Prato, ricatti e revenge porn al candidato di Fratelli d’Italia Tommaso Cocci

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Redazione Interno Redazione Interno   -   È una vicenda dai contorni oscuri, intrecciata a doppio filo con la vita privata e le frequentazioni associative di un politico, quella che vede protagonista Tommaso Cocci, l’avvocato 34enne candidato alle prossime regionali con Fratelli d’Italia. L’inchiesta, delicatissima, è seguita in prima persona dal procuratore capo Luca Tescaroli e ruota attorno a due plichi anonimi, recapitati a fine gennaio e poi ad aprile, contenenti materiale esplicito e minacce di revenge porn rivolte all’ex capogruppo comunale del partito. Quelle missive, il cui contenuto è stato fatto circolare persino ai vertici nazionali di FdI, hanno dato il via a un’indagine per ricatto a luci rosse che sta portando gli inquirenti ad esplorare ambienti insoliti.

Le accuse anonime, che Cocci respinge con forza definendosi “sereno”, si articolano su tre assunti principali: l’organizzazione di “festini”, l’uso di droghe e l’affiliazione massonica. Proprio su quest’ultimo punto, l’avvocato ha ammesso la sua appartenenza alla loggia del Sagittario di Prato-valle del Bisenzio, una diramazione della Gran loggia Alam, già finita nel mirino della giustizia in un’inchiesta per corruzione che coinvolse l’ex sindaca Pd Ilaria Bugetti e l’imprenditore Riccardo Matteini Bresci, maestro della loggia fino al 2020. Un retroscena che complica non poco il quadro generale.

La procura, nel corso delle sue indagini, ha formalmente richiesto al prefetto Claudio Sammartino, commissario straordinario del comune, la documentazione completa relativa a una specifica mozione presentata in consiglio comunale lo scorso 17 gennaio, quella sui test antidroga periodici per il sindaco, gli assessori e tutti i consiglieri. Una richiesta che dimostra come gli investigatori stiano seguendo ogni pista, compresa quella che lega la vicenda personale di Cocci all’agone politico-amministrativo locale.

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