Il pianto secco di Gattuso e l’Italia che si arrende al conto salatissimo dei mondiali mancati

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Redazione Sport Redazione Sport   -   A fine partita, Gattuso ha gli occhi piccoli e lo sguardo basso. Definirlo triste, in quel frangente, è persino riduttivo: lui stesso racconta, con la voce che sembra grattare il fondo di un pozzo, che se gli facessero una puntura non uscirebbe niente – qualsiasi cosa voglia dire quell’immagine, così cruda e viscerale. Il suo dispiacere appare profondo, sincero, e per un attimo, brevissimo, è difficile non empatizzare con quell’uomo che abbiamo imparato a volere bene, magari proprio per la sua incapacità di nascondere le ferite. Dura un lampo, però, questa lieve commozione collettiva – la bocca che va all’ingiù all’unisono con quella di Rino – perché subito dopo subentra la rabbia, quella vera, e una parte del suo discorso ci suona improvvisamente lunare, quasi una provocazione involontaria che riaccende la frustrazione.

Il miraggio del ripescaggio e l’illusione di una seconda chance

L’Italia, così, sogna ancora il ripescaggio per il mondiale del 2026, anche se la matematica e i regolamenti parlano un linguaggio spietato. Allo stato attuale delle cose, non risultano nazionali intenzionate a disertare la competizione: l’ipotesi di una rinuncia dell’Iran – circolata nelle ultime settimane come unico vero appiglio per gli azzurri – è stata appena smentita dal presidente della Fifa, Infantino, il quale ha annunciato ufficialmente la partecipazione della nazionale iraniana. Va detto, per completezza, che da parte del governo di Teheran non sono arrivate conferme dirette, e che le partite che l’Iran dovrebbe giocare si svolgeranno tutte sul territorio americano; ciononostante, al momento non esiste alcuna dichiarazione ufficiale di ritiro. Chi spera in un ripescaggio, dunque, si aggrappa a un filo che la stessa Fifa ha già tagliato.

Il dolore virale del nonno Faustino e il web che trasforma la delusione in rito collettivo

La delusione per l’Italia esclusa dai mondiali di calcio può far male anche quando si hanno abbondantemente superato i novant’anni. Lo dimostra il caso del “nonno Faustino”, un anziano umbro diventato protagonista dell’account “Carlettolife” – dove il nipote lo riprende tra scherzi e momenti di vita quotidiana – e ora finito al centro di un video diventato virale. “Io i mondiali non li vedrò più”, dice lui, con quella rassegnazione che non ha bisogno di sceneggiature. Le immagini, riprese e rilanciate in pochi giorni da decine di siti e profili social, hanno trasformato il suo commento in una sorta di epitaffio corale: non c’è bisogno di essere ultracentenari per sentire il peso di un’assenza che si ripete, ormai, per la terza volta consecutiva.

Il buco da mezzo miliardo: senza mondiali 2026 l’Italia perde 570 milioni

Il fallimento azzurro, però, non è soltanto una ferita sportiva: è anche una voragine economica che il sistema paese si trova a dover fronteggiare. Secondo l’analisi del Centro studi di Unimpresa, il blackout dell’Italia genera un buco complessivo superiore ai 570 milioni di euro, una cifra che colpisce a raggiera federazione, commercio e turismo. Il cratere finanziario più immediato si spalanca sotto i piedi della Figc, che vede sfumare oltre 50 milioni di euro di entrate dirette – soldi che non serviranno per coprire i costi di qualificazione, le trasferte, i premi o le campagne promozionali. E poi c’è l’indotto: ristoranti, bar, attività ricettive e persino l’editoria specializzata si trovano a fare i conti con un’estate senza il traino mediatico ed economico di un mondiale giocato. Una perdita secca, senza ammortizzatori.

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