Spionaggio su chi salva vite: il caso di don Mattia Ferrari e Mediterranea

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Don Mattia Ferrari, cappellano di bordo di Mediterranea Saving Humans, è tra le persone spiate in Italia attraverso Paragon, il software di sorveglianza prodotto dall’israeliana Paragon Solutions. L’8 febbraio dello scorso anno, Ferrari ha ricevuto un messaggio da Meta che lo avvertiva di un tentativo di attacco al suo telefono. Lo stesso giorno, Luca Casarini, capomissione dell’ong da lui fondata, ha ricevuto una notifica identica sul suo dispositivo. Un doppio allarme che ha riacceso i riflettori sull’uso di strumenti di sorveglianza avanzati contro chi opera nel campo della solidarietà e del soccorso in mare.

Casarini, intervenuto a Napoli durante lo sbarco della nave Sea Eye 4, ha espresso tutta la sua indignazione per quanto accaduto. “Chi tortura e uccide a casa propria, e poi torna in patria con un volo di Stato, ricevendo persino indietro il Rolex che aveva al polso, non viene disturbato. Noi, che salviamo vite, veniamo spiati”, ha dichiarato, riferendosi implicitamente a casi come quello di Almasri, un presunto trafficante con 38 capi d’imputazione, rimpatriato senza intoppi. “La solidarietà è diventata un atto sovversivo”, ha aggiunto, sottolineando come l’impegno umanitario sia oggi visto come una minaccia da chi detiene il potere.

La questione, però, non si limita a Mediterranea. Casarini ha evidenziato come il dibattito sull’uso di strumenti come Paragon debba uscire dalla segretezza del Copasir, il comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, e diventare pubblico. “Non sono soddisfatto di una risposta che rimanda a un organo secretato. Questo meccanismo di sorveglianza di massa riguarda tutti, non solo noi”, ha affermato, denunciando la proliferazione di casi simili in Italia. Un appello alla trasparenza che sembra cadere nel vuoto, mentre le indagini procedono senza che siano stati chiariti i mandanti e le finalità di queste operazioni.

Don Mattia Ferrari, sacerdote impegnato da anni nel soccorso in mare, è diventato involontariamente un simbolo di questa battaglia. “Hanno spiato anche don Mattia. Spero abbiano preso appunti, così ripassano un po’ che cos’è l’umanità e cosa significa praticare il Vangelo”, ha ironizzato Casarini, sottolineando l’assurdità di un sistema che mette sotto controllo chi si dedica agli ultimi. La vicenda, infatti, non riguarda solo la privacy violata, ma chiama in causa il ruolo delle istituzioni e la legittimità di strumenti di sorveglianza utilizzati contro chi opera nel rispetto delle leggi e dei principi umanitari.

Il caso di Ferrari e Casarini non è isolato. Negli ultimi anni, sono emersi numerosi episodi di intercettazioni illegali o non autorizzate, spesso legate a indagini contro attivisti, giornalisti e operatori umanitari. Un fenomeno che solleva interrogativi sulla deriva autoritaria di un sistema che, invece di proteggere i diritti fondamentali, sembra volerli limitare. La vicenda di Paragon, con il suo software in grado di infiltrarsi nei dispositivi personali, rappresenta solo la punta dell’iceberg di un problema più ampio, che riguarda la libertà di espressione e il diritto alla riservatezza in un’epoca dominata dalla tecnologia.

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