Pisa, l’impresa di Caracciolo affonda il Cagliari di Pisacane: ora la salvezza è meno lontana
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Redazione Sport
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Per cinquantatré minuti, e precisamente dalla mezz’ora del primo tempo quando Durosinmi si è fatto cacciare per un calcione rifilato a Mina in un’azione lontana dal pallone, il Pisa ha giocato in inferiorità numerica, eppure è stato proprio in quelle condizioni di svantaggio, paradossalmente, che la squadra di Oscar Hiljemark ha trovato la sua dimensione più autentica e performante. La partita contro il Cagliari, terminata con un netto tre a uno per i toscani, ha rappresentato molto più di una semplice vittoria: è stata la dimostrazione pratica di come un gruppo, se coeso e mentalmente libero, possa ribaltare qualsiasi pronostico, persino quello di una classifica che vedeva i nerazzurri all’ultimo posto. Hiljemark, dal canto suo, ha potuto constatare come le scelte effettuate durante la settimana, frutto di osservazioni attente e quotidiane, abbiano trovato una perfetta corrispondenza sul terreno di gioco. L’inserimento di Tramoni e Canestrelli, entrambi osservati speciali durante gli allenamenti, si è rivelato una mossa vincente, così come la fiducia riposta nel capitano Caracciolo, autore di una doppietta che vale una stagione intera.
La reazione di un gruppo che non si è mai scomposto, nonostante l’inferiorità numerica e le difficoltà di organico
L’espulsione di Durosinmi, giunta al minuto trentasei, avrebbe potuto rappresentare il classico colpo di grazia per una squadra già in lotta per non affondare, e invece no, perché la reazione è stata tutt’altro che quella di chi si accontenta di limitare i danni. Hiljemark, nella sua analisi post-partita, ha sottolineato come i primi venti minuti fossero già stati di livello altissimo, con occasioni create e una fase difensiva stretta e compatta, ma è dopo il cartellino rosso che ha visto nei suoi ragazzi un morale “fantastico”, una determinazione ferrea nel non voler mollare la presa su una partita che sembrava volgere al peggio. La squadra ha stretto i denti, ha sofferto quando necessario, ma ha sempre avuto la lucidità di colpire negli spazi che il Cagliari, forse troppo sicuro di sé per la superiorità numerica, lasciava scoperti. Il gol del vantaggio, arrivato su rigore trasformato da Moreo già al nono minuto, aveva incanalato il match su binari favorevoli, ma la vera prova di forza è arrivata nella ripresa, quando in due minuti il capitano Caracciolo ha prima ribadito in rete una respinta involontaria di Folorunsho e poi, sugli sviluppi di un calcio d’angolo, ha gonfiato nuovamente la rete con un colpo di ginocchio da pochi passi.
Pisacane e l’amara consapevolezza di una squadra che non riesce più a esprimere la propria identità
Dall’altra parte, nello spogliatoio ospite, la delusione era palpabile e le parole di Fabio Pisacane hanno assunto i toni dell’autocritica più aspra, seppur misurata e priva di isterismi. Il tecnico rossoblù, subentrato in una fase delicata della stagione, ha dovuto prendere atto di una realtà preoccupante: la sua squadra, da gennaio a oggi, ha offerto almeno tre prestazioni sostanzialmente identiche per mancanza di atteggiamento e di quella ferocia agonistica che solitamente la contraddistingue. Il riferimento implicito è a partite come quelle contro Genoa e Lecce, dove il Cagliari ha mostrato gli stessi limiti, gli stessi errori, la stessa confusione mentale. Pisacane non ha cercato alibi, nemmeno quando avrebbe potuto farlo, come nel caso del rigore concesso per un fallo al limite dell'area o per la traversa colpita da Obert che avrebbe potuto cambiare l'inerzia del primo tempo; ha invece preferito concentrarsi sulle proprie responsabilità, ammettendo di essere colpevole per come la squadra era scesa in campo e per come aveva preparato l'incontro.
Un episodio che riaccende la speranza in riva all’Arno e ripiomba i sardi nell’incertezza più totale
La differenza, alla fine, l’ha fatta proprio la capacità di restare lucidi e di non farsi prendere dal panico, un pregio che al Cagliari è improvvisamente venuto meno, complice forse anche l’infortunio di Marin che aveva già costretto Hiljemark a un cambio nel primo tempo, e poi l’espulsione che sembrava dover semplificare la vita agli ospiti. Invece, nel calcio, non sempre la superiorità numerica si traduce in automatico vantaggio, specialmente se chi sta dall’altra parte ha più fame e più convinzione. I cambi operati da Pisacane, con l’inserimento di Pavoletti e il passaggio alla difesa a quattro, non hanno sortito l’effetto sperato, se non per il gol del momentaneo tre a uno dell’attaccante livornese, che ha riaperto per un breve frangente un discorso che Obert, con la sua espulsione per doppio giallo a dieci minuti dalla fine, ha definitivamente chiuso. Per il Pisa, questa seconda vittoria stagionale, ottenuta contro una squadra che lotta per obiettivi ben diversi, rappresenta una boccata d’ossigeno pura, la dimostrazione che fino a quando la matematica non condanna, tutto può succedere, e che l’orgoglio, a volte, vale più di qualsiasi schema tattico.




