Fine vita, la Lombardia scrive le regole. Bertolaso firma le indicazioni per gli ospedali, ma nel centrodestra è scontro

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La Regione Lombardia ha messo nero su bianco le procedure che gli ospedali e le Aziende socio-sanitarie territoriali (Asst) dovranno seguire qualora un paziente dovesse fare richiesta di suicidio medicalmente assistito. L’assessore al Welfare, Guido Bertolaso, ha annunciato di aver predisposto un documento, un vero e proprio vademecum, che definisce tempi, modalità e requisiti per accedere alla morte volontaria, allineandosi pedissequamente alle sentenze della Corte costituzionale in materia, in attesa – ormai da anni – di una legge nazionale che possa colmare il vuoto legislativo esistente.

Le regole del vademecum e le procedure per le Asst

Il documento, la cui emanazione è prevetta a breve (forse già la prossima settimana), rappresenta la traduzione operativa dei dettami della Consulta, che ha ripetutamente ribadito – si pensi alla sentenza 242 del 2019 o alle più recenti pronunce come la 135 del 2024 e la 204 del 2025 – come, in assenza di una disciplina parlamentare, le Regioni abbiano non solo la facoltà, ma il dovere di organizzare percorsi certi per chi si trovi nelle condizioni di sofferenza intollerabile previste dalla giurisprudenza. Bertolaso, assumendosi la piena responsabilità politica e amministrativa dell’atto – senza attendere un passaggio formale in Giunta – ha sottoposto il testo ai capigruppo della maggioranza, recependo alcune delle modifiche da loro proposte.

La mobilitazione dell’Associazione Luca Coscioni e la raccolta firme nel Lecchese

Mentre l’assessorato affina la burocrazia sanitaria, sul territorio prende un’iniziativa parallela che mira a superare i limiti di queste stesse linee guida. L’Associazione Luca Coscioni ha avviato, anche nel lecchese, la raccolta firme per la campagna “Liberi subito”, con l’obiettivo di sostenere una proposta di legge regionale di iniziativa popolare. Il calendario è già fitto: si parte domenica 17 maggio a Merate, in piazza Prinetti (9:30-12:30), per poi spostarsi a Lecco in piazza XX Settembre il 23 (9:30-18:30) e il 24 maggio (9:30-12:30). Il giro di tappa prosegue il 30 maggio ancora a Merate, stavolta in piazza degli Eroi (15:00-18:30), per chiudere il mese domenica 31 a Valmadrera, in via Manzoni. L’associazione, forte della recente conferma della Consulta sulla legittimità delle Regioni a legiferare in materia organizzativa (come stabilito nel giudizio sulla legge toscana), chiede regole fisse e vincolanti che vadano oltre le semplici “indicazioni operative” firmabili da un assessore.

Le crepe nella maggioranza e la posizione di Fontana

L’iniziativa di Bertolaso, pur essendo stata annunciata pubblicamente dal presidente Attilio Fontana, sta però generando non poche fibrillazioni all’interno del centrodestra che governa Palazzo Lombardia. Se da un lato l’opposizione (in particolare il Partito Democratico e il Movimento 5 Stelle) giudica il passo come un avanzamento – seppur timido e insufficiente – dall’alto lato, i consiglieri di Fratelli d’Italia hanno preso le distanze, lamentando una sostanziale “prevaricazione” delle decisioni del Consiglio regionale. La fronda contesta il metodo: si ricorda che l’aula aveva già votato la non competenza della Regione sul tema, mentre ora, con questo atto unilaterale, si finisce di fatto per applicare una disciplina che molti alleati di maggioranza considerano estranea alle prerogative regionali, un errore che qualcuno definisce “anche politico”.

Un tema etico che schiaccia i bilanciamenti della politica

Tra le polemiche e le schermaglie politiche – che hanno visto in passato l’assessore rispondere picche ai suoi detrattori ricordando come la sua sia una “responsabilità tecnica” verso i cittadini morenti – la macchina organizzativa della sanità lombarda si prepara a operare in uno spazio giuridico stretto tra sentenze della Consulta e silenzi del Parlamento. Le linee guida, frutto del lavoro di un comitato tecnico presieduto da Giovanni Canzio, definiscono i ruoli dei medici, dei comitati etici territoriali e la tempistica entro cui le Asst dovranno rispondere. Resta il nodo della libertà di coscienza del personale sanitario, un tema che le sole indicazioni operative difficilmente riescono a comporre del tutto, anche se la strada tracciata dall’assessorato sembra ormai obbligata per garantire l’accesso a un diritto che, di fatto, esiste già sulla carta dettata dai giudici costituzionali.

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