Israele colpisce Hamas a Doha, tensioni con il Golfo e reazioni internazionali

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Un raid aereo israeliano ha preso di mira, nella capitale qatariota Doha, una delegazione di Hamas impegnata nelle trattative per un cessate il fuoco, provocando la morte di alcuni membri del movimento. L’operazione, denominata "Summit of Fire", è stata paragonata dal gabinetto di guerra israeliano – in una chiara analogia storica – alle azioni intraprese dagli Stati Uniti dopo gli attacchi dell'11 settembre, con l'obiettivo dichiarato di eliminare i responsabili dei massacri del 7 ottobre. Fonti israeliane, attraverso il sito Israele.net, hanno definito il Qatar "uno sponsor del terrorismo", ponendo fine a quel "gioco di doppiezza" che per anni avrebbe caratterizzato i rapporti con l'emirato, accusato di usare la sua ricchezza per radicalizzare i musulmani e destabilizzare la regione.

Le immediate e dure reazioni non si sono fatte attendere. Francia, Germania e Regno Unito hanno condannato unilateralmente l’attacco, in un giorno significativo in cui Parigi ha ottenuto dall’assemblea Onu l’approvazione della Dichiarazione di New York a sostegno della soluzione a due Stati. Una presa di posizione che si inserisce in un quadro diplomatico già estremamente teso e che sembra delineare una frattura sempre più profonda nella posizione occidentale verso il conflitto. Gli Emirati Arabi Uniti hanno convocato l'ambasciatore israeliano in segno di protesta, mentre il Cairo avrebbe deciso, sempre per protesta, di ridurre drasticamente i contatti di coordinamento, fondamentali per la gestione humanitaria della crisi a Rafah.

Il Qatar, da parte sua, ha smentito ufficialmente la morte del capo negoziatore di Hamas, Khalil al-Hayya, sebbene la sua sorte resti al momento non chiarita. L’episodio, che ha drammaticamente inasprito le relazioni regionali, sarà al centro del prossimo vertice del Consiglio di cooperazione del Golfo, dove verrà discusso il dossier e le possibili contromisure. Le ripercussioni si sono estese anche ai mercati finanziari, dove i futures sul petrolio hanno registrato un rialzo superiore al 2%, trainati proprio dai timori di una nuova escalation e dai potenziali rischi di interruzione delle forniture.

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