Uova di Pasqua più care nonostante il crollo del cacao, il Codacons: «Rincari fino al 10%»

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Acquistare un uovo di cioccolato per le imminenti festività pasquali costerà mediamente di più rispetto allo scorso anno, un paradosso di mercato che si consuma nonostante le quotazioni della materia prima, il cacao, abbiano subito un tracollo verticale nei mercati internazionali. Secondo l’analisi condotta dal Codacons, che ha monitorato l’andamento dei listini al dettaglio della grande distribuzione e dei negozi specializzati, i ritocchi verso l’alto si attesteranno tra il 6% e il 10%, con punte che per alcune linee di prodotti industriali potrebbero superare questa forchetta. Se si considera il costo al chilogrammo, spiega l’associazione dei consumatori, un uovo di cioccolato di marca industriale può arrivare a costare anche 77 euro, laddove nel 2025 la stessa tipologia di prodotto non superava i 70 euro. Una dinamica, questa, che inevitabilmente inciderà sui budget familiari, costretti a fare i conti con un’impennata che appare scollegata dall’andamento delle materie prime.

Il motivo di questa apparente anomalia, ovvero l’aumento della finitura nonostante il costo del cacao sia in forte diminuzione, risiede nei meccanismi di approvvigionamento e nelle scorte di magazzino. Le quotazioni del cacao, che avevano toccato livelli record a fine 2024 superando i 12mila dollari alla tonnellata, si sono infatti drasticamente ridotte nei primi mesi del 2026, attestandosi attualmente intorno ai 3.300 dollari. Tuttavia, i dolci tipici pasquali che oggi troviamo sugli scaffali, spiega ancora il Codacons, sono stati prodotti utilizzando partite di cacao acquistate dalle industrie alimentari nei mesi precedenti, quando i prezzi erano ancora sensibilmente più elevati. I produttori, pertanto, devono smaltire le scorte accumulate durante il periodo delle quotazioni record, e questo meccanismo impedisce, per il momento, che il calo della materia prima si traduca in un beneficio immediato per i consumatori finali.

Colombe in lieve rialzo e il paradosso del caro-trasporti

Un discorso leggermente diverso riguarda invece le colombe, il cui aumento risulta più contenuto: per i lievitati classici si parla di un +3% rispetto al 2025, con prezzi che variano sensibilmente a seconda che si scelga un prodotto industriale, il cui costo oscilla tra i 5,40 e i 15,90 euro, o una versione artigianale. Per queste ultime, un monitoraggio specifico del settore racconta di una produzione in aumento per due artigiani su tre, con una domanda sostanzialmente stabile e prezzi che per la stragrande maggioranza degli operatori si collocano in una fascia compresa tra i 30 e i 40 euro. Un comparto, quello dei lievitati artigianali, che cerca di ritagliarsi uno spazio nonostante la brevità della stagione commerciale, concentrata in poche settimane.

A completare il quadro di una Pasqua all’insegna dei rincari ci pensano le tariffe dei trasporti. L’associazione Assoutenti ha acceso i riflettori sul cosiddetto caro-voli, analizzando i prezzi dei biglietti aerei per il ponte del 3-7 aprile. I risultati del monitoraggio, effettuato a tre settimane dalla partenza, dipingono uno scenario in cui spostarsi dal Nord al Sud Italia diventa un esborso notevole. Sulla tratta Genova-Catania, ad esempio, la spesa minima arriva a superare i 400 euro tra andata e ritorno, mentre per volare da Milano a Crotone si parte da 343 euro e da Roma a Reggio Calabria da 324 euro. Tariffe, queste, che non includono solitamente servizi accessori come il bagaglio a mano, e che secondo l’associazione sono destinate a un ulteriore incremento con l’avvicinarsi delle festività a causa della maggiore domanda. Non va meglio per chi sceglie il treno: un viaggio di sola andata sull’alta velocità il 3 aprile, se acquistato oggi, costa almeno 175 euro da Milano a Reggio Calabria con Italo, o 120 euro da Milano a Lecce con Trenitalia.

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