Assicurazioni auto, la manovra fiscale riscrive le regole della classe di merito
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Economia
-
Il conto del 2026 per gli automobilisti italiani si presenta con cifre in chiaroscuro, dove un dato apparentemente tecnico come il premio medio dell’Rc auto – fermo a 629,24 euro a dicembre 2025 – cela dinamiche ben più complesse e, per una fetta consistente di guidatori, decisamente onerose. Mentre il mercato sembra stabilizzarsi, infatti, l’intreccio tra le nuove norme fiscali e il meccanismo della classe di merito sta per produrre i suoi effetti, destinati a colpire in modo significativo le tasche di centinaia di migliaia di persone. La situazione, che vede da un lato un calo incoraggiante degli incidenti denunciati, viene infatti ribaltata dall’intervento del legislatore, il quale ha modificato l’aliquota applicata ad alcune garanzie fondamentali.
Il peso della nuova imposta sulle polizze
A partire dal primo gennaio, come stabilito dalla recente manovra, l’imposta che grava specificamente sulle garanzie accessorie per l’infortunio del conducente e per l’assistenza stradale è stata portata al 12,5%. Un intervento, questo, che non costituisce un mero adeguamento tecnico ma che si traduce in un costo aggiuntivo diretto per chi sceglie – o è costretto a scegliere – di proteggersi con queste coperture. L’aumento, che andrà a incidere sulla componente assicurativa legata ai servizi e non solo al rischio puro, rischia di erodere i benefici derivanti da un altro dato positivo emerso dalle analisi del settore.
Il paradosso del calo dei sinistri
I dati più recenti, elaborati dall’Osservatorio di Facile.it, indicano infatti una riduzione del 14% nella quota di sinistri con colpa dichiarati nel corso del 2025. Un trend che, in linea teorica, dovrebbe alleggerire la pressione sulle compagnie e, di conseguenza, tradursi in premi più contenuti per i clienti più virtuosi. La realtà dei fatti, però, sembra seguire un’altra direzione. Il sistema delle classi di merito, pilastro del settore, premia la continuità di comportamento senza incidenti ma penalizza in modo severo ogni evenienza: basta un solo sinistro in cui venga riconosciuta la responsabilità per innescare un declassamento automatico, con l’inevitabile aumento del premio annuale.
Gli automobilisti nel mezzo della tempesta perfetta
È proprio qui che si annida la “stangata” per oltre cinquecentomila automobilisti, i quali, avendo purtroppo causato un incidente nell’anno appena concluso, si troveranno a dover pagare il doppio scotto. Da un lato, subiranno la variazione negativa della propria posizione nella scala delle classi, che comporta di per sé un rincaro. Dall’altro, dovranno sostenere l’aggravio fiscale sulle garanzie accessorie, le cui tariffe risentono dell’aumento dell’imposta. Il risultato è un incremento complessivo che va ben oltre la media di mercato, rendendo il premio del 2026 una spesa difficile da sostenere per molti, nonostante la diminuzione generale della sinistrosità.
Le spese collaterali alla gestione di un veicolo, dunque, si confermano in crescita, complicando ulteriormente un bilancio familiare già stretto da rincari di varia natura. L’Rc auto, obbligatoria per legge, cessa di essere una voce di spasta prevedibile per trasformarsi in un elemento di incertezza, dove le variabili fiscali e attuariali si sommano creando un panorama instabile. La fotografia del dicembre scorso, con quel premio medio di 629 euro, rappresenta ormai un retaggio del passato per una quota significativa di guidatori, i quali affronteranno i prossimi mesi con un onere economico sensibilmente superiore.




