Banca Ifis, crollo in Borsa e cessione del business NPL entro fine anno

Banca Ifis, crollo in Borsa e cessione del business NPL entro fine anno
Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Economia Redazione Economia   -   Banca Ifis ha visto il proprio titolo crollare di quasi il 37 per cento in una sola seduta a Piazza Affari, in quella che è stata una delle peggiori performance tra i bancari italiani, dopo la diffusione di un profit warning che ha tagliato le stime sull’utile 2026 e l’annuncio di accantonamenti straordinari per complessivi 70 milioni di euro, in buona parte conseguenti a un’ispezione generale avviata da Banca d’Italia.

L’istituto guidato dalla famiglia Fürstenberg Fassio ha chiuso la seduta di venerdì 26 giugno a 13,46 euro, con la capitalizzazione scesa a circa 824 milioni di euro e quotazioni che appaiono lontanissime dai 27,54 euro toccati a febbraio, quando il titolo aveva raggiunto il massimo degli ultimi sette anni.

Una flessione così marcata ha naturalmente acceso i riflettori sulle scelte strategiche della banca, a cominciare dalla decisione di cedere entro la fine dell’anno il proprio business degli Npl, i crediti deteriorati, completando un percorso di riconversione industriale già avviato con le precedenti cessioni di Abilio e ARECneprix.

Gli accantonamenti e le ispezioni di Bankitalia

Il fulcro della doccia fredda per il mercato risiede proprio nell’ispezione generale condotta dalla Banca d’Italia, i cui esiti hanno imposto alla banca veneziana di rivedere al ribasso le previsioni sull’utile dell’esercizio in corso, nonché di procedere con accantonamenti straordinari per 70 milioni. Di questi, una quota rilevante è direttamente riconducibile alle risultanze ispettive, che hanno messo in luce aspetti su cui l’istituto è stato costretto a intervenire con immediatezza.

Il management ha inoltre annunciato una revisione complessiva della struttura dei costi, in un quadro che si va facendo più complesso per la redditività attesa. Al contempo, la banca ha confermato la propria intenzione di distribuire i dividendi, mentre il CET1, il principale indice di solidità patrimoniale, viene proiettato al 13,5 per cento, un livello che, pur se in calo rispetto alle precedenti stime, resta comunque al di sopra dei minimi regolamentari.

Addio agli Npl e la ridefinizione degli asset strategici

Il cuore della nuova strategia industriale, e non potrebbe essere altrimenti, è rappresentato dall’avvio di un processo competitivo per il deconsolidamento del business degli Npl, che la banca intende portare a termine entro la fine dell’anno. Si tratta dell’ultimo atto di un ridisegno dell’assetto già messo in moto con le cessioni di Abilio e di ARECneprix, due operazioni che, insieme alla nuova dismissione, vanno a modificare in profondità la composizione delle attività considerate strategiche e il profilo di rischio dell’istituto.

In questo senso, la banca sta compiendo una scelta precisa, ovvero quella di ridurre il peso dei crediti deteriorati all’interno del proprio portafoglio e di concentrarsi su comparti caratterizzati da un diverso profilo di rendimento e assorbimento di capitale. La manovra, se da un lato punta a semplificare il modello di business, dall’altro espone la banca a un periodo di transizione complesso, come del resto dimostra la reazione della Borsa.

La giornata di Borsa e il confronto con gli analisti

Il giorno successivo al crollo, il titolo ha subito un ulteriore scivolone, toccando quota 12,22 euro con un calo del 9,2 per cento, in un contesto di mercato che ha punito soprattutto i titoli bancari con un’esposizione significativa agli Npl.

Gli analisti hanno prontamente rivisto al ribasso i target price, anche se molti continuano a intravedere un notevole potenziale di recupero rispetto ai valori correnti; i nuovi prezzi obiettivo, per quanto ridimensionati dopo la conference call con il management, restano ben al di sopra delle quotazioni di Borsa, segno che il giudizio di fondo sul valore dell’istituto rimane positivo.

Eppure lo scenario tecnico, come emerge dall’andamento rispetto all’indice FTSE Italia Mid Cap, evidenzia un rallentamento del trend di Banca Ifis rispetto alle società a media capitalizzazione, situazione che, secondo i market maker, potrebbe rendere il titolo oggetto di pressioni ribassiste nel breve termine, almeno fino a quando il processo di cessione non avrà assunto contorni più definiti.

Le richieste sindacali sulle ricadute occupazionali

Il sindacato della Fabi ha chiesto un confronto trasparente con la banca per fare chiarezza sulle ricadute occupazionali e organizzative derivanti dalla nuova strategia. L’avvio del processo di vendita del business degli Npl e le precedenti dismissioni sollevano inevitabilmente interrogativi circa l’impatto sui posti di lavoro e sulle strutture operative, anche in relazione alla revisione dei costi già annunciata.

Il sindacato ha sottolineato la necessità di garanzie per i lavoratori, chiedendo che le eventuali ristrutturazioni vengano accompagnate da misure di sostegno e da un piano industriale che tenga conto della dimensione sociale oltre che di quella finanziaria. Le richieste della rappresentanza sindacale sono destinate ad alimentare ulteriormente il dibattito attorno al futuro dell’istituto, anche in vista del completamento dell’operazione di cessione, che rappresenta ormai il vero nodo strategico da sciogliere per il management.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.