Nasce il laboratorio “centrista” per ribaltoni, truccato da presidio della libertà di stampa

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La libertà di stampa c’entra come i cavoli a merenda. Dietro il tentativo di linciaggio di Marco Bucci, c’è solo il velleitario tentativo di ribaltare il risultato elettorale che lo ha portato alla vittoria come successore di Giovanni Toti. E proprio Toti e gli eletti in Regione nella sua lista sono ora al centro delle voci che accreditano la tesi del complotto contro Bucci. Ma procediamo con ordine. Quella che potrebbe apparire come una disputa tra un governatore e un direttore di testata, un battibecco fatto di conferenze stampa e comunicati ufficiali, cela in realtà dinamiche più articolate e, verosimilmente, manovre di palazzo che poco hanno a che vedere con la reale tutela del pluralismo dell’informazione. L’accusa mossa a Bucci, quella di aver tentato di condizionare la linea editoriale del Secolo XIX attraverso un dossieraggio mirato nei confronti di alcuni giornalisti, si scontra con una ricostruzione dei fatti che appare, quantomeno, parziale e funzionale a un disegno politico ben preciso. Non si tratta, e questo è il punto nodale, di difendere il sacrosanto diritto di cronaca, bensì di utilizzare la sua bandiera per mascherare un’operazione ben più concreta: logorare un presidente di regione eletto da pochi mesi, indebolirlo agli occhi dell’opinione pubblica e, chissà, preparare il terreno per un’iniziativa giudiziaria o politica che possa portare a una sua defenestrazione.

Il direttore Michele Brambilla, dopo aver reso pubbliche alcune chat private intercorse con il governatore, ha alzato il tiro sostenendo l’esistenza di un vero e proprio vademecum, un documento intitolato “Risposta del governatore Bucci” che sarebbe stato recapitato nelle mani dell’editore Pier Francesco Vago, il braccio destro di Gianluigi Aponte, patron del gruppo Msc che controlla la testata. In quel file, secondo la ricostruzione del direttore, non ci sarebbero semplici riflessioni o scambi di opinione, cosa che rientrerebbe nella normale dialettica tra istituzioni e stampa, bensì una scaletta precisa di articoli da pubblicare durante la campagna elettorale delle comunali, quella che vedeva contrapposti Pietro Piciocchi e Silvia Salis. Un’ingerenza pesante, se confermata, che travalicherebbe il confine della segnalazione per entrare in quello della pressione indebita. Bucci, dal canto suo, ha sempre respinto le accuse con fermezza, parlando di un “grande equivoco” e ricordando come i rapporti con Brambilla, almeno inizialmente, fossero improntati a una certa cordialità e a una reciproca disponibilità al confronto, tanto da autorizzare pubblicamente il giornalista a divulgare l’intera sequenza dei loro messaggi. Il governatore, anzi, ha rilanciato: se Brambilla vuole chiarezza, si pubblichino tutte le chat, non solo quelle favorevoli alla sua tesi. E su quel famigerato vademecum, Bucci è stato netto: non è roba sua, non è stato il suo staff a confezionarlo, e se è intitolato “Risposta” significa che qualcuno gli aveva fatto una richiesta, non che lui abbia preso l’iniziativa.

A complicare ulteriormente un quadro già di per sé intricato, e a rafforzare l’ipotesi che si tratti di una regia più ampia del semplice scontro tra un politico e un giornalista, è la tempistica e la matrice di certe uscite. Il portavoce di Bucci, Federico Casabella, ha riconosciuto all’Ordine dei Giornalisti che alcuni dossier, quelli che lui preferisce definire “rassegne stampa”, sono stati effettivamente elaborati dal suo ufficio. Un’attività, questa, che rientrerebbe nella fisiologia del lavoro di comunicazione di un ente pubblico: monitorare ciò che si scrive, segnalare eventuali inesattezze o fornire una contro-narrativa. Ma l’elemento che fa scattare la scintilla del sospetto è un altro: la pubblicazione a mezzo stampa di alcuni di questi documenti, una fuga di notizie che ha tutta l’aria di essere pilotata per gettare ombre sul presidente. E qui torniamo al punto di partenza: il vero obiettivo non è la libertà di stampa, ma il presidente della Regione. Che in questa partita, e non è un dettaglio da poco, può contare sull’appoggio di una parte politica, quella di Giovanni Toti e dei suoi, che di colpi di mano e ribaltoni ne ha visti e, talvolta, subiti tanti. L’ipotesi che circola nei corridoi della politica genovese è che qualche “centrista” o qualche deluso della prima ora stia cercando di ricompattarsi usando la clava della moralità contro Bucci, tentando di riaprire una partita che le urne, solo pochi mesi fa, avevano invece chiuso consegnandogli la guida della Liguria. La sensazione, insomma, è che sotto il mantello nobile della difesa del pluralismo si nasconda la solita, vecchia, voglia di ribaltare il verdetto popolare.

Il giallo del file e la querelle sulle chat

Nel merito delle contestazioni, la discussione si è trasformata in un braccio di ferro basato su prove documentali e interpretazioni opposte. Brambilla insiste: quel file, “Risposta del governatore Bucci”, inviato all’editore il 12 maggio 2025 alle 16:02:08, è la pistola fumante. E per dimostrare la correlazione tra i dossier dello staff di Bucci e le presunte pressioni, il direttore ha sottolineato come quel documento sia stato trasmesso in allegato insieme a un altro file, un dossier di cinque pagine che lo stesso Casabella ha ammesso essere stato preparato dal suo ufficio. La concomitanza temporale, quei famosi diciannove secondi di differenza tra un invio e l’altro, per Brambilla è la prova che si tratta di un’unica, coordinata, operazione. Bucci ribatte secco: l’intestazione “Risposta” dimostra che si rispondeva a una sollecitazione, non che si impartivano ordini. Chi ha chiesto quella risposta? Forse lo stesso editore? Forse qualcuno che voleva mettere nero su bianco un confronto? Domande che, al momento, restano senza risposta e che solo un’indagine della magistratura, che ha già aperto un fascicolo, potrà chiarire. In questo botta e risposta fatto di conferenze stampa e interviste, quel che emerge con chiarezza è la volontà di non lasciare spazio a fraintendimenti: Bucci ha già preannunciato una contro-querela, mentre Brambilla, forte delle chat in suo possesso, si dice pronto a portare tutto in Procura. Una guerra legale che, al di là dell’esito giudiziario, ha già prodotto il suo effetto principale: minare la credibilità del governatore a livello nazionale, offrendo il fianco alle opposizioni che, come Angelo Bonelli di Avs, chiedono a gran voce le sue dimissioni per quello che definiscono “uno scandalo politico e morale”. Uno stillicidio quotidiano che, al netto delle ragioni dell’uno e dell’altro, sta di fatto riaprendo una ferita nel centrodestra ligure, quella lasciata dall’inchiesta che portò alle dimissioni di Toti, e che qualcuno, evidentemente, ha tutto l’interesse a non far rimarginare.

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