Scaduta la tregua tra Usa e Iran, Trump minaccia l’Oman. Guterres: “Riprendere i negoziati”
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Redazione Esteri
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La tregua di 60 giorni che avrebbe dovuto segnare una svolta nelle ostilità tra Stati Uniti e Iran è ufficialmente scaduta, gettando nuovamente nell’incertezza le sorti dello Stretto di Hormuz.
Nonostante le speranze riposte nel memorandum d’intesa siglato a giugno, quello che sembrava un primo passo verso una distensione si è trasformato in un nuovo fronte di tensione, con il presidente americano Donald Trump che ha rilanciato minacce nei confronti dell’Oman e il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, che ha invitato le parti a riprendere immediatamente il dialogo per evitare un'escalation militare. Il fallimento della tregua lascia aperto uno scenario di prolungato stallo, con il traffico marittimo nella rotta strategica ancora paralizzato.
L’intesa saltata e il rischio di un nuovo conflitto
La scadenza del 17 agosto ha messo fine a quel cessate il fuoco concordato a giugno, dopo che il presidente iraniano Masoud Pezeshkian e Trump avevano siglato a distanza il cosiddetto Memorandum di Islamabad, un documento in 14 punti che prevedeva la fine delle ostilità e lo sblocco della navigazione nel Golfo.
Tuttavia, come sottolineato da Abbas Baqerpour, direttore generale per gli Affari legali del ministero degli Esteri iraniano, l'accordo non è da considerarsi "morto" bensì "in coma", lasciando intendere che una sua reviviscenza sia ancora possibile a patto che gli Stati Uniti abbandonino la loro "abitudine a violare gli impegni" e le sanzioni unilaterali.
Le parole di Baqerpour, che ha parlato durante un intervento al Centro per gli Studi Politici e Internazionali del ministero, delineano una posizione di attesa da parte di Teheran, che subordina il ritorno al tavolo delle trattative a una chiara inversione di rotta da parte di Washington.
I negoziati, mediati dal Pakistan e sostenuti da attori regionali come Turchia e Qatar, avevano acceso flebili speranze in una soluzione negoziata del conflitto iniziato a febbraio con gli attacchi di Stati Uniti e Israele, ma le accuse reciproche di violazione dell'accordo hanno rapidamente fatto naufragare il processo.
Trump rilancia: "Hormuz è territorio americano"
In un'intervista a Fox News, il presidente Trump ha alzato ulteriormente il tiro, minacciando di "bombardare pesantemente" l'Oman qualora il sultanato dovesse "mettersi in mezzo" nelle operazioni statunitensi nello Stretto di Hormuz. Una dichiarazione che arriva dopo la pubblicazione su Truth Social di una mappa dell'area contrassegnata come "nuovo territorio degli Stati Uniti", con cui il tycoon ha rivendicato il "controllo totale" sulla via d'acqua, un'arteria attraverso la quale transitava circa un quinto del petrolio mondiale.
La mossa rappresenta un'ulteriore escalation nel braccio di ferro con Teheran e i suoi mediatori, dopo che lo stesso Trump aveva definito la Repubblica Islamica "in grossa difficoltà" e il suo esercito "ormai sconfitto", escludendo qualsiasi estensione della tregua.
La posizione geografica dell'Oman, che controlla il lato meridionale dello Stretto attraverso la penisola di Musandam, lo rende un attore cruciale, e le sue trattative parallele con l'Iran per definire protocolli di sicurezza e transito sono state viste da Washington come un ostacolo alla piena libertà di navigazione.
L’Iran: "Stretto chiuso finché non verrà rispettato l’accordo"
La risposta di Teheran non si è fatta attendere, con il principale negoziatore iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, che ha ribadito come lo Stretto di Hormuz resterà chiuso finché gli Stati Uniti non rispetteranno le condizioni del memorandum d'intesa. Le richieste iraniane sono chiare: la revoca del blocco marittimo e delle sanzioni, unitamente allo sblocco dei beni iraniani congelati, sono i presupposti indispensabili per una riapertura del passaggio.
La tensione, intanto, si riflette sul traffico commerciale: secondo i dati preliminari elaborati da Kpler, nei giorni immediatamente precedenti alla scadenza della tregua si è registrata una drastica riduzione delle navi in transito, con solo sei mercantili che hanno attraversato lo Stretto il giorno del 17 agosto, un dato ben al di sotto della media registrata nei dieci giorni precedenti.
A rendere ancora più critica la situazione, l'UKMTO (United Kingdom Maritime Trade Operations) ha confermato che una nave commerciale è stata colpita da un "proiettile non identificato" durante una manovra di uscita dallo Stretto, provocando danni alla sala macchine e la morte di un membro dell'equipaggio, mentre un altro è rimasto ferito e sta ricevendo assistenza dalla Guardia Costiera dell'Oman.
L’appello dell’Onu e la spinta alla diplomazia
In questo quadro di crescente contrapposizione, il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres ha lanciato un accorato appello affinché Iran e Stati Uniti riprendano i negoziati "il prima possibile" verso una soluzione pacifica e duratura. Attraverso il portavoce Stéphane Dujarric, Guterres ha ribadito che "non esiste una soluzione militare a questo conflitto", esortando le parti ad abbassare il tono della retorica che caratterizza le dichiarazioni degli ultimi giorni.
Il richiamo del segretario Onu arriva mentre il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, in un colloquio telefonico con Trump, sottolineava "l'importanza di continuare a dialogare con l'Iran per sfruttare la diplomazia" e offriva il sostegno di Ankara agli sforzi di pace. Erdogan ha anche richiamato l'attenzione sulla situazione a Gaza, sottolineando l'incremento delle azioni israeliane contro i palestinesi nonostante l'obiettivo di passare alla seconda fase del piano di pace.
L'ipotesi che i negoziati possano riprendere, forse su basi diverse, rimane tuttavia subordinata alla volontà di Washington e alle mosse che Trump deciderà di intraprendere, mentre l'incertezza sulla sicurezza di Hormuz continua a pesare sui mercati energetici globali.
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