Hormuz, l'accordo Iran-Oman e le smentite di Trump sulle scorte di missili
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Redazione Esteri
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Proseguono le trattative tra Iran e Oman per la definizione di un nuovo regime di navigazione nello Stretto di Hormuz, mentre il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha duramente smentito le notizie relative a una presunta carenza di munizioni e missili intercettori nelle scorte americane.
Le diplomazie di Teheran e Mascate avrebbero raggiunto un'intesa di massima sulle coordinate geografiche per due corridoi dedicati al transito delle navi, ma la riapertura effettiva del passaggio, vitale per il commercio energetico globale, non sarebbe affatto imminente e rimarrebbe condizionata alla cessazione delle ostilità da parte americana. Nel frattempo, il fronte yemenita si scalda con nuovi attacchi degli Houthi contro l'Arabia Saudita, mentre l'amministrazione Trump si trova a dover gestire critiche e voci sulla sostenibilità del proprio sforzo bellico.
I dettagli dell'intesa tra Teheran e Mascate sullo Stretto
Secondo quanto anticipato dal viceministro degli Esteri iraniano, Kazem Gharibabadi, e dal portavoce del ministero degli Esteri, Esmail Baghaei, l'accordo tra Iran e Oman è in fase di stesura finale e prevede la creazione di due corsie distinte: una più vicina alla costa iraniana per le navi in ingresso nel Golfo, coordinata da Teheran, e una sul lato omanita per quelle in uscita, gestita da Muscat. Le parti si impegnerebbero inoltre a bonificare la rotta mediana dalle mine navali entro trenta giorni.
Tuttavia, fonti iraniane hanno precisato che questo accordo bilaterale, negoziato senza la partecipazione diretta di Washington, non equivale a un'apertura immediata dello Stretto, la quale dipenderà esclusivamente da un cambiamento nel comportamento degli Stati Uniti, accusati di violazioni.
Un aspetto controverso dell'intesa riguarda l'introduzione, dopo un periodo di sessanta giorni, di una tassa di transito o pedaggio per le navi, una richiesta che Teheran avrebbe avanzato per coprire i costi di sicurezza e che, secondo alcune fonti, potrebbe aggirarsi tra il 3% e il 7% del valore del carico.
La smentita di Trump sulle carenze di munizioni e il caso Hegseth
Parallelamente alle trattative sullo Stretto, negli Stati Uniti si è scatenata una bufera politica dopo la diffusione di notizie di stampa secondo cui le scorte di missili a lungo raggio e intercettori sarebbero scese a livelli critici a causa del conflitto in corso. Secondo quanto riportato da Cnn, Washington avrebbe utilizzato quasi quattro quinti dei missili intercettori Thaad e circa la metà di quelli Patriot.
Il presidente Donald Trump ha risposto con forza su Truth Social, definendo "traditrici" le informazioni diffuse e minacciando lunghe pene detentive per i responsabili delle fughe di notizie, ribadendo che gli Stati Uniti possiedono enormi quantità di munizioni e che l'industria della difensa sta aumentando la produzione.
La Casa Bianca ha inoltre smentito categoricamente un articolo del Washington Post che descriveva un acceso faccia a faccia tra Trump e il Segretario alla Difesa Pete Hegseth, durante il quale il presidente avrebbe accusato il capo del Pentagono di avergli nascosto il reale stato degli arsenali, limitando così le opzioni militari contro l'Iran. La portavoce Karoline Leavitt ha definito la ricostruzione una "bufala" e ha confermato la piena fiducia del presidente in Hegseth, il quale a sua volta ha attaccato duramente i media, scrivendo su X: «Quel titolo NON è vero, Cnn.
Vergognatevi».
L'escalation nel Mar Rosso e i raid Houthi in Arabia Saudita
Il quadro regionale resta incandescente anche sul fronte yemenita, dove i ribelli Houthi, sostenuti dall'Iran, hanno intensificato le loro operazioni. Undici civili, tra cui sette sauditi e un bambino di quattro anni, sono rimasti feriti in attacchi contro il sud dell'Arabia Saudita, un bilancio che la coalizione guidata da Riyadh ha definito il più alto nel regno dopo oltre quattro anni di ostilità.
Il portavoce militare degli Houthi, Yahya Saree, ha rivendicato l'attacco con missili balistici contro la petroliera saudita "Wafa" al largo di Yanbu, nel Mar Rosso, definendola l'ottava nave colpita da quando il gruppo ha annunciato un blocco navale contro la flotta saudita, il 22 luglio. Inoltre, gli Houthi hanno lanciato un grosso attacco con droni e missili contro alcune basi dell'esercito yemenita, causando la morte di oltre trenta soldati in quello che è stato descritto come uno degli attacchi più violenti dal 2022.
Queste azioni, che mirano a colpire gli interessi sauditi e a mettere sotto pressione le rotte commerciali, testimoniano la capacità degli alleati di Teheran di allargare il conflitto su più teatri, minacciando di fatto la stabilità dell'intera regione e complicando ulteriormente le opzioni diplomatiche e militari degli Stati Uniti e dei loro partner del Golfo.
Il conflitto tra diplomazia e minacce militari
Il presidente Trump, nonostante le smentite e le minacce, ha continuato a oscillare tra l'ottimismo per una soluzione diplomatica e l'avvertimento di un "duro colpo" per l'Iran se lo Stretto di Hormuz non verrà riaperto presto, parlando di una possibile "decapitazione" della leadership di Teheran.
Da parte sua, il vicepresidente James David Vance ha difeso la gestione dei negoziati definendo il processo irregolare e complesso, mentre Teheran ha ribadito che non condurrà trattative sotto minaccia e che l'accordo con l'Oman non ha nulla a che vedere con gli Stati Uniti.
Nel frattempo, i media americani continuano a riportare cifre preoccupanti sull'esaurimento delle scorte di missili di precisione a lungo raggio, come gli Atacms, e il Pentagono avrebbe iniziato a cercare "nuove idee creative e non convenzionali" per fare pressione sull'Iran, segno di un possibile stallo strategico sul campo di battaglia.
A complicare il quadro si aggiungono le dichiarazioni del ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, che ha minacciato ritorsioni contro qualsiasi Paese assista gli Stati Uniti, mentre la Giordania ha annunciato di aver intercettato droni provenienti dall'Iran e il Bahrein è stato sotto attacco missilistico, evidenziando come l'ombra del conflitto si allunghi sempre di più sull'intero Medio Oriente.
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