Torino spinge per il quorum, ma il referendum fatica a coinvolgere il resto d’Italia
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Redazione Interno
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Mentre l’affluenza nazionale si mantiene bassa, sfiorando appena il 16% alle ore 19 di ieri, Torino e il Piemonte emergono come eccezioni, con picchi che superano il 32% nella città della Mole. Un dato significativo, seppur lontano dal quorum, che segnala un interesse più marcato rispetto al resto del Paese, dove la partecipazione sembra invece riflettere un certo disincanto.
I numeri, ancora parziali ma già indicativi, mostrano come la provincia di Torino abbia registrato un’affluenza del 22,3%, con punte del 22,83% a Pinerolo, dove tutte le sezioni sono state scrutinizzate. Il contesto regionale, del resto, si distingue nettamente dalla media italiana: il Piemonte, con il 19,98% alle 19, supera di quasi quattro punti percentuali il dato nazionale, confermando una tendenza che si era già delineata nelle prime rilevazioni.
Tra i cinque quesiti referendari, quello sulla cittadinanza – che prevede il dimezzamento dei tempi di residenza per gli stranieri extracomunitari – ha registrato la partecipazione più alta (32,33%), seppur di poco rispetto agli altri. Le schede, differenziate per colore, hanno attirato un’attenzione uniforme, con oscillazioni minime tra i temi legati al lavoro e quelli sull’immigrazione.
La mancanza di precedenti confronti – l’ultimo referendum si è svolto in un’unica giornata nel 2022 – rende difficile valutare l’andamento in termini storici. Quel che è certo è che Torino, con il suo 32,2% alle 23, si conferma un caso particolare, mentre altrove, dalle province di Biella (16,94%) a quelle del Verbano-Cusio-Ossola (15,66%), l’affluenza rimane contenuta, riflettendo forse una minore percezione dell’urgenza delle questioni poste ai voti.




