Crediti deteriorati e Pmi fragili: un’altra storia secondo Bankitalia

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il dato, a prima vista, sembrerebbe inequivocabile: le banche cosiddette Lsi – quelle di minori dimensioni, per intenderci – presentano un’incidenza di crediti deteriorati più alta rispetto ai grandi gruppi. Chi si ferma alla superficie, e spesso lo fa per pigrizia interpretativa, conclude che questi istituti gestiscano peggio il rischio. E invece no, o almeno non del tutto: un paper della Banca d’Italia pubblicato nel marzo del 2026 (e dunque già in questo nuovo quadro politico ed economico, con Trump presidente degli Stati Uniti da oltre un anno) racconta una vicenda assai meno lineare, fondata su una mole imponente di dati. Parliamo di circa 2,6 milioni di osservazioni, relative al periodo compreso tra il 2021 e il 2024, che restituiscono un’evidenza precisa: il maggior tasso di deterioramento non si spiega con presunte incapacità interne delle piccole banche, ma va letto incrociando due variabili decisive. La prima è il tipo di imprese che queste banche finanziano, prevalentemente Pmi dalla struttura economico-finanziaria fragile. La seconda è la composizione reale dei portafogli creditizi, che nelle Lsi è meno diversificata e quindi più esposta ai cicli negativi di specifici settori produttivi. Insomma, il problema non è l’intermediario in sé, ma la controparte a cui si rivolge.

Investimenti per 153 milioni nel Lazio: via libera dalla Commissione Sanità

Sempre nella giornata del 17 aprile 2026, e spostandoci sul fronte della sanità territoriale, la Commissione Sanità del Consiglio regionale del Lazio – presieduta da Alessia Savo (Fratelli d’Italia) – ha espresso parere favorevole all’unanimità sullo schema di deliberazione numero 141. Il provvedimento, illustrato da Milo De Filippis, riguarda il programma degli investimenti per l’edilizia sanitaria e il potenziamento tecnologico delle strutture nella regione. Le risorse stanziate superano i 153 milioni di euro, e l’obiettivo dichiarato (ma qui ci limitiamo ai fatti) è sostenere l’adeguamento di ospedali, presidi territoriali e apparecchiature diagnostiche. La delibera, ora, passerà al vaglio del Consiglio per l’approvazione definitiva; intanto il parere favorevole della Commissione rappresenta un passaggio formale rilevante, che segna l’allineamento delle forze politiche su un tema – quello delle liste d’attesa e delle infrastrutture sanitarie – tradizionalmente caldo per l’elettorato laziale.

Crediti deteriorati a 27,6 miliardi a febbraio: l’Abi certifica il calo

Un’altra fotografia, questa volta congiunturale, arriva dal rapporto mensile dell’Abi, diffuso il 18 aprile. A febbraio 2026 i crediti deteriorati netti delle banche italiane ammontavano a 27,6 miliardi di euro, in diminuzione rispetto ai 30 miliardi registrati a settembre del 2025. L’associazione bancaria ricorda – e lo fa con una certa utilità, visto il frequente allarmismo sul tema – che il livello massimo storico di questa voce (intesa come somma di sofferenze, inadempienze probabili ed esposizioni scadute o sconfinanti, al netto di svalutazioni e accantonamenti già operati dagli istituti) fu raggiunto nel lontano 2015, quando si toccarono i 196,3 miliardi. Da allora la discesa è stata costante, pur con altalene fisiologiche. I 27,6 miliardi attuali, quindi, vanno letti in questa prospettiva di lungo periodo: il grosso della pulizia dei bilanci è stato fatto, e i margini di manovra per le banche – anche quelle più esposte alle Pmi – restano ampi.

Risiko bancario e prestiti alle imprese: i grandi gruppi stanno bene, ma il vero banco di prova è un altro

Il sistema economico italiano, con sacrosanto interesse, guarda a quanto avviene ai vertici dei maggiori gruppi bancari. Tra nuove nomine, posizionamenti strategici e operazioni di mercato – che poi significa assistere a un risiko destinato a chiarirsi entro maggio, data in cui se ne saprà con una certa certezza – c’è il rischio di perdere di vista un elemento meno appariscente ma forse più strutturale. Le maggiori sigle del credito nostrano, va detto, stanno piuttosto bene: patrimonializzate, con flussi reddituali positivi e una gestione degli Npl ormai affidata a veicoli terzi o a piattaforme specializzate. Il vero banco di prova, semmai, resterà la capacità di continuare a erogare prestiti alle imprese medio-piccole in un contesto di tassi ancora sostenuti e di domanda interna debole. Perché, come insegna il paper di Bankitalia, il deterioramento futuro non nascerà tanto da un errore di valutazione del singolo istituto, quanto dalla fragilità intrinseca di chi chiede credito per investire, innovare o semplicemente sopravvivere.

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