Banca Ifis, il crollo in Borsa e l'addio ai crediti deteriorati: cosa c'è dietro il ribasso del 37%

Banca Ifis, il crollo in Borsa e l'addio ai crediti deteriorati: cosa c'è dietro il ribasso del 37%
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Redazione Economia Redazione Economia   -   Una seduta da dimenticare per Banca Ifis. Il titolo dell'istituto veneto ha subito un tracollo a Piazza Affari, chiudendo le contrattazioni con un ribasso che ha sfiorato il 37%, fermandosi a 13,46 euro. Una vera e propria debacle, che ha visto il mercato bocciare senza appello il riposizionamento strategico annunciato dal consiglio di amministrazione, riunitosi nella serata precedente a borse ormai chiuse.

L'azzeramento di fatto del valore di borsa, con il titolo che è tornato sui livelli di febbraio 2024, è stato innescato da un combinato disposto di fattori: la decisione di uscire dal business dei crediti deteriorati (gli Npl), un profit warning che ha quasi dimezzato le stime di utile per il 2026 e accantonamenti straordinari per 70 milioni di euro. Una tempesta perfetta che ha colto di sorpresa anche gli analisti più attenti.

Addio agli Npl: una scelta obbligata o una svolta strategica?

Il cuore della decisione, quella che ha scatenato le vendite, è l'avvio di un processo competitivo per la cessione dell'intero ramo Npl, l'attività storica della banca che oggi amministra circa 1,5 miliardi di euro di valore contabile netto di crediti deteriorati. Si tratta prevalentemente di posizioni di piccolo taglio e senza garanzia, il cosiddetto segmento "small tickets unsecured", gestite attraverso le controllate Ifis Npl Servicing e Ifis Npl Investing.

L'obiettivo dichiarato dall'amministratore delegato Frederik Geertman è quello di deconsolidare il portafoglio entro l'anno, con il perfezionamento dell'operazione previsto all'inizio del 2027, per accelerare la trasformazione del gruppo in una banca specializzata nei servizi finanziari alle imprese. Sebbene l'idea di una revisione del comparto fosse già nell'aria, le tempistiche accelerate e la decisione di uscire completamente da un business che ha rappresentato un pilastro per l'istituto hanno spiazzato il mercato.

La mossa, come spiegato dallo stesso Geertman, riflette anche le nuove linee guida regolamentari in materia di calendar provisioning, che rendono sempre più oneroso per gli istituti di minori dimensioni detenere in bilancio masse di crediti deteriorati, un tema reso ancora più pressante dall'ispezione in corso di Banca d'Italia.

L'ispezione di Bankitalia e l'impatto sui conti

A pesare come un macigno sui conti del secondo trimestre e sulle prospettive future sono stati gli accantonamenti per 70 milioni di euro, decisi proprio in scia all'ispezione generale condotta dall'autorità di vigilanza. Trenta milioni di euro derivano da una revisione proattiva del profilo di rischio su alcune grandi esposizioni creditizie, un passo che la banca ha definito "conservativo" e che è stato adottato in attesa del rapporto finale dell'ispezione, atteso tra la fine di luglio e l'inizio di settembre.

A questi si aggiungono ulteriori 40 milioni di euro, relativi a esposizioni cartolarizzate nel comparto Npl di illimity Bank, acquisita lo scorso anno. Questi accantonamenti, resi necessari dall'aggiornamento dei piani di recupero, servono a rafforzare le coperture e a supportare la strategia di de-risking del gruppo. L'impatto combinato di queste rettifiche ha costretto il management a rivedere drasticamente al ribasso la guidance sull'utile 2026, ora previsto in una forchetta tra 100 e 110 milioni di euro, contro i precedenti 170-190 milioni.

La banca ha comunque precisato che la nuova stima non include gli effetti del futuro deconsolidamento del portafoglio Npl, né eventuali ulteriori impatti derivanti dall'esito definitivo dell'ispezione di Bankitalia.

Le reazioni del mercato e le prospettive future

La reazione del mercato è stata impietosa, con il titolo che in apertura non è riuscito nemmeno a fare prezzo, per poi scivolare progressivamente fino al -37% di chiusura. Una bocciatura netta di un piano che, se da un lato punta a semplificare e a riposizionare la banca su un modello di "specialty finance" più focalizzato e, si spera, remunerativo, dall'altro solleva interrogativi sulla capacità di gestire una transizione così complessa.

Durante la conference call con gli analisti, l'ad Geertman ha cercato di rassicurare gli investitori, confermando che non ci sarà una revisione della politica dei dividendi e che le decisioni sulla cedola verranno prese a fine anno, quando il quadro sarà più chiaro. L'obiettivo è di raggiungere un coefficiente patrimoniale Cet1 del 13,5% entro fine 2026, con l'ambizione di arrivare al 14%.

Il nuovo piano industriale, che disegnerà il futuro di Banca Ifis come banca commerciale focalizzata sulle imprese, sarà presentato all'inizio del 2027, quando si inizieranno a vedere anche i frutti delle sinergie derivanti dalle acquisizioni di illimity Bank e di Euclidea Sim (oggi Fürstenberg Sim).

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