Ferretti, nuovo no all’opa di Komarek. Ma Piero Ferrari annuncia: “Vendo”

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il consiglio di amministrazione di Ferretti, il gruppo romagnolo specializzato nella produzione di yacht di lusso e quotato sulle piazze di Milano e Hong Kong, ha respinto per la seconda volta l’offerta pubblica di acquisto lanciata da Kkcg Maritime, la holding riconducibile al miliardario ceco Karel Komarek. La decisione, comunicata ufficialmente attraverso una nota della società con sede a Forlì, è stata presa “a maggioranza” dagli amministratori nonostante il miglioramento delle condizioni economiche proposte dall’offerente. Quest’ultimo, nel tentativo di superare le obiezioni iniziali, aveva infatti ritoccato il corrispettivo al rialzo: da 3,50 a 3,90 euro per azione, una correzione che, in termini assoluti, aggiunge circa 20 milioni di euro al valore complessivo dell’operazione finalizzata ad acquisire il 15,4 per cento del capitale.

La bocciatura e i numeri sul tavolo

Secondo quanto si legge negli atti messi a disposizione dagli organi societari, il cda ha ritenuto “il corrispettivo aggiornato non congruo e l’offerta non equa e non ragionevole per gli azionisti indipendenti”. Si tratta, lo ricordiamo, di un’opa parziale che punta a far salire la quota di Komarek dal 14,5 per cento attuale fino al 29,9 per cento. Un’operazione che, nelle intenzioni dello scalatore ceco, rappresenterebbe un passo decisivo per consolidare la propria influenza all’interno di uno dei più importanti costruttori mondiali di imbarcazioni da diporto. Il prezzo di 3,90 euro, va detto, risulta comunque inferiore rispetto all’ultima quotazione registrata giovedì a Piazza Affari, dove il titolo ha chiuso a 4,1 euro; un dato, quest’ultimo, che ha inevitabilmente pesato sulla valutazione espressa dal consiglio.

La spaccatura e l’annuncio di Piero Ferrari

Quel che però trasforma la vicenda da una semplice dialettica industriale a un vero e proprio colpo di scena è un altro elemento, emerso nel corso dell’ultima riunione del consiglio. Il presidente onorario della società, Piero Ferrari, classe 1945, ha dichiarato pubblicamente la propria intenzione di vendere tutte le sue quote – pari al 4,6 per cento del capitale – proprio a Komarek. Una decisione che l’ottantenne imprenditore, storico socio del gruppo assieme alla famiglia omonima fondatrice, ha fissato con una scadenza precisa: entro lunedì 13 aprile. Con questo annuncio, Ferrari si smarca dalla posizione assunta a maggioranza dal cda, portando allo scoperto una frattura netta tra gli azionisti di riferimento.

Il quadro giudiziario e finanziario resta sullo sfondo

Per quanto riguarda gli sviluppi più strettamente regolatori, la vicenda non ha ancora prodotto, almeno al momento, interventi da parte delle autorità di vigilanza sui mercati finanziari. Nessuna indagine formale è stata avviata in merito alla condotta delle parti, né risultano pendenti procedimenti giudiziari legati alla trasparenza dell’operazione o alla parità di trattamento tra gli azionisti. La cronaca, insomma, si mantiene per ora nell’alveo delle dispute societarie, sebbene l’intreccio tra il rifiuto reiterato del consiglio e la volontà espressa da una figura storica come Piero Ferrari – il quale, tra l’altro, detiene una partecipazione non maggioritaria ma comunque rilevante – possa prefigurare scenari di forte instabilità nella compagine azionaria. Komarek, da parte sua, ha già dimostrato di non voler desistere facilmente, avendo alzato il prezzo una volta dopo la prima bocciatura. Resta ora da vedere se i piccoli azionisti indipendenti, destinatari materiali dell’opa, seguiranno l’indicazione del cda oppure preferiranno incassare, magari approfittando della finestra aperta dal socio uscente.

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