Ifis, addio agli Npl e profit warning: il titolo crolla del 37% a Piazza Affari

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il titolo Banca Ifis ha subito una delle peggiori sedute della sua storia recente, archiviando la giornata di ieri con un crollo del 37% che lo ha portato a 13,46 euro, dopo una partenza già complessa che non gli ha permesso di fare prezzo in apertura. Un tonfo che riporta le quotazioni ai livelli di giugno 2023, cancellando di fatto i progressi messi a segno nei mesi precedenti e che avevano portato il titolo a toccare i 27,54 euro a febbraio scorso.

All'origine del tracollo vi è un combinato disposto di annunci arrivati nella serata di giovedì, a borse ormai chiuse, che hanno lasciato il tempo al mercato di digerire la portata delle decisioni prese dal consiglio di amministrazione presieduto da Ernesto Fürstenberg Fassio.

La svolta strategica: venduto il business dei crediti deteriorati

Il consiglio di amministrazione ha infatti deliberato l'avvio di un processo competitivo finalizzato alla cessione dell'intero ramo d'azienda dedicato ai crediti deteriorati (Npl), un'attività che rappresentava una delle anime storiche dell'istituto veneto e che dava lavoro a circa 400 persone, gestita attraverso le controllate Ifis Npl Servicing e Ifis Npl Investing.

Il portafoglio in vendita ammonta a un valore contabile netto di circa 1,5 miliardi di euro, concentrato prevalentemente nel segmento dei cosiddetti "small tickets unsecured", ovvero crediti di piccolo taglio e privi di garanzia reale.

L'operazione, che secondo le intenzioni del management dovrebbe concludersi entro la fine dell'anno con perfezionamento all'inizio del 2027, rientra nel più ampio processo di riposizionamento strategico avviato con le acquisizioni del 2025, tra cui spiccano quelle di illimity Bank ed Euclidea SIM, oggi ribattezzata Fürstenberg SIM.

L'obiettivo dichiarato è quello di accelerare la trasformazione del gruppo verso un modello di banca commerciale sempre più focalizzata sui servizi finanziari alle imprese, abbandonando un segmento, quello dei crediti deteriorati, reso sempre più oneroso dalle nuove regole europee sul calendar provisioning che obbligano a accantonamenti crescenti.

L'ispezione di Bankitalia e gli accantonamenti da 70 milioni

A pesare sulla decisione e, contestualmente, sui conti del secondo trimestre ha contribuito in maniera decisiva anche un'ispezione generale condotta da Banca d'Italia, la cui relazione finale è attesa tra la fine di luglio e l'inizio di settembre e che, come riferito dall'amministratore delegato Frederik Geertman, potrebbe ancora portare a ulteriori aggiustamenti.

In attesa del verdetto finale dell'autorità di vigilanza, il gruppo ha scelto di adottare un approccio prudenziale, rivedendo proattivamente il profilo di rischio di alcune esposizioni creditizie di grandi dimensioni e deliberando accantonamenti complessivi per 70 milioni di euro.

Di questi, circa 30 milioni derivano proprio dalla revisione dei profili di rischio conseguente alle risultanze preliminari dell'ispezione, mentre i restanti 40 milioni sono legati all'aggiornamento semestrale dei piani di recupero dei portafogli di crediti deteriorati acquisiti con illimity Bank e sono finalizzati a rafforzare i livelli di copertura e supportare la strategia di de-risking del gruppo bancario.

Un'operazione di "pulizia di bilancio" che ha l'obiettivo di mettere in sicurezza i conti in vista del nuovo corso, anche grazie all'iscrizione in bilancio di 70 milioni di euro di attività fiscali differite (DTA) che contribuiranno positivamente alla generazione di capitale nel tempo, sebbene non possano compensare nell'immediato l'impatto degli accantonamenti sui risultati dell'anno.

Guidance dimezzata: utile 2026 quasi dimezzato

Il combinato disposto di questi elementi ha spinto il management a rivedere significativamente al ribasso le stime per l'utile dell'esercizio in corso, con una guidance che precipita dalla precedente forchetta di 170-190 milioni a un nuovo intervallo compreso tra 100 e 110 milioni di euro. Un taglio secco che non incorpora, come precisato dalla banca stessa, gli effetti che potrebbero derivare dal previsto deconsolidamento del portafoglio Npl né eventuali ulteriori impatti scaturenti dall'esito definitivo dell'ispezione di Banca d'Italia.

Durante la conference call con gli analisti, l'ad Geertman ha preferito non fornire anticipazioni sull'esercizio 2027, segnalando che il gruppo ha diverse cose in divenire, ma ha confermato la volontà di proseguire con la revisione della struttura dei costi per adeguare la banca al nuovo assetto operativo, una volta completato il processo di deconsolidamento.

Il nuovo piano strategico, che ridisegnerà Banca Ifis come una specialty finance bank focalizzata sul mondo delle imprese, è atteso per l'inizio del 2027, anno in cui si prevede di raccogliere appieno i frutti delle sinergie derivanti dalle operazioni straordinarie concluse. Sul fronte della remunerazione degli azionisti, il top manager ha escluso al momento cambiamenti formali alla politica dei dividendi, precisando che le decisioni sulla cedola verranno prese a fine anno, quando il quadro sarà più chiaro.

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