La procura di Genova apre un fascicolo sui presunti dossier di Bucci contro il Secolo XIX, mentre le opposizioni chiedono al governatore di riferire in aula
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Redazione Interno
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Il caso delle presunte pressioni esercitate dallo staff del presidente della Regione Liguria, Marco Bucci, nei confronti del quotidiano Il Secolo XIX e del suo direttore, Michele Brambilla, approda in procura e si prepara a varcare la soglia del consiglio regionale. L’accusa, mossa dal direttore Brambilla e da lui stesso ribadita con forza nelle ultime ore, è quella di un’attività di dossieraggio portata avanti per mesi dall’ufficio stampa della Regione; un’attività che avrebbe avuto lo scopo di monitorare e criticare l’operato dei giornalisti della testata, rei, agli occhi del governatore, di favorire il centrosinistra e la sindaca di Genova Silvia Salis. La risposta di Bucci non si è fatta attendere e, nel corso di una conferenza stampa convocata per fronteggiare la bufera, ha respinto con decisione ogni addebito, parlando di un «grande equivoco» e negando recisamente l’esistenza di qualsiasi dossier, definendo piuttosto il materiale incriminato come semplici rassegne stampa interne.
La replica di Michele Brambilla è stata, però, immediata e corredata da quella che lui stesso definisce una prova documentale. Secondo la ricostruzione del direttore, Bucci avrebbe mentito quando ha dichiarato di non aver mai inviato quei fascicoli all’editore del giornale, Pier Francesco Vago, uomo di fiducia del gruppo Msc. Brambilla afferma di essere in possesso di chat e messaggi che dimostrerebbero il contrario: i dossier, che contenevano estrapolazioni di articoli e commenti fortemente critici sul lavoro della redazione, sarebbero stati regolarmente inviati all’editore, il quale li avrebbe poi girati al direttore per conoscenza, senza mai esercitare pressioni o mettere in discussione la sua autonomia. È su questa base che il direttore del Secolo XIX ha già sporto querela, una querela che, alla luce delle dichiarazioni rese dallo staff di Bucci, potrebbe trasformarsi in un’accusa per diffamazione a mezzo stampa.
Lo scontro sulle chat e l’apertura di un fascicolo in procura
Nel tentativo di spegnere le polemiche, il governatore ha spiegato che i contatti con Brambilla erano da considerarsi confidenziali, frutto di un rapporto di collaborazione che, a suo dire, sarebbe stato concordato sin dall’arrivo del direttore a Genova. «Non sono Mussolini», ha dichiarato Bucci, respingendo l’idea di voler dettare una linea politica al quotidiano e affermando che, come qualsiasi cittadino, avrebbe il diritto di esprimere il proprio dissenso su un articolo. Il suo portavoce, Federico Casabella, ha aggiunto che l’ufficio stampa si limita a svolgere un lavoro di analisi e commento della rassegna stampa, un’attività che rientrerebbe nei normali rapporti tra istituzioni e testate giornalistiche. Una versione, questa, che non ha convinto affatto Brambilla, il quale ribadisce che le sue rimostranze nei confronti di quelle che definisce «pressioni pretestuose» risalgono a molto tempo prima e che, anzi, in più di un’occasione avrebbe chiesto a Bucci di desistere, arrivando a paragonare quei metodi a quelli «delle dittature sudamericane».
La gravità della vicenda ha intanto spinto la Procura di Genova ad aprire un fascicolo di inchiesta, al momento contro ignoti, per fare luce sulla sussistenza di ipotesi di reato che potrebbero spaziare dal peculato alla diffamazione. L’indagine, partita sulla base dell’esposto presentato da Brambilla, andrà a verificare non solo la natura dei documenti preparati dallo staff regionale, ma anche l’utilizzo di risorse pubbliche per finalità che, stando all’accusa, sarebbero state prettamente politiche e personali del governatore. A complicare ulteriormente il quadro, l’Ordine dei Giornalisti della Liguria, che da mesi aveva avviato un’istruttoria sulla vicenda dopo aver sentito sia i vertici della comunicazione di Bucci sia lo stesso Brambilla, il quale rischiava inizialmente un procedimento disciplinare basato proprio sulle dichiarazioni dello staff del presidente.
L’opposizione chiede chiarezza: mozione o sfiducia
Mentre la macchina giudiziaria inizia a muovere i primi passi, la politica regionale si prepara allo scontro in aula. I gruppi di opposizione in consiglio regionale – dal Pd a Avs, passando per il M5S e la Lista Orlando – hanno scritto una lettera al presidente dell’assemblea, Stefano Balleari, per chiedere un’informativa urgente di Marco Bucci. La richiesta, che verrà formalizzata nella seduta prevista per martedì 17 marzo, punta a fare chiarezza su «meccanismi di dossieraggio» che, se confermati, minerebbero il principio della libera informazione. I capigruppo di opposizione, Armando Sanna, Selena Candia, Gianni Pastorino e Stefano Giordano, hanno parlato di un «passaggio istituzionale non rinviabile», sottolineando come la libertà di stampa non possa essere oggetto di controllo o delegittimazione da parte delle istituzioni. E, in attesa di conoscere la versione del governatore, non escludono di ricorrere a strumenti più incisivi, come la presentazione di una mozione di sfiducia qualora emergessero responsabilità dirette.
A gettare benzina sul fuoco ci ha pensato anche la sindaca di Genova, Silvia Salis, chiamata in causa indirettamente dalla vicenda. Pur mantenendo un atteggiamento prudente, la prima cittadina ha espresso solidarietà ai giornalisti del Secolo XIX e sollevato interrogativi precisi: «Cosa porta un presidente di Regione a mandare dei vademecum all’editore di un giornale? Cosa lo fa sentire in diritto di incidere sulla linea di una testata durante una campagna elettorale e anche dopo?». Salis, pur riconoscendo che le pressioni sono all’ordine del giorno nella vita pubblica, ha rivendicato la necessità per un amministratore di saper tutelare l’interesse pubblico senza trasformare quelle pressioni in azioni di governo. Il suo nome, peraltro, ricorre frequentemente nei dossier preparati dallo staff di Bucci, dove l’attenzione del giornale nei suoi confronti veniva interpretata come una prova del presunto partito preso a sinistra.




