Midnight Hammer, il martello di Trump sull’Iran: cosa sappiamo dell’operazione
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Redazione Esteri
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I nomi delle operazioni militari, soprattutto quando a sceglierli è Washington, nascondono sempre un significato più profondo. Non fa eccezione il Midnight Hammer – il "martello di mezzanotte" – con cui gli Stati Uniti hanno colpito nella notte i siti nucleari iraniani, un’azione che il Pentagono ha definito "devastante" per il programma atomico di Teheran. Fordow, Natanz e Isfahan, tre strutture chiave, sono state prese di mira da un attacco coordinato che ha visto impiegati sette bombardieri B-2 e un sottomarino per il lancio di missili Tomahawk.
"Non siamo in guerra con l’Iran, ma contro il suo programma nucleare", ha dichiarato J.D. Vance, confermando che l’operazione – voluta direttamente dal presidente Donald Trump – aveva come unico obiettivo quello di compromettere le capacità atomiche del regime. Una mossa che, secondo alcuni osservatori, potrebbe avere legami con le pressioni israeliane, anche se il Pentagono ha evitato qualsiasi riferimento a terzi. Quello che è certo è che la scelta del nome Midnight Hammer non è casuale: evoca un intervento rapido, notturno e risolutivo, un colpo secco che lascia poco spazio alla replica.
L’attacco arriva dopo settimane di valutazioni, durante le quali Trump ha mantenuto un profilo ambiguo, senza escludere né confermare un’azione militare fino all’ultimo momento. "Avrebbe potuto fermarsi anche in extremis", ha aggiunto Vance, sottolineando come la decisione finale sia stata presa solo quando ogni altra opzione era ormai esaurita. Intanto, le immagini diffuse mostrano i danni alle infrastrutture iraniane, anche se Teheran ha evitato finora dichiarazioni ufficiali sull’entità delle distruzioni.
Sullo sfondo, resta la questione della sicurezza regionale. Se da un lato l’operazione ha dimostrato la capacità degli Stati Uniti di colpire con precisione, dall’altro solleva interrogativi sulle possibili ripercussioni. Israele, che da anni considera l’Iran una minaccia esistenziale, aveva più volte sollecitato un intervento deciso, ma ora si trova a dover fronteggiare il rischio di un’escalation asimmetrica. Senza contare che, come dimostrano alcuni episodi recenti, la difesa israeliana – pur avanzata – non è invulnerabile.




