flotta ombra, le navi che consentono alla Russia di eludere le restrizioni internazionali: oltre quaranta nuove imbarcazioni sono state aggiunte alla lista nera, che già ne contava 632, e per la prima volta vengono colpiti anche i soggetti che forniscono servizi di supporto a queste petroliere, come le agenzie di equipaggio.
La mossa della Grecia e il compromesso sul gas liquefatto
L'elemento che ha maggiormente caratterizzato e rallentato l'approvazione del ventunesimo pacchetto di sanzioni è stata, senza dubbio, la richiesta della Grecia di rivedere il divieto, approvato all'unanimità in un precedente pacchetto, relativo al trasporto di Gnl russo verso Paesi extra Unione a partire dal gennaio del 2027.
Atene, che vanta la più grande flotta mercantile del mondo e il cui armatore George Prokopiou, a capo della Dynagas, ha un interesse diretto nel trasporto del gas proveniente dal terminal Yamal in Siberia, ha minacciato il veto per ottenere una deroga che consentisse alle proprie compagnie di continuare le operazioni, evitando così di perdere quote di mercato a favore di concorrenti cinesi o giapponesi.
La richiesta, giudicata da molti partner come un tentativo improvviso di riaprire un testo già convertito in legge europea, ha creato un pericoloso precedente, ma la tenacia greca ha avuto la meglio: il compromesso raggiunto prevede una deroga di un anno per i trasferimenti di Gnl russo verso Paesi terzi, limitata ai contratti stipulati prima del febbraio 2022 e con la clausola che le capacità di trasporto non potranno superare i livelli registrati nel 2025.
L'esenzione, inoltre, potrà essere rinnovata annualmente, consegnando di fatto ad Atene una leva di pressione periodica sull'intero apparato sanzionatorio europeo.
Colpiti banche, criptovalute e il complesso militare-industriale
Al di là delle complesse questioni energetiche, il ventunesimo pacchetto di sanzioni rappresenta un'offensiva a tutto campo contro i nervi scoperti dell'economia russa. Per la prima volta, l'Unione Europea ha introdotto il divieto di transazioni per trentatré istituti di credito russi, che si vanno ad aggiungere a un centinaio di banche già sanzionate, e ha esteso le restrizioni a quattordici piattaforme di servizi per criptovalute, considerate un canale privilegiato per aggirare i sistemi di controllo finanziario occidentali.
Sul fronte del complesso militare-industriale, sono state colpite oltre cinquanta aziende della difesa, molte delle quali coinvolte nella produzione dei droni a lungo raggio utilizzati da Mosca per i bombardamenti contro le infrastrutture civili ucraine, e sono state introdotte nuove restrizioni all'esportazione di beni e tecnologie dual use, come polveri di nichel e berillio, fondamentali per l'industria aerospaziale e missilistica russa.
Tra le misure di contorno, il pacchetto prevede anche una base giuridica per l'istituzione di un divieto di visto per i combattenti russi coinvolti nelle operazioni in Ucraina, mentre sono state stralciate dal testo finale le ipotesi di un bando all'importazione di pesce russo, fortemente osteggiato da Germania e Portogallo, e la designazione del patriarca Kirill, che aveva incontrato l'opposizione della Bulgaria.
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