Chrome dice addio agli ultimi ad-blocker: con le versioni 150 e 151 stop definitivo al vecchio sistema
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Redazione Scienza e Tecnologia
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A fine giugno, con il rilascio della versione 150 del browser, Google rimuoverà l'ultimo espediente tecnico che permetteva agli utenti più esperti di continuare a utilizzare i bloccatori di pubblicità basati sul vecchio framework Manifest V2, incluso il popolare uBlock Origin.
Questa modifica, che diventerà effettiva il 30 giugno, rappresenta il passo finale di un processo di transizione iniziato già nel 2024, quando il colosso di Mountain View aveva ufficialmente avviato la dismissione del sistema precedente per abbracciare il più moderno e, a suo dire, sicuro Manifest V3.
Il gesto tecnico che sancisce la fine di quest'era è rappresentato dalla cancellazione, all'interno del codice di Chromium, del flag "kExtensionManifestV2Disabled", bollato ormai come "codice morto" dai revisori, a testimonianza del fatto che le estensioni costruite sulla vecchia architettura non sono più tollerate in nessuna delle versioni attualmente supportate del browser.
L'ultima scappatoia si chiude per sempre
La decisione di rimuovere questo flag, che di fatto costituiva una sorta di "porta sul retro" per chi desiderava ostinatamente mantenere in vita le estensioni di blocco della vecchia generazione, è stata presa per motivi di sicurezza e manutenibilità del codice.
Un ingegnere di Google ha commentato il commit spiegando che gli sviluppatori non possono mantenere questa compatibilità all'infinito, a causa della complessità, del debito tecnico e dei rischi per la sicurezza che comporta, aggiungendo che di recente sono stati individuati numerosi bug specifici proprio delle estensioni in Manifest V2.
Sebbene la rimozione del flag principale avvenga con Chrome 150, sarà necessario attendere il successivo aggiornamento, Chrome 151 previsto per luglio, per vedere eliminati del tutto i residui riferimenti al vecchio codice, completando così l'opera di epurazione.
Le implicazioni per gli utenti e gli sviluppatori di estensioni
Per milioni di utenti che, pur di non rinunciare a un'esperienza di navigazione pulita, avevano trovato il modo di aggirare le restrizioni imposte da Google, non resterà dunque alcuna via praticabile all'interno dell'ecosistema Chrome. L'addio definitivo al framework Manifest V2 non è una novità improvvisa, ma rappresenta l'atto conclusivo di una transizione annunciata e ampiamente dibattuta, che ha costretto gli sviluppatori di estensioni a riscrivere il proprio codice per adattarsi ai nuovi standard.
Le modifiche introdotte con Manifest V3, in particolare la sostituzione dell'API webRequest con la più limitata declarativeNetRequest, hanno di fatto ridotto le capacità di filtraggio dinamico delle estensioni, impedendo a strumenti come uBlock Origin di funzionare con la stessa efficacia di un tempo.
Il destino degli ad-blocker e le alternative per gli utenti
Per tutti coloro che utilizzano ancora le versioni complete di questi strumenti, l'unica strada percorribile, se si vuole mantenere lo stesso livello di protezione, sarà quella di migrare verso browser che hanno scelto di non allinearsi con questa politica, come Firefox o Brave, che hanno confermato il loro supporto alle estensioni in Manifest V2 o hanno implementato sistemi di blocco integrati che operano a livello di motore del browser.
Per chi invece è intenzionato a rimanere su Chrome, l'alternativa sarà rappresentata da uBlock Origin Lite, la versione ridotta dell'estensione riadattata per funzionare con il nuovo sistema, sebbene le sue capacità di filtraggio risultino notevolmente ridotte e soggette a limitazioni nel numero di regole applicabili.




