Banca Ifis, il crollo in Borsa e l'addio ai crediti deteriorati: cosa c'è dietro il -37%
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Redazione Economia
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Una seduta da dimenticare per Banca Ifis, che venerdì 26 giugno ha visto il suo titolo sprofondare in Borsa con un ribasso vicino al 37%, chiudendo a 13,46 euro. Una vera e propria débâcle quella che ha colpito l'istituto veneto, iniziata già in apertura di contrattazioni quando il titolo non è riuscito a fare prezzo, per poi cedere terreno in maniera progressiva nel corso della giornata.
A provocare questa reazione del mercato ci sono due decisioni cruciali prese dal consiglio di amministrazione, riunitosi sotto la presidenza di Ernesto Fürstenberg Fassio. Da un lato, la banca ha annunciato l'avvio di un processo competitivo per la cessione del suo storico business dei crediti deteriorati (Npl), dall'altro, ha rivisto in modo drastico al ribasso le stime di utile per il 2026 e accantonato 70 milioni di euro a copertura del rischio creditizio.
L'addio al business degli Npl e il riposizionamento strategico
La decisione di maggior impatto, dal punto di vista strategico, è stata quella di mettere in vendita l'intero comparto degli Npl, un'attività che ha rappresentato per anni una delle anime storiche della banca.
Il processo competitivo, che riguarda le controllate Ifis Npl Servicing e Ifis Npl Investing, punta a deconsolidare un portafoglio che attualmente amministra un valore contabile netto di circa 1,5 miliardi di euro, concentrato per la maggior parte nel segmento dei cosiddetti "small tickets unsecured", ovvero crediti di piccolo importo e privi di garanzia.
L'amministratore delegato Frederik Geertman ha spiegato agli analisti che la cessione delle attività legate ai crediti deteriorati dovrebbe concludersi entro la fine dell'anno, con il perfezionamento dell'operazione previsto per l'inizio del 2027.
Questo addio agli Npl non è però una scelta improvvisa, ma si inserisce in un più ampio percorso di riposizionamento strategico già avviato con le acquisizioni straordinarie del 2025: illimity Bank e Euclidea SIM, oggi Fürstenberg SIM. L'obiettivo dichiarato è quello di accelerare la trasformazione del modello di Banca Ifis, rendendola un istituto sempre più specializzato nei servizi finanziari alle imprese, alla famiglie e alla banca commerciale.
Le nuove regole europee in materia di "calendar provisioning", che rendono sempre più oneroso detenere in bilancio masse di crediti deteriorati, hanno certamente giocato un ruolo decisivo, spingendo la banca a liberare risorse e rafforzare il proprio profilo patrimoniale.
L'ispezione di Bankitalia e gli accantonamenti da 70 milioni
A rendere la situazione ancora più complessa e a pesare sul titolo, ci sono poi gli accantonamenti straordinari per circa 70 milioni di euro deliberati dal cda. Questa decisione, che ha contribuito in modo sostanziale al taglio delle stime sull'utile, affonda le sue radici in un'ispezione generale condotta da Banca d'Italia presso l'istituto.
Il rapporto finale dell'ispezione non è stato ancora pubblicato – è atteso tra la fine di luglio e l'inizio di settembre – ma la banca, adottando un approccio prudenziale in attesa dell'esito definitivo, ha proattivamente rivisto il profilo di rischio di alcune esposizioni creditizie di grandi dimensioni. Da questa revisione sono scaturiti circa 30 milioni di euro di accantonamenti, pari allo 0,20% del totale degli attivi creditizi.
A questi si aggiungono altri 40 milioni di euro, che riguardano invece specifiche esposizioni cartolarizzate nel comparto Npl di illimity Bank. L'aggiornamento semestrale dei piani di recupero, condotto sulla base dei dati forniti dai master servicer, ha portato a rettifiche volte a rafforzare i livelli di copertura e a supportare la strategia di riduzione del rischio (de-risking) del gruppo.
L'impatto di questi accantonamenti è stato solo in parte compensato dall'iscrizione in bilancio di circa 70 milioni di euro di attività fiscali differite (DTA), che contribuiranno alla generazione di capitale negli esercizi successivi, ma senza attenuare la batosta immediata sui conti del 2026.
Il taglio della guidance e le prospettive future
Il combinato disposto della cessione del business Npl e degli accantonamenti straordinari ha costretto Banca Ifis a rivedere in modo significativo le proprie previsioni sull'utile netto per l'esercizio in corso. La nuova guidance è stata fissata in un intervallo compreso tra 100 e 110 milioni di euro, un taglio netto rispetto alla precedente forchetta che oscillava tra 170 e 190 milioni.
La banca ha tenuto a precisare che questa nuova stima non include ancora gli effetti del previsto deconsolidamento del portafoglio Npl né eventuali ulteriori impatti derivanti dall'esito finale dell'ispezione di Banca d'Italia.
Nonostante il terremoto in Borsa, l'ad Geertman ha cercato di rassicurare gli investitori, spiegando che la politica dei dividendi non è formalmente cambiata, e che le decisioni definitive sulla cedola saranno prese alla fine dell'anno, quando il quadro sarà più chiaro. Nel 2027, anno in cui è atteso il pieno conseguimento delle sinergie derivanti dalle acquisizioni, la banca si dice fiduciosa di poter valorizzare appieno il potenziale commerciale di illimity.
Un nuovo piano strategico, che ridisegnerà completamente il profilo di Banca Ifis, è atteso proprio per i primi mesi del 2027, una volta che gli effetti del deconsolidamento del portafoglio Npl saranno stati interamente contabilizzati.




