La notte no di Pisacane, l'orgoglio di Hiljemark: il Cagliari affonda a Pisa
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Redazione Sport
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L’Arena Garibaldi, teatro stagionalmente avaro di soddisfazioni per i padroni di casa, si è trasformata ieri sera nel palcoscenico di una di quelle serate che lasciano il segno, e non certo per la qualità espressa da chi era chiamato a gestire la superiorità numerica. Il Pisa, ultimo in classifica e alla disperata ricerca di ossigeno, ha violato il pronostico e la logica, superando un Cagliari irriconoscibile per 3 a 1 in un match che per i sardi rappresentava una ghiotta occasione per allungare in classifica. E invece, come spesso accade quando la posta in gioco diventa alta e la tensione sale, la squadra di Fabio Pisacane si è sciolta come neve al sole, offrendo una prestazione priva di mordente e, particolare ancor più grave, di reazione psicologica anche quando, paradossalmente, si è ritrovata in vantaggio numerico. L’analisi del tecnico rossoblù al termine della gara non ha lasciato spazio a interpretazioni: “Da gennaio a oggi abbiamo vissuto tre partite uguali. La squadra non ha messo il solito atteggiamento, non dobbiamo fare altre prestazioni del genere e restare lucidi”. Parole che suonano come un campanello d’allarme, se non addirittura come l’ammissione di una difficoltà a tenere la barra dritta in un momento cruciale della stagione.
A fronte di un Cagliari spento e confuso, incapace di imbastire una trama offensiva che non fosse affidata a sporadici tentativi personali, dall’altra parte della barricata c’era un uomo, Oscar Hiljemark, capace di leggere la partita con lucidità e di trasmettere ai suoi quella carica emotiva che spesso, in situazioni di emergenza, fa la differenza. Nonostante l’espulsione di Durosinmi, giunta al termine di un primo tempo già complicato per l’infortunio di Marin, lo svedese ha visto nei suoi ragazzi una reazione che va oltre i dettami tattici. “Sono molto contento, orgoglioso della prestazione – ha esordito in conferenza stampa – i primi venti, venticinque minuti sono stati bellissimi. Abbiamo creato occasioni, in fase difensiva siamo stati stretti come avremmo dovuto. Dopo l’espulsione ho visto un morale fantastico”. Una squadra, la sua, che non si è rintanata nella propria metà campo in attesa della fine, ma che anzi ha trovato le energie per colpire con caparbietà.
Le scelte azzeccate di Hiljemark e l’errore fatale di Folorunsho
Nel raccontare la serata storta del Cagliari, non si può prescindere dall’evidenza degli episodi, ma sarebbe riduttivo imputare la sconfitta alla sola sfortuna o a un rigore, quello concesso a Moreo, la cui dinamica al limite dell’area lascia più di un dubbio. La chiave della partita va cercata nella gestione dei momenti e, soprattutto, nelle decisioni tecniche prese a ridosso del match. Hiljemark, intervistato nel post-gara, ha sottolineato un aspetto che ai più era forse sfuggito: la condizione di due suoi giocatori visti in settimana. “Ho visto Tramoni e Canestrelli molto bene in allenamento – ha spiegato l’allenatore svedese – ho pensato che sarebbe stata la partita giusta per loro. E hanno fatto benissimo”. Un’intuizione, la sua, che ha pagato dividendi importanti, perché se è vero che i gol portano la firma di Moreo e la doppietta del capitano Caracciolo – per lui l’ex tecnico ha speso parole al miele: “Oggi una doppietta, ma avrebbe potuto farne tre. Sono molto contento per lui” – è altrettanto vero che la spinta e la solidità difensiva dei due giovani hanno dato equilibrio a una squadra in dieci.
Dall’altro lato, Fabio Pisacane ha dovuto fare i conti con una serie di blackout individuali che hanno minato qualsiasi tentativo di rimonta. Se il primo tempo si era chiuso con qualche patema di troppo per i sardi, ma con la consapevolezza di avere un uomo in più da gestire nella ripresa, l’avvio della seconda frazione è stato un autentico disastro. L’errore in disimpegno di Folorunsho, che di fatto ha servito su un piatto d’argento il pallone del 2-0 a Caracciolo, ha spezzato le gambe alla squadra. E due minuti dopo, il corner battuto da Aebischer e spizzato da Albiol ha punito ancora una difesa sarda immobile e distratta, con Caracciolo lasciato colpevolmente solo a colpire di ginocchio da pochi passi. Solo a quel punto, sul 3-0, è uscito fuori un timido orgoglio, con Pavoletti che ha siglato il gol della bandiera, esultando con il segno della L, ma la reazione è stata troppo tardiva e disordinata per impensierire davvero i padroni di casa.
Un Cagliari irriconoscibile e privo di mordente
La sensazione, guardando lo svolgimento della gara, è che il Cagliari abbia smarrito quelle che erano state le sue caratteristiche migliori nelle poche uscite positive di questo campionato. La solidità difensiva, la capacità di soffrire e poi ripartire, la fame di cui parlava Pisacane alla vigilia: tutto è svanito nel giro di pochi minuti, come se la squadra fosse entrata in campo convinta di poter vincere con il semplice passeggio. “Senza ombra di dubbio va messo l’accento sull’atteggiamento sbagliato, sull’assenza di fame mostrata – ha ribadito a caldo il tecnico rossoblù – in genere abbiamo sempre messo ferocia senza mollare mai; oggi invece – come contro Genoa e Lecce – abbiamo sbagliato e dobbiamo tutti fare mea culpa”. La menzione degli episodi, come la traversa colpita da Obert sullo 0-1 o il rigore dubbio, ci sta tutta, ma non può diventare un alibi per una prestazione che ha visto la squadra incapace di approfittare dell’uomo in più per oltre cinquanta minuti. Anzi, l’espulsione di Durosinmi ha paradossalmente liberato il Pisa, che ha giocato con maggiore libertà mentale, mentre gli ospiti si sono incartati in un possesso palla lento e prevedibile.
La debacle di Pisa, maturata contro una squadra che lotta per non sprofondare e che aveva raccolto appena un punto nelle sette gare precedenti, ripiomba così il Cagliari in una lotta salvezza che sembrava poter allontanare. La classifica, adesso, torna a essere preoccupante, e il margine di errore si assottiglia sempre di più. Pisacane, nel tentativo di scuotere l’ambiente, ha parlato di errori e della necessità di non perdere la lucidità, ma il rischio concreto è che il ko con il Pisa lasci cicatrici profonde nel morale di un gruppo apparso fragile e vulnerabile proprio nel momento in cui avrebbe dovuto dimostrare personalità e cinismo.




